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C’è un appello,
aperto da qualche settimana alla firma dei cittadini
italiani e stranieri, lanciato dal quotidiano la
Repubblica. È un appello in difesa della
libertà di stampa, che si concretizzerà in una
manifestazione a Roma il 3 ottobre. Avete letto
bene: in difesa della libertà di stampa. Al
momento in cui scriviamo è stato firmato da oltre
420.000 persone – una cifra enorme, considerando che
si firma on line – e da importantissime e celebri
personalità, italiane e straniere, del mondo
politico e culturale. Citiamo solo i primi dieci che
ci vengono in mente, pensandoci un attimo: Amos Oz,
David Grossman, Daniel Pennac, Alain Touraine, Wim
Wenders, Gerard Depardieu, Zygmunt Bauman, Anthony
Giddens, Marc Augè, Luis Sepulveda. Abbiamo
volutamente omesso i tanti italiani noti (da Umberto
Eco ad Andrea Camilleri, passando per Luciano
Ligabue e Riccardo Scamarcio) perché magari poi li
si scoprirà possessori di una tessera d’iscrizione
al Partito dei CattoComunisti!
Ma, un momento:
in difesa della libertà di stampa... ?! In
Italia? Nell’Italia democratica? Ma che dite?
Fesserie, manco fossimo in Africa. Eh no, piano con
le offese! Secondo “Freedom House”, in Benin c’è
maggiore libertà di stampa che in Italia, e in Tonga
la stessa che c’è nel Belpaese: e comunque sono
tutti e tre Stati “parzialmente liberi” (ci verrebbe
da dire: magari fossimo in Africa, ma non cediamo
alla battuta di cattivo gusto). L’Italia, per la
precisione, è al 73esimo posto. Ricordate? Ne
avevamo parlato presentando la rivista
nell’editoriale. Scusate l’autopromozione. Dunque,
dicevamo, in difesa della libertà di stampa.
Perché? Da chi, da cosa è minacciata?
Succede che, in
seguito ad un’inchiesta della Procura di Bari, si
scoprono determinate cose. Non faremo nomi, perché i
nomi non contano a nostro avviso: è una questione di
etica politica (che parolone! In Italia poi...). Ci
sono registrazioni, testimonianze, eccetera. Ognuno,
naturalmente, è libero di frequentare chi vuole e
dove vuole, anche se è il Presidente degli Stati
Uniti (o il Presidente francese, o il Presidente del
Consiglio italiano). Sono fatti suoi. Se c’è
qualcosa di penalmente rilevante, sarà la
magistratura a decidere. E allora tutto bene, dov’è
il problema?
Il problema c’è,
eccome. Intanto, a Bari si scopre qualcosa di
grosso, ma siccome pare siano implicate note
personalità politiche (o una nota personalità
politica, poco importa ai nostri fini), i
telegiornali italiani di cinque delle sei principali
reti nazionali ne parlano poco, genericamente, en
passant, oppure per niente. Un direttore decide
di non parlarne proprio, perché il servizio pubblico
non consiste nel fare gossip, e il Tg deve riportare
notizie confacenti al suo ruolo. Sacrosanto. Ma
siamo sicuri che il fatto che ci siano testimonianze
di ragazze che asseriscono che presso la residenza
di un’alta carica dello Stato ci fossero incontri,
diciamo, maliziosi e procurati, sia solo gossip?
Siamo sicuri che se quell’alta carica dello Stato,
pur di “presiedere” un incontro malizioso e
procurato, sembra, salti i suoi impegni pubblici,
sia solo gossip? Siamo sicuri che se un’alta carica
dello Stato incontra un personaggio, il quale ha
dichiarato che, tramite ragazze e cocaina, cercava
di farsi strada nel mondo che conta, sia solo
gossip? C’è un giornale, però, che comincia ad
interessarsi seriamente della faccenda. Seriamente
nel senso che, visto che probabilmente si è posto le
nostre stesse domande, decide di avviare
un’inchiesta per capire un po’ meglio com’è la
situazione. Si studiano le registrazioni, si
raccolgono testimonianze. Intanto, la moglie di una
delle personalità politiche implicate nello scandalo
– dopo che suo marito partecipa anche ad una festa
di compleanno di una diciottenne – definisce il
comportamento del coniuge “ciarpame” e decide di
divorziare. Siamo sicuri che sia solo gossip?
