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La nascita del
lungo cammino lontano da casa ha origini
antichissime. Pellegrini e mercanti nel lontano
Medioevo intraprendevano il percorso sulle strade
d’Italia a scopo religioso. Il viaggio verso Roma
era una tappa fondamentale, ma già durante il XV
secolo il carattere penitenziale è affiancato
dall’occasione laica di cultura e mondanità
trasmesse, oltre che dalla città eterna, da Venezia,
Milano, Firenze o Bologna.
Nei due secoli
successivi questa nuova idea si diffonde in tutta
Europa e il viaggio in Italia, diventato il
Grand Tour, rappresenta una moda: è il tragitto
che i giovani rampolli dell'aristocrazia europea,
gli artisti e gli uomini di cultura compiono in nome
del sapere. Nel 1700, durante il viaggio si può
visitare le rovine romane, Ercolano e Pompei sono
state riscoperte da poco e, secondo le proprie
possibilità, acquistare opere d’arte e antiquariato.
Dopo la visita e il soggiorno tra calli e canali
veneziani nasce nel visitatore il desiderio di
portare a casa anche un ricordo speciale – usanza
che continua ancora oggi - e non c’è niente di
meglio di una bella tela oppure un’acquaforte per
far conoscere ciò che si è visto.
È in questo periodo
che nella città lagunare si sviluppa una nuova
corrente artistica: la “veduta panoramica”, un
particolare genere d’arte che ha per soggetto uno
scorcio, una piazza, un mercato, una ricorrenza
religiosa sotto il profilo monumentale o pittoresco,
il tutto interpretato da una nobiltà capricciosa e
festaiola che si muove tra feste, banchetti e
teatri. I capisaldi di questa corrente che ha ormai
circoscritto le proprie caratteristiche, sono
Antonio Canal detto Canaletto, Francesco Guardi e
Bernardo Bellotto.
Di quest’ultimo la
città di Conegliano ospita, fino a metà aprile nelle
sale del cinquecentesco Palazzo Sarcinelli, una
mostra, curata da Dario Succi, composta da una
settantina di sue opere. Le tele e le acqueforti che
compongono l’esposizione costituiscono l’intero iter
del pittore; i paesaggi scandiscono le tappe
fondamentali della sua carriera, dalle vedute di
Venezia alle capitali europee Dresda, Vienna,
Varsavia dove il pittore è noto come “il Canaletto
del nord”.
Entrato
quattordicenne come apprendista nella bottega dello
zio Canaletto ha, nei primi anni, viaggiato con lui
tesaurizzando le sue ricerche, per poi proseguire da
solo il suo cammino europeo. Il percorso espositivo
di Bernardo Bellotto – nasce a Venezia nel 1722 e
muore a Varsavia nel 1780 – si apre con i dipinti
giovanili dedicati alla sua città natale nei quali
palesa già la propria cifra pittorica contrassegnata
dalla definizione accurata delle architetture
sottolineate da ombreggiature ben definite, dalla
luminosità dell’aria e dal verde smeraldo
dell’acqua. Al primo soggiorno di Dresda, dove gli è
stato conferito il titolo di Peintre Royal,
appartengono spettacolari tele di grandi dimensioni,
provenienti dall’importante Gemäldegalerie della
capitale.
Per la città
sassone, qui tratteggiata ancora prima della
deturpazione a causa delle ostilità dei “Sette anni”
e di esser stata rasa al suolo dai bombardamenti
della seconda guerra mondiale, Dresda dalla riva
destra dell’Elba a valle del ponte di Augusto
è la portavoce del suo passato. Restaurata negli
ultimi anni nella veduta si possono leggere le
architetture che i sovrani Augusto II e Augusto III
stavano programmando per dare un volto nuovo alla
capitale. Si vedono la cattedrale Hofkirche con il
campanile ancora in costruzione, di là dal ponte sul
fiume le quattro cupole della Frauenkirche, mentre
sulla destra sorge il Palazzo Fürstenberg scandito
dalle alte finestre e la grande terrazza. Della
cittadina posta sull’Elba, Il sobborgo dei
barcaioli a Pirna, Bellotto tramanda la magia
che scaturisce dagli elementi naturali: il fiume
dalle acque cristalline nel verde della campagna, la
vita semplice e modesta dei personaggi popolani e le
loro abitazioni.
Intorno al 1760 il
pittore è a Vienna su invito di Maria Teresa e nella
capitale asburgica non rappresenta solamente palazzi
e giardini come nella tradizione veneta, ma
costruisce una prospettiva teatrale barocca ponendo
in primo piano le figure destinate a diventare le
protagoniste delle scena (come ne Il
Palazzo in villa Liechtenstein a Vienna visto da est).
Durante una sosta a
Varsavia mentre è diretto a San Pietroburgo, è
nominato pittore di Corte da re Stanislao Augusto:
l’ambizioso monarca vuole dar principio ad
un’Accademia di Belle Arti e istituire un’importante
collezione. Il pittore si ferma e inizia il periodo
polacco che si protrarrà fino alla fine dei suoi
giorni. Recuperata l’agiatezza e la protezione del
sovrano si dedica alla raccolta per il suo Castello
con le vedute di Varsavia e un ciclo d’incisioni
ispirate a quelle di Gianbattista Piranesi. La
particolarità delle opere di questo periodo è il
realismo delle scene di genere inserite nelle vedute
quando l’artista crea
attentamente
vie e palazzi della
capitale con una nitidezza che oggi definiremmo
fotografica. Bellissimo il panorama della città con
il Palazzo Reale, le chiese e le residenze
signorili; imponente è la Veduta del Sobborgo
Cracovia dalla Colonna di Sigismondo.
Queste opere hanno
permesso, dopo i danni della seconda guerra mondiale
ad artefici e architetti la ricostruzione della
città sulla base dei dipinti. Interessante la serie
delle quattro immagini de La chiesa del Santo
Sacramento: la prima dipinta dal Bellotto nel
1778, poi una foto del tempio scattata ante-guerra,
quindi le rovine del bombardamento del 1945 e la sua
ricostruzione avvenuta nel 1956.
Da segnalare
l’ampio capitolo dedicato alla grafica che per
valenza documentaria e qualità, è di grande
importanza per la storia dell’arte e delle città.
L’esposizione si avvale verso la fine anche del
confronto tra Bellotto e i maestri del Vedutismo
veneziano del Settecento: da Canaletto a Marieschi
fino all’insuperabile Guardi che, utilizzando un
tocco rapido e leggero, satura le scene di gamme
cromatiche azzurrine con figurine appena abbozzate,
ma nello stesso tempo piene di malinconia.
Michela Sala
Notizie utili
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BERNARDO
BELLOTTO, IL CANALETTO DELLE CORTI EUROPEE
Conegliano (Tv),
Palazzo Sarcinelli - via XX settembre, 132
Fino al 15 aprile
2012
Orari:
lunedì – giovedì: 9.00 - 19.00; venerdì - sabato:
9.00 - 21.00;
domenica: 9.00 -
20.00
Apertura
speciale: 9 aprile (lunedì di Pasqua): 9.00 - 21.00
Ingresso:
intero:
10 €, ridotto: 8 €.
Catalogo:
Marsilio Editore.
Info e prenotazioni:
numero verde gratuito 800 775083.
(www.excursus.org,
anno IV, n. 31, febbraio 2012)
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