Anno II              n.17                     Dicembre 2010

La biblioteca di un uomo è una specie di harem (Ralph Waldo Emerson)                                                     Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il vaso di Pandora

 

 

Volti e ritratti di cittadini

perbene e controcorrente

 di Jessica Ingrami

Storie di coraggio e resistenza,   

 forse dimenticate, raccontate

 in un saggio pubblicato da Effepi

 

 

 

 

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Il nuovo libro di Francesco Moroni L’Italia che resiste. Storie e ritratti di cittadini controcorrente (Prefazione di Loris Mazzetti, Effepi Libri, pp. 172, € 12,00) racchiude le testimonianze di grandi italiani del nostro tempo: nomi noti e meno noti che con la loro arte e i loro princìpi hanno combattuto e lottato contro il conformismo imperante e le più deviate consuetudini. Sono magistrati, giornalisti, artisti, politici, sportivi, testimoni di giustizia, esponenti della società civile – come riporta l’Introduzione al volume – che hanno quotidianamente misurato l’abissale distanza tra il proprio lavoro e le prassi consolidate nei rispettivi contesti ambientali e che spesso hanno dovuto veleggiare contro vento, sfidando convenzioni sociali, pigrizie intellettuali, muri di gomma, veleni politici, riuscendo sempre a tenere ferma la barra sulla desueta rotta dell’umanità e dell’etica.

 

La ricerca e il trionfo della verità, il potere delle parole per dare voce agli invisibili, la forza degli ideali per spezzare le assurde logiche della guerra e della malavita. Sono questi, tra gli altri, i temi di questo piccolo e importante volume in cui storie private di persone normali si fondono con i grandi dilemmi di sempre. Il tutto per ricordarci che molte delle conquiste, morali e istituzionali, ottenute negli anni, le dobbiamo a uomini e donne con una vita quasi mai illuminata dai riflettori, ma con uno spirito forte e combattivo dedito all’onestà e al rispetto.

 

Tra le pagine spiccano nomi come Pier Paolo Pasolini, Nanni Moretti, l’attualissimo Marco Travaglio e l’ex calciatore Gaetano Scirea, arso vivo in un incidente stradale nel 1979 in Polonia e grande esempio di correttezza umana e sportiva, nonché di umiltà e senso dell’onore.

Compare anche Fabrizio De André, definito dall’autore “il cantore degli ultimi” perché è proprio grazie alla sua arte che puttane, transessuali, suicidi e altre categorie da sempre emarginate e ghettizzate hanno riacquistato un barlume di dignità: «Se tu penserai, se giudicherai / da buon borghese / li condannerai a cinquemila anni, più le spese / ma se capirai, se li cercherai / fino in fondo / se non sono gigli / sono pur sempre figli / vittime di questo mondo».

 

Interessanti e ammirevoli i capitoli dedicati a chi ha speso la propria vita, il proprio tempo e ogni sua risorsa per il paese natio, remando contro l’illegalità delle cosche malavitose e dei più ingarbugliati affari, come Don Luigi Ciotti o Piercamillo Davigo, il quale fece parte del pool di Mani Pulite insieme a Gherardo Colombo. E furono proprio le coraggiose inchieste e collaborazioni di quest’ultimo che contribuirono alla scoperta della Loggia P2 e del delitto Giorgio Ambrosoli.

 

Teresa Cordopatri è una donna che lotta contro il potere mafioso. I suoi millecinquecento ulivi nella piana di Gioia Tauro, in provincia di Reggio Calabria, ereditati dalla famiglia, sono stati tenuti sotto sequestro dalla mafia per trent’anni. Un periodo costellato di violenze e minacce, culminate nel luglio 1991 con l’efferato assassinio del fratello per mano di un killer della mafia. A quel punto la lotta per la libertà, per l'affermazione della legalità e contro l'indifferenza dello Stato diventano l’unica ragione di vita di Teresa che trovò il coraggio di denunciare gli assassini e combattere la malavita.

 

Una vicenda importante per il nostro paese è stata sicuramente quella di Eluana Englaro e di Beppino, suo padre, che lottò con tutte le sue forze per lasciarla andare e donarle, finalmente, quella pace che ancora non aveva: «Come il Dio di Elie Wiesel appeso a una forca di Auschwitz – scrive Moroni – così le vite di un padre e una figlia sono rimaste inchiodate per diciassette anni a un crocefisso laico di tubi e cuscini, sospeso nel limbo dell’ignavia istituzionale». Moroni ha definito Beppino Englaro un “eroe civile” che, con ostinazione, «ha lottato a viso aperto nelle istituzioni, trasformando il suo dolore privato in una battaglia pubblica sostenuta per riconoscere e ampliare i diritti di tutti».

 

Tra gli altri personaggi citati anche Daria Bonfietti, che si batte da anni per la verità sul caso della tragedia di Ustica nella quale perse la vita il fratello Alberto, ed Enrico Calamai, diplomatico italiano che negli anni ’70 riuscì a mettere in salvo e a far espatriare centinaia di oppositori politici del regime argentino, evitando loro di diventare “desaparecidos”. Questi “eroi” dai nomi sconosciuti fronteggiano ogni giorno l’indifferenza altrui ma soprattutto quella di uno Stato che non li tutela.

 

Il libro di Moroni non vuole semplicemente ricordare nomi importanti sporadicamente comparsi sui giornali, ma piuttosto raccogliere e comporre un mosaico di nobili intenzioni e gesti coraggiosi. Un mosaico che serva da esempio, che celebri nel senso più alto del termine il sacrificio e la rinuncia di persone che spesso non sono state comprese ma che hanno fatto del bene a ognuno di noi. Uomini e donne che non si sono chiesti che fine avrebbero fatto, se avrebbero vinto loro o gli altri, se l’opinione pubblica li avrebbe sostenuti o se, invece, li avrebbe umiliati con il lancio di pomodori: sono semplicemente scesi in battaglia sguainando principi e verità che noi – l’Italia – dovevamo conoscere, ad ogni costo.

 

Ecco, forse questo libro è anche un modo per ringraziarli di essere come sono, anche se spesso ce ne dimentichiamo. Dovremmo, invece, imparare che è dalle piccole cose che si creano le rivoluzioni e, soprattutto, i progressi. Dovremmo, probabilmente, smettere di lamentarci della vita, della società o della politica e rimboccarci le maniche per cercare, seppur nel nostro piccolo, di cambiare quello che non ci piace. Proprio come Moroni ci ha rammentato, già altri prima di noi l’hanno fatto. Quello che hanno ottenuto, se non sono veri e propri risultati, sono, perlomeno, dubbi instillati nelle coscienze dei più sensibili. Da qui parte anche un incoraggiamento a chi vorrebbe ripulirsi dalla melma di una democrazia fatta a pezzi e ribellarsi alle ingiustizie, piccole o grandi che siano.

 

Jessica Ingrami

 

(www.excursus.org, anno II, n. 17, dicembre 2010)

 

        

                 

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

Linda Basile, Massimiliano Borelli, Silvia Caristi, Maria Ficarra, Annalice Furfari,

Marco Gatto, Serena Intelisano, Roberto La Fauci, Giuseppe Licandro

 

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