Anno IV            

n.30                     Gennaio 2012

 La lettura fa l'uomo completo [...] e lo scrivere fa l'uomo esatto (Francesco Bacone)                                                   Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Eventi

 

 

 
 

Le opere di Bernardo Bellotto in mostra

al Palazzo Sarcinelli di Conegliano (Tv)

di Michela Sala

 

        

 

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La nascita del lungo cammino lontano da casa ha origini antichissime. Pellegrini e mercanti nel lontano Medioevo intraprendevano il percorso sulle strade d’Italia a scopo religioso. Il viaggio verso Roma era una tappa fondamentale, ma già durante il XV secolo il carattere penitenziale è affiancato dall’occasione laica di cultura e mondanità trasmesse, oltre che dalla città eterna, da Venezia, Milano, Firenze o Bologna.

 

Nei due secoli successivi questa nuova idea si diffonde in tutta Europa e il viaggio in Italia, diventato il Grand Tour, rappresenta una moda: è il tragitto che i giovani rampolli dell'aristocrazia europea, gli artisti e gli uomini di cultura compiono in nome del sapere. Nel 1700, durante il viaggio si può visitare le rovine romane, Ercolano e Pompei sono state riscoperte da poco e, secondo le proprie possibilità, acquistare opere d’arte e antiquariato. Dopo la visita e il soggiorno tra calli e canali veneziani nasce nel visitatore il desiderio di portare a casa anche un ricordo speciale – usanza che continua ancora oggi - e non c’è niente di meglio di una bella tela oppure un’acquaforte per far conoscere ciò che si è visto.

 

È in questo periodo che nella città lagunare si sviluppa una nuova corrente artistica: la “veduta panoramica”, un particolare genere d’arte che ha per soggetto uno scorcio, una piazza, un mercato, una ricorrenza religiosa sotto il profilo monumentale o pittoresco, il tutto interpretato da una nobiltà capricciosa e festaiola che si muove tra feste, banchetti e teatri. I capisaldi di questa corrente che ha ormai circoscritto le proprie caratteristiche, sono Antonio Canal detto Canaletto, Francesco Guardi e Bernardo Bellotto.

Di quest’ultimo la città di Conegliano ospita, fino a metà aprile nelle sale del cinquecentesco Palazzo Sarcinelli, una mostra, curata da Dario Succi, composta da una settantina di sue opere. Le tele e le acqueforti che compongono l’esposizione costituiscono l’intero iter del pittore; i paesaggi scandiscono le tappe fondamentali della sua carriera, dalle vedute di Venezia alle capitali europee Dresda, Vienna, Varsavia dove il pittore è noto come “il Canaletto del nord”.

 

Entrato quattordicenne come apprendista nella bottega dello zio Canaletto ha, nei primi anni, viaggiato con lui tesaurizzando le sue ricerche, per poi proseguire da solo il suo cammino europeo. Il percorso espositivo di Bernardo Bellotto – nasce a Venezia nel 1722 e muore a Varsavia nel 1780 – si apre con i dipinti giovanili dedicati alla sua città natale nei quali palesa già la propria cifra pittorica contrassegnata dalla definizione accurata delle architetture sottolineate da ombreggiature ben definite, dalla luminosità dell’aria e dal verde smeraldo dell’acqua. Al primo soggiorno di Dresda, dove gli è stato conferito il titolo di Peintre Royal, appartengono spettacolari tele di grandi dimensioni, provenienti dall’importante Gemäldegalerie della capitale.

