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Nell’ambito della
rassegna giornalistica organizzata da Strill.it,
testata on line di Reggio Calabria, denominata
“Tabula Rasa”, dedicata ai ricorrenti scandali
nazionali, si sono tenuti, nel mese di luglio, in
spazi pubblici autorizzati, molteplici
incontri-dibattiti tra i giornalisti organizzatori,
Giusva Branca e Raffaele Mortelliti, ed esperti del
mondo della stampa, anche esteri, investigatori,
cronisti, inviati speciali, magistrati, scrittori
per un gigantesco esame di coscienza, com’è
stato definito, su eventi e personaggi che hanno
messo in crisi l’opinione pubblica italiana.
L’iniziativa ha avuto molto successo.
Per venti serate,
davanti ad un attentissimo pubblico, incuriosito
dalla novità dell’evento, sono stati restituiti alla
ribalta personaggi noti e situazioni abnormi del
passato e del presente: la ’ndrangheta (stereotipe
and reality), il terrorismo, la scomparsa di
Emanuela Orlandi e i misteri del Vaticano, l’Unità
d’Italia vista da Pino Aprile, autore del best
seller Terroni, il Mostro di Firenze,
Peppino Impastato. Per ricordare l’assassinio di
quest’ultimo nel 1978 ad opera di Tano Badalamenti,
erano presenti il fratello Giovanni e i giornalisti
Claudio Cordova e Claudio La Camera.
Il 27 luglio è stato
presentato Terroni (Piemme), il libro scritto
dal giornalista Pino Aprile che ha suscitato
numerose polemiche e scatenato gli istinti umorali
dei lettori meridionali, alcuni dei quali si sono
convinti di essere stati colonizzati durante e dopo
la fondazione dello stato unitario italiano.
È un modo distorto
di adoperare il revisionismo storico e di
strumentalizzare la storia esagerando volutamente i
dati di riporto e nascondendo le cause a monte, per
incrementare unicamente sentimenti di divisione e
razzismo. Si sa che la storia non è spettacolo e
drammatizzazione come vorrebbe ridurla Aprile, ma
memoria fondata non solo sugli effetti che ha
prodotto, ma pure sulle cause che li hanno generati,
costruita su documenti inoppugnabili, tuttora
consultabili e non sul sentito dire o sulle opzioni
preferite.
Il giornalista
riduce una materia così complessa, a lungo studiata
e comparata, da storici come Gaetano Cingari,
Gaetano Salvemini, Rosario Villari ed altri alla
semplice soggezione del Sud rispetto ai Savoia ed
alla strumentalizzazione delle truppe regolari che
condussero una vera e propria guerra civile. Coglie
solo gli aspetti superficiali ed abnormi.
Non dice della
necessità di combattere il fenomeno del
brigantaggio, cui si riconducono le stragi di cui
parla, che impedivano forme di vita civile nelle
città meridionali, come testimoniano Vincenzo Padula
e le inchieste di Leopoldo Franchetti e Sidney
Sonnino e le Lettere meridionali di Pasquale
Villari.
Affabula con
racconti di orrori che possono sembrare gratuiti ed
occasionali, ma che sono simili purtroppo in tutte
le guerre che si combattono nel mondo per riportare
ordine e rispetto alle leggi costituite onde evitare
il marasma e l'anarchia. Senza contare che il nuovo
stato unitario allora dovette sedare le rivolte
suscitate oltre che dai briganti, anche dai
disertori borbonici che in gran numero aizzavano e
armavano le popolazioni a resistere al nuovo
assetto.
Gaetanina Sicari
Ruffo
(www.excursus.org,
anno III, n. 26, settembre 2011)
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