Anno III              n.19                     Febbraio 2011

La biblioteca di un uomo è una specie di harem (Ralph Waldo Emerson)                                                     Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il vaso di Pandora

 

 

Avventure tragicomiche  

 di un povero sfigato

 di Maria Ficarra

Le assurde peripezie di Gerondio,   

 iettatore in un romanzo surreale

 e divertente pubblicato da Laruffa

 

 

 

 

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La leggenda di Re Mida narra che qualsiasi oggetto quest’uomo toccasse, si tramutasse in oro. È risaputo. Gerondio no, lui ha un altro “dono”, quello di distruggere, metaforicamente parlando, qualunque cosa si trovi al suo passaggio. Gerondio, il protagonista del romanzo di Giuseppe Gerasolo (Laruffa Editore, pp. 86, € 10,00), deve la fama alla propria formidabile sfortuna. E non parliamo di gatti neri, che in confronto sono niente; non è questione di colore viola che tanto fa paura: questo è il caso di sfoderare tutte le migliori armi di difesa, dal ferro di cavallo al classico corno passando attraverso gli scongiuri perché Gerondio, per gli “amici” Geo, «era uno iettatore e giorno per giorno la sua fama aumentava assieme alla sua tetra potenza». Gerondio è un inno all'imperfezione umana, ai cataclismi innati ed a tutto ciò che la mala sorte offre con le sue grinfie. Sfortunati di tutto il mondo, unitevi!

 

Le difficili avventure di Geo rasentano quasi l’inverosimile: certamente si può considerare assolutamente nella norma la cosiddetta giornata storta, dove tutti gli eventi sembrano accavallarsi seguendo chissà quale strano disegno divino. Ecco, la giornata storta è per Geo la normale quotidianità: una semplice mattinata nei campi ad aiutare quell’energumeno di suo padre si trasforma in una lotta alla sopravvivenza; un comunissimo giorno di scuola finisce con l’allontanamento del nostro amico ai livelli di un appestato. Un viaggio in treno per attraversare l’Italia da una parte all’altra diventa quasi un giro del mondo in 80 giorni. E, goccia che fa traboccare il vaso, una pur minima parvenza di positività, di fortuna (non necessariamente quella con la F maiuscola, Geo non pretende tanto), viene immancabilmente offuscata. A questo punto lo si può dire: non c’è nessuno più scalognato di Geo. «Oramai si era formato un trio inossidabile: Gerondio, la sfortuna che lo attanagliava […] e la capacità di fare lo iettatore».

 

La sfortuna di Gerondio si manifesta già alla sua nascita e si protrae per tutta l’infanzia: unica nota positiva è che, malgrado le malelingue della gente comune, Geo cresce bello come un fiore. E purtroppo potrà contare solo su questo. Il campo dell’amicizia non è proprio il suo forte, poiché la lealtà dei suoi finti amici è pari solo al disprezzo ed alla paura, o invidia, che provano nei suoi confronti. L’aspetto lavorativo lascia un po’ a desiderare. Quello familiare è ancora più disastroso: «la madre, avendo abusato del solito grappino mattutino, l’aveva legato con una catena alla pianta di fichidindia e aveva messo il grembiulino al cane Tord per mandarlo a scuola». Ogni situazione tragicomica sembra essere concatenata a quella successiva da una trama invisibile che lo lega alla condizione di iettatore contro la sua volontà: «tristissimo, capì che doveva controllare i suoi poteri, altrimenti avrebbe fatto dei danni non voluti». Geo comprende che l’unico rimedio per contrastare la sua ingiusta (?) fama è quello di portare la sfortuna a proprio vantaggio, mettendola al servizio, dietro compenso ovviamente (sfigato sì, ma non fesso), di chi ne avesse realmente bisogno per svariate ragioni, principalmente per scopi di vendetta.

 

Le peripezie di Gerondio in sé fanno quasi tenerezza, se si immagina un ragazzo indifeso alle prese con la cattiveria e la crudeltà del mondo esterno. Quello che spaventa di più non è l’immagine di una persona che possa “portare sfiga”, bensì quello che la gente dice riguardo la stessa persona. Nel momento in cui si sparge la voce dell’esistenza di un presunto iettatore, qualunque cosa faccia sarà sempre considerata in vista del suo famigerato potere di portare iella (anche «il gatto nero, al suo passaggio, si toccava le palle»). C’è da chiedersi allora se fanno più male i “danni” provocati da tutti i Gerondio del mondo, o le malelingue che hanno catalogato e bollato per sempre Geo come iettatore.

 

Maria Ficarra

 

(www.excursus.org, anno III, n. 19, febbraio 2011)

    

    

                 

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

Marta Altieri, Linda Basile, Massimiliano Borelli, Silvia Caristi, Maria Ficarra, Annalice Furfari,

Marco Gatto, Serena Intelisano, Roberto La Fauci, Giuseppe Licandro, Carmine Zaccaro

 

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