Anno II              n.10                     Maggio 2010

La biblioteca di un uomo è una specie di harem (Ralph Waldo Emerson)                                                     Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

      HOME        CHI SIAMO         IN ARRIVO         COLLABORA          LINK AMICI          ARCHIVIO      

 

 

Il vaso di Pandora

 

La dolce vita: i 50 anni

 di un'opera immortale

 di Annalice Furfari 

 Un percorso critico per capire   

 il film in sé, al di là degli effluvi

 di parole. In un saggio Lindau

 

 

 

 

   Leggi l'articolo in PDF

 

Non esiste film che abbia influenzato il costume, la cultura e lo stile di vita italiani più de La dolce vita di Federico Fellini. Con quest’opera, il maestro del neodecadentismo cinematografico nostrano ha raggiunto i vertici stilistici della sua prolifica carriera di regista, lasciando un’impronta indelebile nella storia della settima arte. Dopo La dolce vita il cinema ha smesso di essere analizzato secondo i canoni tradizionali di forma, contenuto, ripresa e struttura. Questo perché Fellini ha scardinato le regole classiche, polverizzandole e ricomponendole a proprio piacimento, piegandole sempre e comunque al suo estro e alla sua genialità espressiva. Il suo è un film senza intreccio, spiazzante nella sovrabbondanza e nella densità di particolari visivi, affascinante nel surrealismo e nel simbolismo quasi mistico che lo caratterizzano.

Ovvio che, con tale carica dirompente di novità, fosse destinato a suscitare accese polemiche, ancor prima della fine delle riprese. Moltissimi gli intellettuali che si sono cimentati, nel corso del tempo, con la difficile analisi di quest’opera. Oggi, che si celebrano i 50 anni dalla sua prima proiezione pubblica, datata 3 febbraio 1960, parlare di Dolce vita è straordinariamente attuale, proprio grazie ai segni che il film del cineasta romagnolo ha impresso nel costume degli italiani e non solo.

 

Restituire l’opera al suo creatore

Non a caso, è recente la pubblicazione di un nuovo libro dedicato al capolavoro di Fellini. Già dal titolo capiamo l’obiettivo dell’autore: restituire l’opera al suo ideatore dopo gli effluvi di parole spese. Federico Fellini. La dolce vita (Edizioni Lindau, pp. 224, € 18,00) è stato scritto dal professore e studioso di cinema Antonio Costa, con l’intento di analizzare il film in quanto tale, prescindendo dalle polemiche che ha suscitato e dalle ideologie che, di volta in volta, gli sono state attribuite. Se vogliamo, si tratta di un tentativo di disinnescare la carica culturale potenzialmente esplosiva della pellicola e di ricondurla alla sua dimensione puramente cinematografica. Del resto, Fellini non era un attivista mosso dallo scopo di cambiare l’universo, ma solo un regista, un creativo che metteva il proprio talento artistico al servizio di una personale visione del mondo e della società, pur accentandone le tendenze di fondo.

 

Non c’è niente di meglio, per restituire La dolce vita a Federico Fellini, che far parlare il film stesso, con i suoi innumerevoli personaggi e le sue memorabili scene, diventate ormai cult, ma, proprio per questo, troppo spesso deformate e ridotte a luogo comune. Così, nel saggio di Costa si parte dal principio, con una scheda filmica dettagliata, che riporta tutti i credits, compresi i nomi degli attori e dei ruoli incarnati. Poi si passa al racconto della storia, utile ai più giovani che non hanno ancora visto la pellicola, e alla descrizione delle singole sequenze, con tanto di trascrizione dei dialoghi di sceneggiatura delle scene che sono diventate il vero e proprio biglietto da visita de La dolce vita, cioè quelle che riprendono l’avventura notturna di Marcello (Marcello Mastroianni) e Sylvia (Anita Ekberg) in una Roma incantata, culminata nel notissimo bagno dei due nella fontana di Trevi.

Immediatamente ci rendiamo conto che La dolce vita non è solo il maglioncino a collo alto e a “dolce vita” di Pierone, i paparazzi, la sexy diva Anita Ekberg e gli occhiali da sole indossati con disinvoltura di notte.  

