Anno III              n.25                     Agosto 2011

La biblioteca di un uomo è una specie di harem (Ralph Waldo Emerson)                                                     Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il vaso di Pandora

 

 

Omicidi e rapimenti  

 in un giallo napoletano

 di Jessica Ingrami

Un commissario e un ispettore   

 alle prese con solitudini e assenze

 in un romanzo Dario Flaccovio

 

 

 

 

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Vorrebbe essere un giallo, l’ultimo libro di Patrizia Rinaldi, Blanca (Dario Flaccovio Editore, pp. 208, € 14,00). In realtà, la trama poliziesca è solo lo sfondo sul quale si animano le vicissitudini dei personaggi, soprattutto quelli femminili. Il commissario Martusciello e l’ispettore Liguori si trovano a indagare su tre casi di scomparsa e un omicidio. Blanca, soprintendente ipovedente esperta di decodifica e di intercettazioni, li aiuterà nella ricerca, affidandosi più alla sua spiccata percezione che alle tecnologie a disposizione. Un romanzo che accompagna il lettore tra le diverse realtà di Napoli: da Posillipo ai 600 alloggi, dal Corso al Casale, dai sobborghi industriali ai palazzi antichi.

 

Una trama sottile, talmente semplice che potrebbe essere sviluppata in cento pagine, ma utile per far emergere i personaggi e le loro inclinazioni, i loro guai e le loro paure. Infatti, quelle che si incontrano e si scontrano nel libro della Rinaldi sono storie di solitudini mai espresse, tenute dentro e vissute senza panacea. Sono storie di “assenze”, d’amore, di fiducia, di confidenza, di controllo. Sono storie che si risolvono tutte nello stesso modo: con la violenza, fisica o psicologica, verso altri o verso se stessi. Il viaggio che l’autrice intende farci fare è non tanto quello che si districa tra indizi e tracce, ma piuttosto quello che si immerge nelle contraddizioni e nelle sfumature dell’universo femminile in particolare.

 

Il personaggio di Blanca è il trait d’union del romanzo, colei che per lavoro e sensibilità coglie i pensieri inespressi di Martusciello e Liguori, di Carmèn e Ninì, di Donna Cettina e di Vittorio, di Marchòv e Carità. Ma, nonostante il libro porti il suo nome, non è lei la sola protagonista: lo sono tutti, anche quelli che non si lasciano avvicinare troppo, perché ognuno di loro fa emergere molteplici temi e svariate riflessioni sulla vita, l’amore, la paternità, il senso di colpa, il dovere.

 

Martusciello e Liguori, divisi tra famiglia e commissariato, non hanno un posto che possano chiamare “casa” e sono direttamente legati alla figura femminile con cui dividono le giornate: Santina, moglie del primo, si è rassegnata alla fine della propria vita e del proprio matrimonio nel momento in cui la figlia Giulia è diventata indipendente; Marinella, introversa e sfuggente, ha una relazione che interrompe e riprende con Liguori, tenendolo sempre a cauta distanza.

 

Margherita e Donna Cettina, entrambe mogli di uomini che non sanno e non vogliono difenderle; entrambe madri che vivono la sottrazione immotivata di un figlio, diventando l’emblema di un equilibrio spezzato che non recupereranno; entrambe legate dall’amore per Vittorio, amante della prima e figlio della seconda. Donne protagoniste che, come scrive la Rinaldi, «vivono le nuove urgenze dettate dal momento storico, come il riconoscimento sociale e l’indipendenza che spesso porta alla solitudine di affetti; ma che, allo stesso tempo, sono donne del sud e di esso conservano il passato, quello primitivo di lacerazioni di parti, di pane e coraggio».

 

Gli uomini sono sempre più relegati al margine di rapporti unici ed esclusivi, si sentono inadatti a quei legami elitari che esistono tra madre e figlio. Impreparati e impacciati ad affrontare le complessità di una confidenza nata ancora prima di sentire il vagito: lo dimostra Peppino Carità che chiede consiglio al commissario su come affrontare la gravidanza di Assunta e il fatto che la piccola possa nascere con una malformazione. Uomini forti e rudi, fino a quando si affrontano tra loro; deboli e sentimentali, quando si trovano a doversi confrontare con i delicati e impercettibili equilibri del sesso opposto.

 

L’autrice, con le sue frasi brevi e metaforiche, lancia appigli al lettore e lascia a lui la responsabilità dell’interpretazione. Far comprendere quanto sia profonda la solitudine di Martusciello, devastante il dolore di Margherita o pericoloso Gianni e morboso Marchòv, non è compito della Rinaldi. L’autrice suggerisce sottovoce e addita da lontano, quasi per far immedesimare il lettore nella candida cecità di Blanca: una realtà ovattata fatta di sensazioni, leggere inclinazioni della voce, silenzi che parlano e mani usate come sguardi amorevoli.

 

Il dolore è il sentimento predominante nelle storie che si intrecciano, trapela dalle pagine e culmina in un dialogo tra Blanca e Ninì, la figlia sottratta a Margherita: «Più tardi [Blanca, Ndr] andò in cucina, accompagnata da Ninì, a preparare da mangiare con cura di madre. Ninì apparecchiò in silenzio, poi guardò fuori: “Quanto dura il dolore?”

Blanca le cercò le mani, le fece correre le dita sui polsi, riconobbe il lieve rilievo delle vene. Spostò i polpastrelli verso le unghie corte dal bordo ruvido. Sulle mani profumo di glicine. “Finché non sei stanca di farlo durare”».

 

Il romanzo si concentra sui drammi personali dei protagonisti, forte di una trama molto semplice che ben si presta ad essere messa in secondo piano, nascosta e rivelata ad intermittenza, ed è arricchito, in particolare, da interessanti e pittoresche similitudini.

 

Jessica Ingrami

 

(www.excursus.org, anno III, n. 25, agosto 2011)

 

 

                 

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

Alessia Abrami, Marta Altieri, Linda Basile, Silvia Caristi, Maria Ficarra, Annalice Furfari,

Marco Gatto, Serena Intelisano, Roberto La Fauci, Giuseppe Licandro, Carmine Zaccaro

 

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