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Il nuovo libro di
Francesco Moroni L’Italia che resiste. Storie e
ritratti di cittadini controcorrente
(Prefazione di Loris Mazzetti, Effepi Libri,
pp. 172, € 12,00) racchiude le testimonianze di
grandi italiani del nostro tempo: nomi noti e meno
noti che con la loro arte e i loro princìpi hanno
combattuto e lottato contro il conformismo imperante
e le più deviate consuetudini. Sono magistrati,
giornalisti, artisti, politici, sportivi, testimoni
di giustizia, esponenti della società civile – come
riporta l’Introduzione al volume – che hanno
quotidianamente misurato l’abissale distanza tra il
proprio lavoro e le prassi consolidate nei
rispettivi contesti ambientali e che spesso hanno
dovuto veleggiare contro vento, sfidando convenzioni
sociali, pigrizie intellettuali, muri di gomma,
veleni politici, riuscendo sempre a tenere ferma la
barra sulla desueta rotta dell’umanità e dell’etica.
La ricerca e il
trionfo della verità, il potere delle parole per
dare voce agli invisibili, la forza degli ideali per
spezzare le assurde logiche della guerra e della
malavita. Sono questi, tra gli altri, i temi di
questo piccolo e importante volume in cui storie
private di persone normali si fondono con i grandi
dilemmi di sempre. Il tutto per ricordarci che molte
delle conquiste, morali e istituzionali, ottenute
negli anni, le dobbiamo a uomini e donne con una
vita quasi mai illuminata dai riflettori, ma con uno
spirito forte e combattivo dedito all’onestà e al
rispetto.
Tra le pagine
spiccano nomi come Pier Paolo Pasolini, Nanni
Moretti, l’attualissimo Marco Travaglio e l’ex
calciatore Gaetano Scirea, arso vivo in un incidente
stradale nel 1979 in Polonia e grande esempio di
correttezza umana e sportiva, nonché di umiltà e
senso dell’onore.
Compare anche
Fabrizio De André, definito dall’autore “il cantore
degli ultimi” perché è proprio grazie alla sua arte
che puttane, transessuali, suicidi e altre categorie
da sempre emarginate e ghettizzate hanno
riacquistato un barlume di dignità: «Se tu penserai,
se giudicherai / da buon borghese / li condannerai a
cinquemila anni, più le spese / ma se capirai, se li
cercherai / fino in fondo / se non sono gigli / sono
pur sempre figli / vittime di questo mondo».
Interessanti e
ammirevoli i capitoli dedicati a chi ha speso la
propria vita, il proprio tempo e ogni sua risorsa
per il paese natio, remando contro l’illegalità
delle cosche malavitose e dei più ingarbugliati
affari, come Don Luigi Ciotti o Piercamillo Davigo,
il quale fece parte del pool di Mani Pulite insieme
a Gherardo Colombo. E furono proprio le coraggiose
inchieste e collaborazioni di quest’ultimo che
contribuirono alla scoperta della Loggia P2 e del
delitto Giorgio Ambrosoli.
Teresa Cordopatri è
una donna che lotta contro il potere mafioso. I suoi
millecinquecento ulivi nella piana di Gioia Tauro,
in provincia di Reggio Calabria, ereditati dalla
famiglia, sono stati tenuti sotto sequestro dalla
mafia per trent’anni. Un periodo costellato di
violenze e minacce, culminate nel luglio 1991 con
l’efferato assassinio del fratello per mano di un
killer della mafia. A quel punto la lotta per la
libertà, per l'affermazione della legalità e contro
l'indifferenza dello Stato diventano l’unica ragione
di vita di Teresa che trovò il coraggio di
denunciare gli assassini e combattere la malavita.
Una vicenda
importante per il nostro paese è stata sicuramente
quella di Eluana Englaro e di Beppino, suo padre,
che lottò con tutte le sue forze per lasciarla
andare e donarle, finalmente, quella pace che ancora
non aveva: «Come il Dio di Elie Wiesel appeso a una
forca di Auschwitz – scrive Moroni – così le vite di
un padre e una figlia sono rimaste inchiodate per
diciassette anni a un crocefisso laico di tubi e
cuscini, sospeso nel limbo dell’ignavia
istituzionale». Moroni ha definito Beppino Englaro
un “eroe civile” che, con ostinazione, «ha lottato a
viso aperto nelle istituzioni, trasformando il suo
dolore privato in una battaglia pubblica sostenuta
per riconoscere e ampliare i diritti di tutti».
Tra gli altri
personaggi citati anche Daria Bonfietti,
che si batte da anni per la verità sul caso della
tragedia di
Ustica nella
quale perse la vita il fratello Alberto, ed Enrico
Calamai, diplomatico italiano che negli anni ’70
riuscì a mettere in salvo e a far espatriare
centinaia di oppositori politici del regime
argentino, evitando loro di diventare “desaparecidos”.
Questi “eroi” dai nomi sconosciuti fronteggiano ogni
giorno l’indifferenza altrui ma soprattutto quella
di uno Stato che non li tutela.
Il libro di Moroni
non vuole semplicemente ricordare nomi importanti
sporadicamente comparsi sui giornali, ma piuttosto
raccogliere e comporre un mosaico di nobili
intenzioni e gesti coraggiosi. Un mosaico che serva
da esempio, che celebri nel senso più alto del
termine il sacrificio e la rinuncia di persone che
spesso non sono state comprese ma che hanno fatto
del bene a ognuno di noi. Uomini e donne che non si
sono chiesti che fine avrebbero fatto, se avrebbero
vinto loro o gli altri, se l’opinione pubblica li
avrebbe sostenuti o se, invece, li avrebbe umiliati
con il lancio di pomodori: sono semplicemente scesi
in battaglia sguainando principi e verità che noi –
l’Italia – dovevamo conoscere, ad ogni costo.
Ecco, forse questo
libro è anche un modo per ringraziarli di essere
come sono, anche se spesso ce ne dimentichiamo.
Dovremmo, invece, imparare che è dalle piccole cose
che si creano le rivoluzioni e, soprattutto, i
progressi. Dovremmo, probabilmente, smettere di
lamentarci della vita, della società o della
politica e rimboccarci le maniche per cercare,
seppur nel nostro piccolo, di cambiare quello che
non ci piace. Proprio come Moroni ci ha rammentato,
già altri prima di noi l’hanno fatto. Quello che
hanno ottenuto, se non sono veri e propri risultati,
sono, perlomeno, dubbi instillati nelle coscienze
dei più sensibili. Da qui parte anche un
incoraggiamento a chi vorrebbe ripulirsi dalla melma
di una democrazia fatta a pezzi e ribellarsi alle
ingiustizie, piccole o grandi che siano.
Jessica Ingrami
(www.excursus.org,
anno II, n. 17, dicembre 2010)
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