Anno I             

n.4                   

Novembre 2009

Alcuni libri sono immeritatamente dimenticati; nessuno è ricordato immeritatamente (Wystan Hugh Auden)                                                     Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Eventi

 

 
 

Presentato nella Città dei Bronzi

il saggio di Luigi Ambrosi sulla Rivolta di Reggio

di Giuseppe Licandro

 

 

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Il 14 luglio 1970 ebbe inizio a Reggio Calabria la sommossa popolare più lunga della storia italiana, innescata dalla contesa fra catanzaresi e reggini per l’assegnazione della sede del capoluogo regionale. La protesta si protrasse quasi ininterrottamente fino a febbraio del 1971, con rigurgiti violenti che si trascinarono fino all’ottobre successivo. Alla fine il bilancio fu veramente pesante: cinque morti, oltre un migliaio di feriti e centinaia di persone denunciate all’autorità giudiziaria.

 

 A trentanove anni dagli eventi reggini il dibattito fra gli studiosi rimane sempre vivo, come sta a testimoniare la recente pubblicazione de La rivolta di Reggio. Storia di territori, violenza e populismo nel 1970 (Rubbettino, pp. 316, € 19,00) di Luigi Ambrosi, dottore di ricerca in Storia contemporanea presso l’Università “La Sapienza” di Roma, vincitore dell’edizione 2009 del Premio Letterario “Palmi” (per la saggistica) e del Premio “Rhegium Julii” (Premio Speciale “Aldo Sgroj”).

 

Ambrosi, oltre a ricostruire con obiettività i fatti sia sulla base di una accurata documentazione che attraverso le testimonianze inedite di alcuni dei suoi protagonisti, prende in esame soprattutto gli aspetti culturali e sociopolitici della rivolta reggina, soffermandosi in particolare sulle categorie di «identità territoriale», «ordine pubblico» e «retorica populista», che, a suo avviso, la distinsero dalle proteste popolari avvenute in quegli anni, sebbene anch’essa fosse riconducibile allo stesso contesto storico generale (che negli anni Sessanta e Settanta del Novecento era caratterizzato, ricordiamo, dalle manifestazioni studentesche e operaie e dalla voglia della gente di partecipare attivamente alla vita politica).

 

Il capoluogo costituì il simbolo dell’«identità territoriale» – per Ambrosi indice sì di spirito localistico, ma non di mero campanilismo – che si cercò di difendere contro coloro i quali si riteneva tramassero ai danni della città e ne sminuissero il valore storico-politico.

Questa istanza si coniugò ben presto con la rabbia popolare suscitata dalla repressione poliziesca, che assunse connotati davvero imponenti (furono impiegati ben dieci reparti di polizia e nove di carabinieri, facendo ricorso persino a elicotteri e blindati).

 

Le reazioni spesso esasperate dei rivoltosi (assalti alla prefettura e alla questura, barricate e attentati dinamitardi) finirono per far attribuire alla protesta reggina fini eversivi che, secondo l’autore, in realtà essa non perseguì mai, se si escludono alcune frange minoritarie che si posero «obiettivi diversi da quelli che rimasero i soli condivisi da tutto il movimento di protesta».

 

La lotta dei reggini, infine, fu contraddistinta dalla «retorica populista» che ne animò la propaganda (basta ricordare il noto slogan «Boia chi molla») e che sfociò in una sorta di «populismo antipartito», il quale, lungi dall’assumere una valenza meramente antipolitica, fu il segnale dello scollamento esistente già allora tra cittadini e istituzioni, anticipando in parte la crisi di rappresentatività della classe politica italiana che si manifestò compiutamente agli inizi degli anni Novanta.

 

Il 28 ottobre scorso il libro di Ambrosi è stato presentato a Reggio Calabria presso la Sala dei Lampadari di Palazzo San Giorgio. Con la partecipazione di Antonella Freno, assessore ai Beni Culturali e Grandi Eventi che ha introdotto i lavori, si è svolto un interessante dibattito che ha visto gli interventi, oltre che dell’autore, anche di Franco Arillotta (storico), Franco Bruno (giornalista), Renato Meduri (ex deputato di Alleanza Nazionale), e Giuseppe Tuccio (magistrato in pensione). Purtroppo si è registrata l’assenza – per impegni improrogabili – di altri relatori annunciati, che avrebbero potuto fornire un valido contributo alla discussione, rendendola ancora più articolata, tra i quali il sindaco di Reggio Giuseppe Scopelliti.

 

Arillotta, Bruno, Meduri e Tuccio, oltre ad evidenziare l’importanza dell’opera del giovane studioso sul piano della ricostruzione e dell’interpretazione dei fatti, hanno anche rievocato taluni avvenimenti significativi o poco noti della rivolta di Reggio, sulla base dei propri ricordi personali. Il dibattito, vivacizzato anche dagli interventi degli astanti, ha focalizzato le ragioni che spinsero i reggini a battersi in favore del capoluogo, rimarcando gli scenari che agli inizi degli anni Settanta del Novecento caratterizzarono la vita politica calabrese e, più in generale, quella italiana.

 

La presentazione del libro di Ambrosi ha fornito un momento di confronto per riflettere, con il giusto distacco temporale, su una pagina spesso rimossa della storia nazionale e tuttavia ancora presente nella memoria di tanti cittadini calabresi, per esempio di chi – come il sottoscritto – fu giovanissimo spettatore di quella drammatica vicenda.

 

Giuseppe Licandro

 

(www.excursus.org, anno I, n. 4, novembre 2009)

 

 

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

Linda Basile, Maria Ficarra, Annalice Furfari, Marco Gatto, Serena Intelisano,

Roberto La Fauci, Giuseppe Licandro, Giuseppe Martino, Antonella Rosanova

 

 

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