 

Un originale approccio critico

Il libro mette in evidenza anche le profonde difformità esistenti tra le varie edizioni di sceneggiatura che sono state pubblicate negli anni, nonché i diversi apporti creativi di cui l’opera si è potuta giovare, grazie alla scaletta originaria buttata giù da Fellini e alla sceneggiatura elaborata da Ennio Flaiano e Tullio Pinelli, con la collaborazione di Brunello Rondi e Pier Paolo Pasolini, che, alla fine, non è risultato tra gli accreditati, dato che le scene da lui riscritte non sono state utilizzate, pur lasciando una traccia importante nel lavoro finito. Infatti, come ci spiega lo stesso Costa nell’Introduzione, «alcune soluzioni di regia adottate da Fellini possono essere fatte risalire alla collaborazione con il poeta (in primo luogo la scelta della natura morta di Morandi, sulla quale è incentrata una delle sequenze più discusse del film)».

 

L’apporto critico dello studioso, nel suo approccio originale alla pellicola, consente di ridimensionare «le affermazioni sulle novità formali del film, rispetto alla tradizione del cinema italiano». Avendo come punto di riferimento dell’analisi gli studi approfonditi negli anni Ottanta dal filosofo francese Gilles Deleuze, Costa «individua nell’ibridazione tra una struttura ancora “classica” del plot e una messa in forma assolutamente moderna della relazione tra soggetto e mondo il tratto originale e specifico del film, il solo che ne spiega l’impatto senza precedenti presso il pubblico di tutto il mondo».

E, grazie allo svisceramento di tali considerazioni critiche, riusciamo a capire meglio il senso dell’intera filmografia felliniana e la sua maestria nell’armonizzare il surrealismo espressivo al naturalismo quasi documentaristico, sempre attraverso l’uso di un linguaggio innovativo, fondato sull’alternanza di articolati movimenti di macchina e inquadrature semplicissime, attori diretti come fossero caricature e immagini ridotte a pura forma.

 

L’antologia critica

Un altro punto di forza del libro è dato dalla presenza di un’antologia finale di testi critici a commento de La dolce vita, firmati da noti intellettuali e scrittori, italiani e stranieri: Pier Paolo Pasolini, Indro Montanelli, Franco Fortini, Elio Vittorini, Georges Simenon, Alberto Arbasino, Jean-Marie G. Le Clézio, Pio Baldelli, John P. Welle, Gian Piero Brunetta. Attraverso i loro scritti, ci è offerta la possibilità di ricostruire il clima e il contesto culturale degli anni in cui il film fu girato e proiettato. Veniamo, così, a conoscenza dell’attesa provocata ancor prima che le riprese fossero terminate, delle polemiche suscitate nel mondo politico e dell’ostilità con cui fu accolto nell’ambiente cattolico. Scopriamo le censure da parte degli ecclesiastici, che ritenevano l’opera peccaminosa e capace di istigare i più bassi istinti dell’uomo. Veniamo a sapere della diatriba tra giornali di destra e di sinistra, che gli attribuivano rispettivamente un’ideologia inneggiante al comunismo e un orientamento cattolicheggiante.

 

Infine, ci facciamo un’idea delle evoluzioni dell’esegesi della pellicola, in particolare della fortuna ottenuta, soprattutto nel mondo anglosassone, dall’interpretazione secondo cui La dolce vita non sarebbe altro che un capovolgimento ironico de La vita nuova di Dante. Per diversi critici, infatti, mentre il poeta fiorentino si avvia, grazie a Beatrice, verso una vita migliore e una più piena comprensione dell’amore, Marcello compie un viaggio alla rovescia, che lo porta a un’esistenza più futile e vuota, al rifiuto totale dell’amore e alla possibilità di redenzione che questo sentimento implica. Un’interpretazione forse un po’ azzardata, ma sicuramente affascinante.

 

Annalice Furfari   

      

(www.excursus.org, anno II, n. 10, maggio 2010)

 

                     

                 

 

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

Linda Basile, Massimiliano Borelli, Maria Ficarra, Annalice Furfari,

Marco Gatto, Serena Intelisano, Roberto La Fauci, Giuseppe Licandro

 

 

Sito ottimizzato per la visione con Internet Explorer

 

Registrazione presso il Tribunale di Messina

n. 10 del 13 luglio 2009

 

 

2009 Excursus.org - Rivista di attualità e cultura

Eccetto dove specificatamente indicato, i contenuti di questo sito

sono rilasciati sotto licenza Creative Commons 3.0

Leggi l'AVVISO LEGALE

 

 

 

Progetto grafico: Luigi Grisolia