Anno I              n.4                     Novembre 2009

La biblioteca di un uomo è una specie di harem (Ralph Waldo Emerson)                                                     Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il vaso di Pandora

 

Tutto ciò che l'universo

 femminile rappresenta

 di Maria Ficarra

Edito da Città del Sole un libro  

 per parlare della donna, figura

essenziale della vita di tutti noi

 

 

 

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«Il pericolo numero uno, la donna. L’incantesimo numero uno, la donna»:  così cantavano Claudio Villa e Gino Latilla nel lontano 1957. Ed è proprio la donna l’argomento di cui andremo a trattare, donna intesa sia come genere umano contrapposto all’uomo per la sua diversità, sia come donna in quanto essere pensante, parlante ed interagente col mondo circostante. Tiziana Di Cola, con il suo Da donna a donna, “l’altra” lettura del mondo (Città del Sole Edizioni, pp. 80, € 12,00), coinvolge il lettore in un universo al femminile, dove i tabù, i preconcetti caricati sulle spalle della donna ormai da secoli, vengono sfatati al fine di poter ricostruire una figura umana i cui diritti non sono certo inferiori a quelli dell’uomo, anche se, al giorno d’oggi, è riduttivo parlare di una effettiva uguaglianza tra i due sessi.

 

Ma partiamo dal principio, proseguendo poi con un breve excursus sulle tappe storiche fondamentali: e dapprincipio fu Eva, la prima donna, che colse la mela del peccato nel giardino dell’Eden e per questo fu condannata da Dio. Ecco la prima visione della donna: tentata dal serpente, diventa ella stessa tentatrice e, di conseguenza, peccatrice. Quest’appellativo continuerà a permeare la figura femminile negli anni a venire, in particolare tra il 1400 ed il 1700, quando verrà perseguitata nell’ormai conosciuta “caccia alle streghe” dove per strega si intende, oltre alla figura vera e propria dedita alla pratica delle pratiche oscure (provocare la morte, malattie, un nubifragio etc.), anche quella figura che semplicemente imparava l’arte di preparare unguenti, veleni e pomate, quindi con una conoscenza superiore rispetto a quella “permessa” dalle figure maschili presenti nella società. Sebbene la caccia alle streghe venisse effettuata anche sugli uomini quali stregoni, maghi e via dicendo, le vittime maggiormente interessate erano proprio le donne. L’argomento “strega” è ben trattato nel libro, che specifica anche quanto le donne abbiano dovuto patire e sopportare fin dal Medioevo per il semplice fatto di essere nate donne.

 

È soltanto nel Novecento che la loro posizione è gradualmente rivalutata, grazie alla presa di coscienza della loro scarsa considerazione da parte del sesso maschile, del non riconoscimento della parità dei diritti e, cosa non meno importante, della stereotipizzazione dei ruoli. Il 1968, anno delle proteste studentesche, fu anche l’anno della rivolta tra uomini e donne: la subordinazione del ruolo della donna durante la ribellione, la portò a schierarsi contro il compagno. Oltre ad essere stato una lotta per la libertà e l’emancipazione, il Sessantotto rappresenta una rivoluzione dei costumi sessuali, che fino a quel momento erano regolati dalla famiglia, dalla società e dai matrimoni di convenienza: le ragazze adesso hanno il diritto di decidere della propria vita di coppia, lontano dalle convenzioni borghesi e contadine.

 

L’autrice del libro compie un lavoro letterario suddiviso in quattro capitoli, dei quali il primo è a nostro parere il più interessante, trattandosi di una ripresa tutta al femminile dell’opera del medico palermitano Giuseppe Pitrè (1841-1916) La famiglia, la casa, la vita del popolo siciliano, allo scopo di rileggere in chiave odierna le tradizioni e istituzionalizzazioni della donna nella Sicilia dell’Ottocento. Tra le figure femminili elencate,vorremmo porre l’attenzione in particolare su queste tre: la madre, la currera e la barilaia. La madre è il tipico esempio di donna che detiene il proprio potere all’interno della casa e nella gestione del matrimonio dei figli: proprio in questo sta la sua superiorità nei confronti del marito, il quale detiene il suo potere solo nell’ambito della sfera pubblica. La currera era, anticamente, ciò che noi adesso definiamo la postina: oltre a recare raccomandate ai destinatari, disbriga pratiche e compra oggetti di uso domestico per conto di terzi. È una figura che finalmente rivela come qualcosa stia piano piano cambiando nella concezione della donna: da immagine casalinga sempre e comunque (basti pensare che, mentre gli uomini delle caverne andavano a cercare cibo per la famiglia, alla donna spettava rimanere in casa ed accudire alla prole), ad un’immagine di donna quale forza-lavoro. Ma nonostante il potere di queste due tipologie di donne, la parità effettiva è raggiunta solo dalla barilaia la quale, per soldi, si reca alle fontane a riempire l’acqua che andrà poi alle case di chi la commissiona: dato l’uso della forza che ne viene richiesto, il valore della donna non si dimostra inferiore a quello dell’uomo. Altro aspetto importante di questo capitolo è l’abbigliamento tipico della siciliana dell’Ottocento, che non è mica sbagliato immaginare con gonne, scialle in punta dietro le spalle ed il manto a coprire il capo. Nelle zone più tradizionali e lontane dalla vita cittadina, è possibile tutt’oggi, ritrovare donne abbigliate in modo molto simile.

