Anno IV              n.31                     Febbraio 2012

La biblioteca di un uomo è una specie di harem (Ralph Waldo Emerson)                                                     Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il vaso di Pandora

 

 

"Vissero felici e contenti":  

 però, nella realtà, è così?

 di Roberta Gugliandolo

In un romanzo edito da Laruffa   

 un ragazzo ritrova la via di casa,

 ma perde il suo grande amore

 

 

 

 

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L’altra metà del cuore (Laruffa Editore, pp. 178, € 10,00) è la storia di un ragazzo di nome Manuel, che lascia troppo presto la casa di suo padre, a causa di un litigio con lui, ritrovandosi a vivere nella cosmopolita Roma. Si tratta del romanzo d’esordio dello scrittore Achille De Francia, il quale calca la trama del libro con un stile lineare e con un linguaggio semplice.

 

La narrazione avviene in prima persona, e il protagonista si presenta fin dalle righe iniziali, rivolgendosi “sibillinamente” al lettore, anticipandogli che racconterà la sua vicenda, in una geniale mescolanza tra il genere dell’epistola e quello del diario. Manuel è un giovane dall’infanzia difficile dovuta al tormentoso rapporto con il padre, che non ama studiare; infatti si è diplomato grazie alle “conoscenze” del papà nel paese dove vivono, Cetara, causando in questo modo la vergogna dei genitori.

 

Il vero e proprio distacco con la famiglia avviene quando Manuel ha diciotto anni; dopo l’ennesimo litigio, colpisce il padre e decide di trasferirsi in un’altra città. A Roma, dove il protagonista condivide un appartamento con il suo migliore amico, che diventa, per lui, l’unico punto di riferimento e l’unico accenno di famiglia che gli resta, fino al fatidico giorno.

 

Una sera Manuel incontra, per caso, Laura, che colpisce immediatamente la sua psiche, stravolgendogli la vita per sempre.«Era una ragazza bionda, di carnagione chiara, un volto talmente grazioso che somigliava ad una bambola, e due occhi così grandi e profondi che avrebbero ispirato fiducia a qualsiasi persona». Tra i due nasce un intenso e profondo rapporto, ma le ombre e i tormenti di entrambi faranno leva sulle loro differenze, separandoli definitivamente.

 

L’originalità del tema sta proprio nell’attenzione realistica con cui vengono esposti i sentimenti. Siamo abituati al “vissero felice e contenti” di ogni storia d’amore narrata nelle fiabe, ma quando ci sono in gioco i veri sentimenti, molto spesso, non basta lottare per quello che si ama, ma bisogna rinunciarvi. Seppur lontani, l’altra metà del cuore di Manuel sarà sempre Laura, la ragazza riflessiva, la sola in grado di fargli capire dove ha sbagliato, di far ritornare il protagonista sui propri passi, dai propri genitori, nel proprio paese d’origine. Qui Manuel, accolto dai propri familiari, verrà assalito da una tempesta di ricordi riguardanti la propria infanzia, pentendosi di essersi creato una vita così lontana dalla sua “casa”.

 

Per questo motivo, possiamo considerare il libro come un romanzo di formazione, dove il protagonista compie una maturazione attraverso il districarsi di varie vicende. Lo scapestrato ragazzino di un paesino del Salento, cede il passo ad uomo, il giovane che odiava lo studio, diventa professore di greco nella scuola della propria città. Si può considerare questo sviluppo del carattere del protagonista, come una sorta di riscatto dei ragazzi spregiudicati dei tempi moderni. Ciò viene spiegato, in maniera esaustiva, dallo stesso autore in un’intervista in onda su InquietoTV, in cui fa riferimento al fatto che molto spesso i ragazzi di oggi vengono etichettati come privi di stimoli e per di più senza regole. Da questo punto di vista il personaggio di Manuel rappresenta un riscatto, poiché cerca di realizzarsi all’interno della società.

 

Ovviamente, in questo processo di sviluppo il protagonista non si trova solo, ma ha con lui l’affetto del suo migliore amico che, nonostante alcune incomprensioni, è sempre pronto a stargli vicino nel momento del bisogno; e sarà proprio lui ad impartirgli l’ultima, grande lezione di vita: «Voglio che impari ad amare la vita perché è tanto lunga quanto breve. Non ce ne sarà un’altra con la quale potrai rifarti. Se lascerai prevalere l’odio dentro di te saranno pochi i momenti in cui riuscirai a cogliere la vera essenza della vita. Ama le persone che ti circondano. Se io che sono stato vittima di questo episodio nel mio cuore l’ho già perdonato, perché non puoi farlo tu?».

 

È dentro questo intreccio di affetti che si snoda la vita non solo dei personaggi, ma anche di ciascuno di noi. Lontano dalle situazioni ideali che caratterizzano i protagonisti di qualsiasi avventura letteraria, ma estremamente vicino ai giovani eroi di tutti giorni che, in cerca di futuro, affittano monolocali al centro di Roma, lontani dai propri affetti. Qui sta la forza attrattiva del romanzo di De Francia, abile nel far coincidere nell’individualità dei suoi personaggi, le problematiche che qualsiasi generazione affronta ed ha affrontato. Infatti chi non ha ricevuto un consiglio da un amico? Chi non ha mai creduto in un amore per poi rimanere deluso? Chi non ha mai dovuto mettere da parte l’orgoglio, per un bene superiore? Ecco perché chiunque si accosti alla lettura del libro, si ritrova dentro una dimensione quasi famigliare, riscoprendosi in simbiosi con il protagonista che, a seconda dei punti di vista, o meglio del lettore, ha la capacità di assumere le sembianze di figlio, genitore, amante, fratello, amico.

 

Un finale sicuramente poco aspettato, ma altamente riflessivo, che si chiude in una rapida struttura ad anello, lì dove tutto è cominciato. Magari, secondo le attese di molti, non si può definire un epilogo a lieto fine vero e proprio, ma del resto i “lieto fine” non sono sempre come ce li aspettiamo o come siamo abituati a leggerli alla fine di ogni fiaba, perché la realtà della nostra storia è meglio di qualunque fantasia.

 

Una storia reale, rapida quasi quanto il ricordo del protagonista del suo dolce amore che seppur lontano, costituirà sempre una parte di lui, sarà sempre una parte del suo cuore, nonostante si prepari ad un nuovo inizio: «Qualche notte mi capita di sognarla e di rivivere insieme a lei tutti quei momenti magici e quelle esperienze vissute. Ma mi consola sapere che non c’è al mondo cosa migliore del bene di una donna che ti ama con tutto il cuore e ti accetta per quello che sei».

 

Roberta Gugliandolo

 

(www.excursus.org, anno IV, n. 31, febbraio 2012)

 

 

                 

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

Alessia Abrami, Marta Altieri, Silvia Caristi, Maria Ficarra, Annalice Furfari,

Maria Gerace, Serena Intelisano, Pamela La Camera, Roberto La Fauci,

Giuseppe Licandro, Marco Mazzi, Domenica Riggio, Carmine Zaccaro, Ivana Vaccaroni

 

 

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