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L’altra metà del cuore
(Laruffa Editore, pp. 178, € 10,00) è la storia di
un ragazzo di nome Manuel, che lascia troppo presto
la casa di suo padre, a causa di un litigio con lui,
ritrovandosi a vivere nella cosmopolita Roma. Si
tratta del romanzo d’esordio dello scrittore Achille
De Francia, il quale calca la trama del libro con un
stile lineare e con un linguaggio semplice.
La narrazione avviene in prima persona, e il
protagonista si presenta fin dalle righe iniziali,
rivolgendosi “sibillinamente” al lettore,
anticipandogli che racconterà la sua vicenda, in una
geniale mescolanza tra il genere dell’epistola e
quello del diario. Manuel è un giovane dall’infanzia
difficile dovuta al tormentoso rapporto con il
padre, che non ama studiare; infatti si è diplomato
grazie alle “conoscenze” del papà nel paese dove
vivono, Cetara, causando in questo modo la vergogna
dei genitori.
Il vero e proprio distacco con la famiglia avviene
quando Manuel ha diciotto anni; dopo l’ennesimo
litigio, colpisce il padre e decide di trasferirsi
in un’altra città. A Roma, dove il protagonista
condivide un appartamento con il suo migliore amico,
che diventa, per lui, l’unico punto di riferimento e
l’unico accenno di famiglia che gli resta, fino al
fatidico giorno.
Una sera Manuel incontra, per caso, Laura, che
colpisce immediatamente la sua psiche,
stravolgendogli la vita per sempre.«Era una ragazza
bionda, di carnagione chiara, un volto talmente
grazioso che somigliava ad una bambola, e due occhi
così grandi e profondi che avrebbero ispirato
fiducia a qualsiasi persona». Tra i due nasce un
intenso e profondo rapporto, ma le ombre e i
tormenti di entrambi faranno leva sulle loro
differenze, separandoli definitivamente.
L’originalità del tema sta proprio nell’attenzione
realistica con cui vengono esposti i sentimenti.
Siamo abituati al “vissero felice e contenti” di
ogni storia d’amore narrata nelle fiabe, ma quando
ci sono in gioco i veri sentimenti, molto spesso,
non basta lottare per quello che si ama, ma bisogna
rinunciarvi. Seppur lontani, l’altra metà del
cuore di Manuel sarà sempre Laura, la ragazza
riflessiva, la sola in grado di fargli capire dove
ha sbagliato, di far ritornare il protagonista sui
propri passi, dai propri genitori, nel proprio paese
d’origine. Qui Manuel, accolto dai propri familiari,
verrà assalito da una tempesta di ricordi
riguardanti la propria infanzia, pentendosi di
essersi creato una vita così lontana dalla sua
“casa”.
Per questo motivo, possiamo considerare il libro
come un romanzo di formazione, dove il protagonista
compie una maturazione attraverso il districarsi di
varie vicende. Lo scapestrato ragazzino di un
paesino del Salento, cede il passo ad uomo, il
giovane che odiava lo studio, diventa professore di
greco nella scuola della propria città. Si può
considerare questo sviluppo del carattere del
protagonista, come una sorta di riscatto dei ragazzi
spregiudicati dei tempi moderni. Ciò viene spiegato,
in maniera esaustiva, dallo stesso autore in
un’intervista in onda su InquietoTV, in cui
fa riferimento al fatto che molto spesso i
ragazzi di oggi vengono etichettati come privi di
stimoli e per di più senza regole. Da questo punto
di vista il personaggio di Manuel rappresenta un
riscatto, poiché cerca di realizzarsi all’interno
della società.
Ovviamente, in questo processo di sviluppo il
protagonista non si trova solo, ma ha con lui
l’affetto del suo migliore amico che, nonostante
alcune incomprensioni, è sempre pronto a stargli
vicino nel momento del bisogno; e sarà proprio lui
ad impartirgli l’ultima, grande lezione di vita:
«Voglio che impari ad amare la vita perché è tanto
lunga quanto breve. Non ce ne
sarà un’altra con la quale potrai
rifarti. Se lascerai prevalere l’odio dentro di te
saranno pochi i momenti in cui riuscirai a cogliere
la vera essenza della vita. Ama le persone che ti
circondano. Se io che sono stato vittima di questo
episodio nel mio cuore l’ho già perdonato, perché
non puoi farlo tu?».
È dentro questo intreccio di affetti che si snoda la
vita non solo dei personaggi, ma anche di ciascuno
di noi. Lontano dalle situazioni ideali che
caratterizzano i protagonisti di qualsiasi avventura
letteraria, ma estremamente vicino ai giovani eroi
di tutti giorni che, in cerca di futuro, affittano
monolocali al centro di Roma, lontani dai propri
affetti. Qui sta la forza attrattiva del romanzo di
De Francia, abile nel far coincidere
nell’individualità dei suoi personaggi, le
problematiche che qualsiasi generazione affronta ed
ha affrontato. Infatti chi non ha ricevuto un
consiglio da un amico? Chi non ha mai creduto in un
amore per poi rimanere deluso? Chi non ha mai dovuto
mettere da parte l’orgoglio, per un bene superiore?
Ecco perché chiunque si accosti alla lettura del
libro, si ritrova dentro una dimensione quasi
famigliare, riscoprendosi in simbiosi con il
protagonista che, a seconda dei punti di vista, o
meglio del lettore, ha la capacità di assumere le
sembianze di figlio, genitore, amante, fratello,
amico.
Un finale sicuramente poco aspettato, ma altamente
riflessivo, che si chiude in una rapida struttura ad
anello, lì dove tutto è cominciato. Magari, secondo
le attese di molti, non si può definire un epilogo a
lieto fine vero e proprio, ma del resto i “lieto
fine” non sono sempre come ce li aspettiamo o come
siamo abituati a leggerli alla fine di ogni fiaba,
perché la realtà della nostra storia è meglio di
qualunque fantasia.
Una storia reale, rapida quasi quanto il ricordo del
protagonista del suo dolce amore che seppur lontano,
costituirà sempre una parte di lui, sarà sempre una
parte del suo cuore, nonostante si prepari ad un
nuovo inizio: «Qualche notte mi capita di sognarla e
di rivivere insieme a lei tutti quei momenti magici
e quelle esperienze vissute. Ma mi consola sapere
che non c’è al mondo cosa migliore del bene di una
donna che ti ama con tutto il cuore e ti accetta per
quello che sei».
Roberta Gugliandolo
(www.excursus.org,
anno IV, n. 31, febbraio 2012)
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