Anno III              n.23                     Giugno 2011

La biblioteca di un uomo è una specie di harem (Ralph Waldo Emerson)                                                     Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il vaso di Pandora

 

 

A Lezioni di tango,  

 una danza magica

 di Maria Ficarra

Un testo edito da Città del Sole   

 ne racconta atmosfere, bellezza,

 sguardi, passi e contraddizioni

 

 

 

 

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«Il tango è come il mare: quello che prende poi restituisce». Tango vuol dire passione, coinvolgimento, dolore, mirade, bandoneòn, ochos, tacco 8, piste da ballo, milonghe e tangueri. L’atmosfera struggente di Lezioni di tango (Città del Sole Edizioni, pp. 96, € 12,00) sembra farci assaporare questa danza da vicino, facendoci sentire uno dei tanti principianti che vi partecipano.

 

È una passione complessa: il tango non inizia in pista, ma prima; non significa solo imparare a memoria dei passi e ballarli, ma soprattutto imparare a vivere. Perché questa danza è vita e, una volta usciti dalle palestre, ancora tutti sudati ed accaldati dal ritmo frenetico, lo si balla anche fuori. «A ogni lezione dimentichi qualcosa. E il fatto che dimentichi è segno che stai imparando».

Non è statico, non è passivo, ma è una lotta continua tra principiante maschio e principiante femmina: la battaglia del comando, degli sguardi inquisitori e colpevolizzanti, dei passi sbagliati e di piedi pestati. Chi decide di intraprendere la strada del tango deve lasciare che il corpo parli al posto suo: la memoria, la scioltezza del movimento, l’anima, tutto dipende dal proprio corpo, dal rapporto che si ha con esso.

                                               

Anna Mallamo ci proietta in una sfera tridimensionale stimolando i nostri sensi: la vista, il tatto e l’udito. La musica fa da primadonna, entra dentro ciascun principiante strappandolo per un breve lasso di tempo, o per un tempo infinito, alle sue radici convenzionali; le dolci note che risuonano all’interno della sala rendono tutti partecipi di un evento straordinario, come mille tanghi che finiscono per diventare uno solo: «il tango nega la matematica perché uno più uno non fa due ma uno che è la coppia».

 

Il contatto fisico nel tango si mantiene attraverso gli sguardi: gli occhi negli occhi, «chè i principianti si vergognano di tanta prossimità, e ballano guardandosi il collo, gli zigomi, il lobo dell’orecchio o le pareti in fondo». È anche il contatto col pavimento sottostante, il calore che trasmette attraverso le scarpe che si indossano, che a loro volta brillano di luce propria, non sapendo stare ferme né lontani dal loro padrone, e c‘è chi sa più passi delle altre.

 

Ed infine, altro elemento che conta è l’abbraccio, quel tocco che intercorre tra due ballerini, principianti o professionisti che siano, basta lasciarsi andare alla musica, saper gli otto passi e così poter andare ovunque, «la mano sinistra della donna poggia sul dorso dell‘uomo in corrispondenza del proprio petto. Come per sentirsi il cuore attraverso l‘altro»…

 

L’intrigante mondo del tango è intriso di vitalità, «di potere allucinogeno e trasformativo», perché quando si balla si lascia una parte di noi seduta ad aspettare che la controparte, quella ribelle, scenda in pista a mettere se stessa in mostra. Il tango, quindi, è anche contraddizione: si balla in coppia ma da soli, con la musica ma in silenzio, è una danza perfetta ma fatta di piccole imperfezioni come la figura distorta che appare negli specchi della sala, in pista ma anche in strada, maschi con maschi, femmine con femmine, principianti con principianti, e principianti con professionisti, di quelli che in pista da ballo diventano un’altra persona,  l‘uomo che conduce la donna, ma anche la donna che conduce l‘uomo: il tango, signore e signori, è tutto e nulla.

 

È un vero e proprio percorso, una strada in salita passando per allenamenti costanti, «gomma, sudore, spugna, caucciù» delle palestre, piedi e caviglie catturati dalle scarpe, per poi  arrivare ai piani superiori dei festival e dei maratanghi, alle ronde di tributo d’onore, dove si è protagonisti assoluti, con le proprie incertezze, le visioni della vita, ma con la parola d‘ordine giusta: «il miglior conduttore per il tango è sempre l’amore, accidenti».

 

Maria Ficarra

 

(www.excursus.org, anno III, n. 23, giugno 2011)

 

 

                 

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

Marta Altieri, Linda Basile, Massimiliano Borelli, Silvia Caristi, Maria Ficarra, Annalice Furfari,

Marco Gatto, Serena Intelisano, Roberto La Fauci, Giuseppe Licandro, Carmine Zaccaro

 

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