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Negli anni a cavallo tra Otto e Novecento Parigi è
stata senza dubbio l’origine delle più importanti
innovazioni e nella città francese si dirigevano non
solo gli artisti, ma anche gli estimatori e i
collezionisti. Tra questi ultimi facevano frequenti
e produttivi viaggi anche i due industriali
moscoviti, Ivan Morozov e
Sergei Ščukin
per commissionare ed acquistare opere d’arte. Grazie
alla sensibilità delle scelte fatte, le loro
abitazioni erano esposizioni private arredate con
dipinti d’artisti che, con il passare degli anni,
sarebbero stati considerati i migliori della
modernità.
Le tele di Monet e degli impressionisti sono le
prime ad attrarre il gusto di Ščukin che in anni
diversi apprezza e compera Gauguin:
di questi arriva a possederne ben sedici, a
costituire una suggestione intangibile nella sala da
pranzo della sua casa. Seguendo le evoluzioni
dell’arte diviene mecenate anche di Matisse e
Picasso. Morozov,
avveduto estimatore, si procura opere attentamente
valutate: preferisce i paesaggi e
gli ambienti chiusi di Poussin,
Renoir e
Sisley, opere inserite nella natura oltre agli
straordinari Cézanne.
Queste accorte attività collezionistiche di Morozov
e Ščukin
s’interrompono allo scoppio della Prima Guerra
Mondiale, mentre con la nazionalizzazione
confluiscono nel Museo d’Arte Moderna Occidentale di
Mosca: il Puškin. Poi, dopo la Seconda Guerra
Mondiale, una parte dei grandi capolavori è
trasferita al Museo dell’Ermitage di Leningrado,
l’odierna San Pietroburgo.
Ora una selezione di questi capolavori è in mostra
fino al 5 febbraio 2012 in “Brera incontra il
Puškin” alla Pinacoteca Milanese, con la curatela di
Sandrina Bandiera e Irina Antonova. Per celebrare
l’incontro tra i due musei in occasione dell’Anno
della Cultura Italia-Russia è arrivata una
straordinaria sequenza di capolavori di Cézanne,
Gauguin,
Monet, Matisse, Renoir, Picasso, Rousseau e Van
Gogh. Entrando in mostra ed osservando i quadri è
molto difficile descriverne solo alcuni, tutti sono
eccezionali, particolari o fantastici. La scelta di
parlarne di pochi è veramente difficile e decidiamo
di segnalare quelli che, a nostro giudizio, hanno
fatto fare un grande passo avanti all’arte moderna.
Le Ninfee bianche di Monet
risalgono al 1899, quando il pittore era a
Giverny e dipingeva le vedute dello stagno con il
famosissimo ponticello giapponese. Si è colpiti
dalla leggerezza dell’insieme, dal sole che penetra
liberamente nel giardino diffondendo sul fogliame
cascante dei salici, sui fiori e sullo specchio
d’acqua effetti magici di luce, testimonianza del
pensiero dell’autore e del suo approfondimento della
natura con i fiori che si trasformano in una visione
fluttuante e mutevole. S’incontra poi il Pierrot
e Arlecchino di Cézanne
che l’autore definisce «altro rispetto
alla realtà». Quest’opera testimonia il
periodo nel quale l’artista si dedica allo studio
della raffigurazione del modello umano in
contrapposizione alla serie precedente nella quale
usava i manichini. La figura di Arlecchino
affascinerà quel gruppo di pittori che stava
affrontando le verità sconosciute di un nuovo modo
di interpretare la realtà e che diventerà il
cubismo.
Ecco poi i Pesci rossi di Matisse che,
nuotando dentro il recipiente, costituiscono il
punto focale della composizione: l’ambiente che li
circonda è assoggettata alle nuove regole di una
prospettiva rovesciata a testimonianza che Matisse
ha approfondito l’arte medioevale e in modo
particolare quella ravennate. L’armonia che si
diffonde dal quadro è una delle più espressive di
tutta l’opera dell’artista.
Ed infine La ronda dei carcerati di Van Gogh,
metafora visiva dello stato psicologico nel
quale sprofonda l’artista. In quest’opera non c’è
denuncia sociale, ma è satura di solitudine: lo
spazio che sfugge verso l’alto rinchiude le
trentatrè figure a capo chino, è compresso, il moto
è uniforme sottolineato dalle ombre sul pavimento,
anch’esse curve. S’incontrano ancora il Ritratto
di Ambroise Vollard di Picasso, Aha Oe Feii?
di Gauguin,
La Pergola di Renoir, la Veduta del
ponte di Sèvres di Rousseau, la Radura nel
bosco di Fontainbleau di Sisley
e poi Pissaro
e Derain, nonché le
interessantissime fotografie dei saloni delle case
dei due mecenati che con le loro acquisizioni hanno
permesso a tutto il mondo, la visione di un
compendio di uno dei periodi più fulgidi dell’arte.
Michela Sala
Notizie utili
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Brera incontra
il Puškin. Collezionismo russo tra Renoir e Matisse
Milano, Pinacoteca
di Brera, Via Brera 28
Fino al 5 febbraio
2012
Orario: dal martedì a domenica dalle 8.30 alle
19.15; chiuso lunedì.
Ingresso: € 12,00 intero per la Mostra e la
Pinacoteca
Informazioni:
tel. 02 800 361 - disponibili audioguide in italiano
e inglese
(www.excursus.org,
anno IV, n. 30, gennaio 2012)
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