Sicuramente è tutto
da provare, sicuramente l’alta carica dello Stato
non sapeva ciò che quel personaggio faceva,
probabilmente si sta prendendo un abbaglio
colossale, ma, da un punto di vista professionale,
un giornalista perché non dovrebbe parlarne?
Legittima la scelta di tacere, valutando la cosa non
rilevante; altrettanto legittima quella di informare
e cercare di capire cosa è successo.
Poi accade che
l’alta carica dello Stato, tra l’altro in compagnia
di un suo omologo, ammette che ci sono state queste
ragazze, parla delle sue conquiste sessuali, e
precisa che non ha assolutamente pagato nessuno. Sia
ben chiaro: non stiamo accusando nessuno di niente.
Stiamo solamente raccontando, brevemente e con le
inevitabili omissioni dovute alla sintesi – ma le
cose fondamentali le abbiamo dette –, quello che è
accaduto.
Intanto, quei
giornalisti che, ormai da giorni, stanno seguendo
attentamente l’inchiesta cui accennavamo, pongono
dieci domande alle quali, secondo loro, l’alta
carica dello Stato coinvolta dovrebbe rispondere,
perché i cittadini hanno il diritto di essere
informati, visto che – pensiamo sia chiaro da queste
poche righe – non è solo gossip. Certo, l’alta
carica dello Stato può anche rifiutarsi di
rispondere, è nel suo diritto.
Ed infatti non
risponde. Decide di andare oltre: querela il
giornale (e anche un altro) per calunnie e
diffamazione. È questo il problema.
Criticare il
comportamento, le frequentazioni di un’alta carica
dello Stato e porre ad essa delle domande che si
ritengono necessarie ai fini del diritto di
informazione dei cittadini sono considerati una
calunnia. Ecco perché in difesa della libertà di
stampa.
Come avrete capito,
è ovvio di chi e di cosa stiamo parlando ma,
volutamente, abbiamo omesso nomi e cognomi perché
non vogliamo passare per i soliti “cattocomunisti
contro Berlusconi”; vogliamo solo porre l’attenzione
sul fatto che un problema, perlomeno eticamente
parlando, c’è. E, anche per questo motivo, non diamo
seguito al nostro discorso disquisendo di Rai,
Mediaset, caso “Ballarò”: quella è un’altra
faccenda. E non vogliamo neanche proseguire
dibattendo di Boffo, Feltri, Fini: quella è un’altra
vicenda. Né
ci sembra il caso di parlare del giro di tangenti
nel campo della sanità pugliese che sta emergendo
dalla medesima inchiesta a Bari a carico di noti
esponenti politici locali: quello è un altro paio di
(negative) maniche.
Ciò che viene messo
in discussione, tramite le querele, è, a nostro
parere, la libertà/diritto di critica dei cittadini.
E questo, crediamo, è intollerabile. Poi ognuno di
noi e di voi lettori, di destra, di sinistra, di
centro, cattolici, laici, comunisti, berlusconisti,
si sarà naturalmente fatto la propria
opinione. E magari pensare che quanto abbiamo
scritto è condivisibile, oppure che sono
sciocchezze, se non faziose e patetiche sciocchezze:
è legittimo.
Proprio in
difesa, e in nome, della libertà di stampa (cioè
di espressione).
Luigi Grisolia
Ps:
Excursus
aderisce, ovviamente, alla manifestazione del 3
ottobre. Nell’immagine, particolare dal relativo
manifesto.
(www.excursus.org,
anno I, n. 3, ottobre 2009)
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