Anno IV              n.31                     Febbraio 2012

La biblioteca di un uomo è una specie di harem (Ralph Waldo Emerson)                                                     Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

      HOME        CHI SIAMO         IN ARRIVO         COLLABORA          LINK AMICI          ARCHIVIO      

 

 

Il vaso di Pandora

 

 

Una storia di amicizia  

 nella Messina di ieri

 di Maria Ficarra

Il quartiere Avignone e lopera  

 di Padre Annibale sono lo sfondo

 della vicenda descritta. Da Adle

 

 

 

 

   Leggi l'articolo in PDF

 

Sicilia, terra di suli, di mari e di ventu. Messina di fine Ottocento, una città elegantemente vestita, ornata dallo Stretto a forma di falce come un gioiello prezioso al collo, che sfoggia orgogliosa il proprio paesaggio impareggiabile. La Messina dallo scheletro nell’armadio: il quartiere “Avignone”, con i suoi mignuni, un fastidioso sassolino nella scarpa che tutti i cittadini avvertono, è lì, presente e pericoloso, pronto a graffiare, ferire, far vergognare. Quelli del quartiere “Avignone” (Adle Edizioni, pp. 363, € 18,00) di Giuseppe De Lorenzo è la storia della Messina pre e post terremoto del 1908, la rappresentazione degli stili di vita, delle mescolanze di culture, delle abitudini quotidiane dell’epoca che hanno portato alla moderna città del Ventesimo secolo. È la risposta alla curiosità dei messinesi di oggi rispetto agli antenati di ieri.

 

Per le strade della città si snodano le avventure di due ladruncoli da strapazzo, Turi pilu russu e Peppino: il primo, figlio di Rosetta la zoccola ma orfano, analfabeta col dono del disegno, dal cuore grande, sempre pronto ad aiutare il suo amico fraterno Peppino, più intellettuale (tra i pochi a saper leggere e scrivere) e di indole pacata, figlio di genitori sconosciuti, cresciuto a pane e fatica dalla nonna, alla quale è profondamente legato. «Erano amici inseparabili e popolarmente conosciuti per la loro simpatia e cordialità, cosa rarissima in quell’ambiente». Vivono praticamente da sempre nel quartiere “Avignone”, un lurido tugurio abitato da gente “necessariamente” malfamata, come i concittadini stessi li marchiano, «una città dentro la città», una bettola dalla quale il sole sembra aver preso le distanze e dove anche Dio stesso non metterebbe piede.

 

Forse Dio no, ma padre Annibale di Francia sì, il buon caro padre, che tutti danno per matto quando si avventura senza alcun timore all’interno di quella landa deserta, piena di pericoli neanche troppo dietro l’angolo. Padre Annibale, colui che ha ridato luce e speranza a chi ormai si credeva condannato a vivere all’inferno. Grazie al suo daffare, anche la Messina bene si desta dal torpore cui si era cullata finora, per aprirsi alle opere di beneficenza e ridare un po’ di dignità ai compaesani meno fortunati di loro. La sua influenza è fondamentale per riportare l‘intero caseggiato del quartiere “Avignone” alla retta via, soprattutto quando si adopera per allontanare gli sfollati dalla strada promuovendo la costruzione degli orfanotrofi per ridare dignità a quei luoghi bui e malvisti.

 

L’amicizia di Turi e Peppino gravita attorno agli eventi della città in modo quasi passivo, trascorrendo le giornate con la preoccupazione di obbedire agli ordini di Don Carlo, «u tirchiu», che li costringe a lavorare in mezzo alla gente in maniera quasi invisibile solo per fare la fortuna delle proprie tasche. Ma i due ragazzi, pur essendo figli di nessuno, pur nella loro ingenuità ed ignoranza hanno l’onestà nel sangue. Onestà che cambierà radicalmente la casa di Don Carlo, facendola diventare una casa aperta al mondo, alla luce, distribuendo il contenuto delle sue tasche ai più bisognosi. «Don Carlo era rinsavito ed il quartiere invece lo dava tocco di cervello». Diventa così il nonno adottivo dei due giovani e costituirà per gli anni a venire una presenza fondamentale per la loro crescita spirituale e professionale.

 

Il destino, a volte beffardo, fa sì che Peppino scopra di avere una madre di nobili origini ed ancora in vita, così opera una trasformazione, «ora non aviti cchiù nenti di Pippino, ora siti nu principinu», dal Peppineddu conosciuto da tutti al mercato per la sua classe innata diventa il marchese Giuseppe, un signorino che non ha mai dimenticato la sua provenienza né disdegna il popolo dei mignuni.

 

La fortuna gira per tutti ed anche Turi, noto per la sua bravura nel disegno, diventa un personaggio di spicco nell’ambito artistico della città, rispondendo all’appellativo di Salvatore Milici il Maestro, seppur giovane, già famoso per le sue opere, quale l‘affresco della cappella del quartiere. Finalmente i ragazzi hanno modo di esprimere la loro personalità, le loro strade viaggiano parallele, incontrandosi sovente per passare dei momenti piacevoli, ma senza dimenticare di affermarsi professionalmente.

 

Il loro rapporto sembra incrinarsi quando Salvatore si fidanza con una ragazza nobile, Maria, custode e fedele conservatrice di un ciondolo tanto caro a Giuseppe… Ma un’amicizia di un certo livello, quella vera, quella che vede «due ragazzi rotolarsi sull’erba abbracciati in una gioia irrefrenabile», che riesce a superare tutte le guerre, la lontananza e la tragedia del terremoto è destinata a superare anche le barriere dell’amore che inizialmente vengono ritenute insuperabili.

 

Sapere da dove veniamo serve per visualizzare la strada che stiamo prendendo per il nostro futuro e dove stiamo andando. Conoscere il nostro passato e le nostre origini ci aiuta senz’altro a non rinnegare la storia della nostra terra. Sapere adesso che il quartiere Avignone si trovava nei pressi dell’attuale via Cesare Battisti, dà tutto un altro significato storico a quella zona ed all’atmosfera della città stessa che ha vissuto i suoi momenti di gioia, di spensieratezza, oltre al buio ed al dolore, sentimenti di cui veniamo a conoscenza solo attraverso le preziose testimonianze  delle pagine dei libri.

 

«Questa è opera Tua padre, anche da morto hai voluto aiutarci.

Ci siamo ritrovati per non lasciarci mai più».

 

Maria Ficarra


(www.excursus.org, anno IV, n. 31, febbraio 2012)

 

 

                 

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

Alessia Abrami, Marta Altieri, Silvia Caristi, Maria Ficarra, Annalice Furfari,

Maria Gerace, Serena Intelisano, Pamela La Camera, Roberto La Fauci,

Giuseppe Licandro, Marco Mazzi, Domenica Riggio, Carmine Zaccaro, Ivana Vaccaroni

 

 

Se vuoi ricevere la newsletter di Excursus, manda un'email a newsletter@excursus.org


Sito ottimizzato per la visione con Internet Explorer

 

Registrazione presso il Tribunale di Messina

n. 10 del 13 luglio 2009

 

 

2009-2012 Excursus.org - Rivista di attualità e cultura

Eccetto dove specificatamente indicato, i contenuti di questo sito

sono rilasciati sotto licenza Creative Commons 3.0

Leggi l'AVVISO LEGALE

 

 

 

Progetto grafico: Luigi Grisolia