 

Nei successivi capitoli, viene posta l’attenzione, grazie ad una ricerca dal vivo presso una scuola materna, sull’interazione tra entrambi i sessi sotto i punti di vista della discriminazione e del linguaggio. Il trampolino di lancio della discriminazione del genere femminile è rappresentato dal tabù del ciclo mestruale, visto come un cambiamento repentino di umore “in quei giorni” e quindi un elemento a sfavore della donna, mentre basti pensare alla sacralità di questo momento nella sfera intima di ogni donna, simbolo di fertilità e di procreazione e, soprattutto, una cosa assolutamente naturale.

 

Per quanto riguarda il linguaggio, l’autrice argomenta molto efficacemente la “non neutralità” dello stesso: molti mestieri, pur essendo praticati anche da donne, sono declinati al maschile (architetto, avvocato…); il termine “signora”, o “signorina”, viene usato specificamente per indicare lo stato civile della persona, mentre per l’uomo il termine signore viene usato indipendentemente dal suo stato. Bisogna perciò operare, secondo quanto afferma la Di Cola, un lavoro di decostruzionismo, «fare luce sul presente attraverso il passato, seguire le orme antiche che certe pratiche e certi saperi hanno lasciato lungo la storia, fino a mostrarne la genesi e dunque il carattere storico, relativo, parziale, non assoluto». È fondamentale che questo lavoro interessi la primissima infanzia, età in cui le bambine, ed anche i bambini, sono privi di preconcetti su entrambi i generi e sono quindi più indirizzabili verso la spersonalizzazione dei ruoli. Gli attori principali di questo palcoscenico dovrebbero essere gli insegnanti della scuola materna, che fungono da maestri, in questo caso si può dire di vita, nonché da intermediari nei confronti del mondo esterno, che fino a quel momento è, per loro, rappresentato dagli affetti familiari e dai loro dettami.

 

Lo scopo principale di questa ricerca risulta essere l’acquisizione della capacità di percezione della propria differenza di genere, differenza vista non come momento di negazione del proprio essere donna a favore dell’universo maschile, ma come punto di forza nel rapporto interpersonale e, soprattutto, come indicatore del livello di autostima personale. Conoscere il proprio corpo significa interiorizzare le proprie capacità e metterle in pratica. Significa essere libere di essere donne.

 

Ai giorni nostri, la situazione di parità uomo-donna pare notevolmente migliorata, troviamo donne in molti campi lavorativi, donne manager, direttrici, cantanti, attrici, giornaliste. Ma nonostante questo, il divario è sempre esistito ed esisterà sempre, un po’ come l’eterna lotta tra il bene ed il male: ricordiamo casi di discriminazione verso la maternità di una donna, come se la sua capacità di mettere al mondo una creatura rappresenti una limitazione alla sua abilità lavorativa, oppure la differenza di stipendio.

 

Ciò non toglie che non possa esistere una collaborazione tra i due sessi: ricordiamo molti autori e cantautori che hanno scritto canzoni dedicate a donne o, ancora meglio, da fare interpretare a donne (Franco Battiato per Fiorella Mannoia è uno dei tanti esempi: abbiamo imparato dalle donne come illudere e conquistare). Questa eterna lotta è un modo per sottolineare l’interdipendenza dei generi: è chiaro che l’uomo non può esistere senza la donna, e la donna non può esistere senza l’altra parte. Anche l’uomo, quindi, ha il compito di riconoscere l’importanza della donna, non soltanto nel suo ruolo di continuazione della specie, ma soprattutto come persona interagente e con una propria intelligenza. La donna rappresenta le fondamenta di una società, di una famiglia, la sua struttura portante, la prima persona con cui viene a contatto un neonato, le sue carezze e sussurri e parole servono a far crescere sano un bambino/a. L’affetto di una mamma non dovrebbe essere tolto a nessuno, l’affetto di una donna consapevole di esserlo è il regalo più bello che una persona possa ricevere. Grazie alla lettura di Tiziana Di Cola, c’è una donna in più nel mondo.

 

Maria Ficarra

 

(www.excursus.org, anno I, n. 4, novembre 2009)

                  

                 

 

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

Linda Basile, Maria Ficarra, Annalice Furfari, Marco Gatto, Serena Intelisano,

Roberto La Fauci, Giuseppe Licandro, Giuseppe Martino, Antonella Rosanova

 

 

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