Anno IV             

n.30                    Gennaio 2012

Quanti libri tiene il mondo / non saziar l'appetito mio profondo / quanto ho mangiato! e del digiun pur moro (Tommaso Campanella)                                                     Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Eventi

 

 
 

La Pinacoteca di Brera incontra il Museo Puškin:

il collezionismo russo tra Renoir e Matisse

di Michela Sala

 

 

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Negli anni a cavallo tra Otto e Novecento Parigi è stata senza dubbio l’origine delle più importanti innovazioni e nella città francese si dirigevano non solo gli artisti, ma anche gli estimatori e i collezionisti. Tra questi ultimi facevano frequenti e produttivi viaggi anche i due industriali moscoviti, Ivan Morozov e Sergei Ščukin per commissionare ed acquistare opere d’arte. Grazie alla sensibilità delle scelte fatte, le loro abitazioni erano esposizioni private arredate con dipinti d’artisti che, con il passare degli anni, sarebbero stati considerati i migliori della modernità.

 

Le tele di Monet e degli impressionisti sono le prime ad attrarre il gusto di Ščukin che in anni diversi apprezza e compera Gauguin: di questi arriva a possederne ben sedici, a costituire una suggestione intangibile nella sala da pranzo della sua casa. Seguendo le evoluzioni dell’arte diviene mecenate anche di Matisse e Picasso. Morozov, avveduto estimatore, si procura opere attentamente valutate: preferisce i paesaggi e gli ambienti chiusi di Poussin, Renoir e Sisley, opere inserite nella natura oltre agli straordinari Cézanne.      

 

Queste accorte attività collezionistiche di Morozov e Ščukin s’interrompono allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, mentre con la nazionalizzazione confluiscono nel Museo d’Arte Moderna Occidentale di Mosca: il Puškin. Poi, dopo la Seconda Guerra Mondiale, una parte dei grandi capolavori è trasferita al Museo dell’Ermitage di Leningrado, l’odierna San Pietroburgo.

Ora una selezione di questi capolavori è in mostra fino al 5 febbraio 2012 in “Brera incontra il Puškin” alla Pinacoteca Milanese, con la curatela di Sandrina Bandiera e Irina Antonova. Per celebrare l’incontro tra i due musei in occasione dell’Anno della Cultura Italia-Russia è arrivata una straordinaria sequenza di capolavori di Cézanne, Gauguin, Monet, Matisse, Renoir, Picasso, Rousseau e Van Gogh. Entrando in mostra ed osservando i quadri è molto difficile descriverne solo alcuni, tutti sono eccezionali, particolari o fantastici. La scelta di parlarne di pochi è veramente difficile e decidiamo di segnalare quelli che, a nostro giudizio, hanno fatto fare un grande passo avanti all’arte moderna.

 

Le Ninfee bianche di Monet risalgono al 1899, quando il pittore era a Giverny e dipingeva le vedute dello stagno con il famosissimo ponticello giapponese. Si è colpiti dalla leggerezza dell’insieme, dal sole che penetra liberamente nel giardino diffondendo sul fogliame cascante dei salici, sui fiori e sullo specchio d’acqua effetti magici di luce, testimonianza del pensiero dell’autore e del suo approfondimento della natura con i fiori che si trasformano in una visione fluttuante e mutevole. S’incontra poi il Pierrot e Arlecchino di Cézanne che l’autore definisce «altro rispetto alla realtà». Quest’opera testimonia il periodo nel quale l’artista si dedica allo studio della raffigurazione del modello umano in contrapposizione alla serie precedente nella quale usava i manichini. La figura di Arlecchino affascinerà quel gruppo di pittori che stava affrontando le verità sconosciute di un nuovo modo di interpretare la realtà e che diventerà il cubismo.

 

Ecco poi i Pesci rossi di Matisse che, nuotando dentro il recipiente, costituiscono il punto focale della composizione: l’ambiente che li circonda è assoggettata alle nuove regole di una prospettiva rovesciata a testimonianza che Matisse ha approfondito l’arte medioevale e in modo particolare quella ravennate. L’armonia che si diffonde dal quadro è una delle più espressive di tutta l’opera dell’artista.

 

Ed infine La ronda dei carcerati di Van Gogh, metafora visiva dello stato psicologico nel quale sprofonda l’artista. In quest’opera non c’è denuncia sociale, ma è satura di solitudine: lo spazio che sfugge verso l’alto rinchiude le trentatrè figure a capo chino, è compresso, il moto è uniforme sottolineato dalle ombre sul pavimento, anch’esse curve. S’incontrano ancora il Ritratto di Ambroise Vollard di Picasso, Aha Oe Feii? di Gauguin, La Pergola di Renoir, la Veduta del ponte di Sèvres di Rousseau, la Radura nel bosco di Fontainbleau di Sisley e poi Pissaro e Derain, nonché le interessantissime fotografie dei saloni delle case dei due mecenati che con le loro acquisizioni hanno permesso a tutto il mondo, la visione di un compendio di uno dei periodi più fulgidi dell’arte.

 

Michela Sala

 

Notizie utili

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Brera incontra il Puškin. Collezionismo russo tra Renoir e Matisse 

Milano, Pinacoteca di Brera, Via Brera 28

Fino al 5 febbraio 2012

                 Orario: dal martedì a domenica dalle 8.30 alle 19.15; chiuso lunedì.

                 Ingresso: € 12,00 intero per la Mostra e la Pinacoteca                

Informazioni: tel. 02 800 361 - disponibili audioguide in italiano e inglese

 

 

(www.excursus.org, anno IV, n. 30, gennaio 2012)

 

 

 

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

Alessia Abrami, Marta Altieri, Silvia Caristi, Maria Ficarra, Annalice Furfari,

Marco Gatto, Maria Gerace, Serena Intelisano, Pamela La Camera, Roberto La Fauci,

Giuseppe Licandro, Marco Mazzi, Domenica Riggio, Carmine Zaccaro, Ivana Vaccaroni

 

 

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