 

Per la città sassone, qui tratteggiata ancora prima della deturpazione a causa delle ostilità dei “Sette anni” e di esser stata rasa al suolo dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, Dresda dalla riva destra dell’Elba a valle del ponte di Augusto è la portavoce del suo passato. Restaurata negli ultimi anni nella veduta si possono leggere le architetture che i sovrani Augusto II e Augusto III stavano programmando per dare un volto nuovo alla capitale. Si vedono la cattedrale Hofkirche con il campanile ancora in costruzione, di là dal ponte sul fiume le quattro cupole della Frauenkirche, mentre sulla destra sorge il Palazzo Fürstenberg scandito dalle alte finestre e la grande terrazza. Della cittadina posta sull’Elba, Il sobborgo dei barcaioli a Pirna, Bellotto tramanda la magia che scaturisce dagli elementi naturali: il fiume dalle acque cristalline nel verde della campagna, la vita semplice e modesta dei personaggi popolani e le loro abitazioni.

 

Intorno al 1760 il pittore è a Vienna su invito di Maria Teresa e nella capitale asburgica non rappresenta solamente palazzi e giardini come nella tradizione veneta, ma costruisce una prospettiva teatrale barocca ponendo in primo piano le figure destinate a diventare le protagoniste delle scena (come ne Il Palazzo in villa Liechtenstein a Vienna visto da est).

Durante una sosta a Varsavia mentre è diretto a San Pietroburgo, è nominato pittore di Corte da re Stanislao Augusto: l’ambizioso monarca vuole dar principio ad un’Accademia di Belle Arti e istituire un’importante collezione. Il pittore si ferma e inizia il periodo polacco che si protrarrà fino alla fine dei suoi giorni. Recuperata l’agiatezza e la protezione del sovrano si dedica alla raccolta per il suo Castello con le vedute di Varsavia e un ciclo d’incisioni ispirate a quelle di Gianbattista Piranesi. La particolarità delle opere di questo periodo è il realismo delle scene di genere inserite nelle vedute quando l’artista crea attentamente vie e palazzi della capitale con una nitidezza che oggi definiremmo fotografica. Bellissimo il panorama della città con il Palazzo Reale, le chiese e le residenze signorili; imponente è la Veduta del Sobborgo Cracovia dalla Colonna di Sigismondo.

 

Queste opere hanno permesso, dopo i danni della seconda guerra mondiale ad artefici e architetti la ricostruzione della città sulla base dei dipinti. Interessante la serie delle quattro immagini de La chiesa del Santo Sacramento: la prima dipinta dal Bellotto nel 1778, poi una foto del tempio scattata ante-guerra, quindi le rovine del bombardamento del 1945 e la sua ricostruzione avvenuta nel 1956.

 

Da segnalare l’ampio capitolo dedicato alla grafica che per valenza documentaria e qualità, è di grande importanza per la storia dell’arte e delle città. L’esposizione si avvale verso la fine anche del confronto tra Bellotto e i maestri del Vedutismo veneziano del Settecento: da Canaletto a Marieschi fino all’insuperabile Guardi che, utilizzando un tocco rapido e leggero, satura le scene di gamme cromatiche azzurrine con figurine appena abbozzate, ma nello stesso tempo piene di malinconia.

 

Michela Sala

 

Notizie utili

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BERNARDO BELLOTTO, IL CANALETTO DELLE CORTI EUROPEE

Conegliano (Tv), Palazzo Sarcinelli - via XX settembre, 132

Fino al 15 aprile 2012

 

Orari: lunedì – giovedì: 9.00 - 19.00; venerdì  - sabato: 9.00 - 21.00;

domenica: 9.00 - 20.00

Apertura speciale: 9 aprile (lunedì di Pasqua): 9.00 - 21.00

Ingresso: intero: 10 €,  ridotto: 8 €.

Catalogo: Marsilio Editore. 

Info e prenotazioni: numero verde gratuito 800 775083.

 

 

(www.excursus.org, anno IV, n. 31, febbraio 2012)

 

 

  

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

Alessia Abrami, Marta Altieri, Silvia Caristi, Maria Ficarra, Annalice Furfari,

Maria Gerace, Serena Intelisano, Pamela La Camera, Roberto La Fauci,

Giuseppe Licandro, Marco Mazzi, Domenica Riggio, Carmine Zaccaro, Ivana Vaccaroni

 

 

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