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Terrorismo,
razzismo, immigrazione, pregiudizi, disoccupazione,
miseria, cinismo, dolore, virtualità. Viaggio
all’alba del millennio (Perdisa Pop, pp. 224, €
15,00) di Massimo Maugeri è un viaggio nella realtà
odierna, analizzata nelle sue negatività, nelle sue
difficoltà, nelle sue problematiche. Un raccolta di
racconti “complessa” perché “complessa” è la
società, così in bilico tra rassegnazione,
ineluttabilità e, in alcuni casi, pietà.
I racconti
dell’autore focalizzano tutto ciò, attraverso una
scrittura scorrevole, coinvolgente, ricercata. E
soprattutto senza cadere nella banalità: un rischio
forte quando si affrontano certe tematiche. Invece
le parole di Maugeri non solo fanno riflettere ma
spesso indignano e spingono il lettore a chiedersi
perché.
Perché la società
costringe Cetti, donna povera ma onesta, a
calpestare la propria dignità? Perché la società ha
spinto le persone ad essere diffidenti l’una
dell’altra? Perché la società permette che un
bambino venga buttato in mare come spazzatura?
Perché la società fa sì che bisogna che un nero ti
salvi la vita per capire che è un essere umano
uguale a te? E così via.
Un sapiente uso
delle parole permette al lettore di immedesimarsi
nelle scene e nelle vicende e l’autore si destreggia
efficacemente tra diverse tecniche narrative: alcuni
racconti si basano sul dialogo, mentre altri
alternano momenti descrittivi, narrazione pura e
monologhi dei personaggi. Ho un regalino per te
e Mind Games sono dei gioielli, piccoli
thriller psicologici costruiti esclusivamente
attraverso i dialoghi dei protagonisti. Nel primo,
la scena è unica: un ragazzino punta la pistola
verso la madre. Nel secondo, un avvocato nasconde,
dietro un vero e proprio crollo mentale, una
terribile verità.
La città di Elio
Fante è
il lungo racconto che chiude il libro. In cinquanta
pagine ritroviamo i personaggi dei precedenti
racconti o sappiamo come è andata a finire (il
ragazzino, alla fine, ha sparato?). Ma soprattutto è
il racconto che, a nostro avviso, fornisce una
risposta a tutte le domande sollevate: i problemi
della società odierna sono riconducibili, in ultima
analisi, a un senso di vuoto e di solitudine. Sono
la perdita delle radici, la scomparsa dei rapporti
umani, l’incapacità di relazionarsi con gli altri a
far sì che Elio Fante, alla fine, si ritrovi da
solo. Ma, attenzione, Elio non vuole rimanere solo:
è costretto a restare solo. Perché Clara, nonostante
una zanzara premonitrice, si è sposata e può
incontrare i vecchi amici solo di nascosto dal
marito; perché Lucio deve terminare la sua
masterizzazione illegale di cd e dvd; perché Jenny –
grazie alla quale Elio ha scoperto di non sapere
nulla di Catania, la sua città – ha fretta di andare
via; perché Cinzio vive la rimpatriata come un
obbligo («Quand’è la prossima volta che ci
dobbiamo incontrare?»).
Le domande di
Maugeri esprimono l’urgenza di comprendere l’inferno
della vita per poterlo combattere, per riuscire
a cogliere la bellezza della vita e
contrastarne le negatività. Esprimo la necessità di
un vero e proprio risveglio delle coscienze.
L’autore fa infatti dire a uno dei suoi personaggi:
«Corri il rischio di sentire le notizie senza
nemmeno ascoltarle. In pratica finisci con il non
pensare più. Capisci cosa intendo? E comunque,
diciamo la verità: per quanto possano essere brutte
o negative, le notizie ormai non ci scalfiscono più.
A furia di leggere, ascoltare e vedere le stesse
cose, per quanto orribili, ci siamo assuefatti. Si è
attivato un processo di mitridatizzazione delle
coscienze».
È un’urgenza che
possiamo definire “calviniana”. Del resto, il grande
scrittore de Le città invisibili accompagna
la lettura e indica al lettore, a Maugeri stesso, a
tutti, qual è la soluzione in questo marasma sociale
e culturale: cercare e saper riconoscere chi e
cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo
durare, e dargli spazio. Che poi è lo scopo
ultimo dei racconti. «Ci sono istanti magici che ci
scivolano dalle dita come gocce di pioggia.
Sgraniamo gli occhi, apriamo i palmi e li scopriamo
già asciutti»: dobbiamo invece catturare quegli
istanti e da essi ripartire.
Luigi Grisolia
(www.excursus.org,
anno IV, n. 30, gennaio 2012)
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