Anno I             

n.3                   

Ottobre 2009

Alcuni libri sono immeritatamente dimenticati; nessuno è ricordato immeritatamente (Wystan Hugh Auden)                                                     Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Eventi

 

 
 

La magia,in musica e parole, di De Gregori

al Teatro "Vittorio Emanuele" di Messina

di Roberto La Fauci

 

 

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Se qualcuno vi dirà, rimasticando i soliti discorsi ormai diventati stereotipi inaridenti, che il pubblico messinese è distratto, mediamente ignorante e poco amante degli stimoli musicali (e quindi culturali), non credete alle sue parole, sono luoghi comuni gretti e dozzinali. La sua profonda voglia di cultura vera, il pubblico di Messina l’ha dimostrata di recente, la sera del 23 settembre di questo 2009.

 

Infatti, malgrado i soliti (questo sì che non è un clichè) disguidi organizzativi, che tristemente insozzano molti eventi importanti, non appena alle 21:20 o giù di lì, Francesco De Gregori è comparso sul palco buio del Teatro “Vittorio Emanuele”, lo schiamazzo degli spettatori indignati per il “pacco organizzativo” è immediatamente cessato, e l’atmosfera si è prontamente riempita dell’affetto di cui il “principe dei cantautori” gode presso i suoi fans.

 

Un De Gregori schietto, senza gli orpelli e i rimaneggiamenti musicali che spesso hanno caratterizzato le sue esecuzioni live passate; una prima parte dello spettacolo eseguita voce e chitarra (suonata dal medesimo) con qualche intervento di armonica (di dylaniana memoria); in pratica, il cantastorie che tutti fece innamorare ormai quasi 40 anni fa, di nuovo nella sua dimensione originale, ma con una saggezza diversa nella voce e nelle movenze, e una consapevolezza del repertorio e della sua incisiva semplicità. Così è andato snocciolando classici e perle nascoste del suo repertorio passato e presente, tra l’incredulità del pubblico, che è abituato a una certa reticenza del cantautore a suonare i suoi brani “per come sono stati scritti”. Poi l’ingresso della band che, sicura, ha tracciato nell’aria atmosfere poetiche con arrangiamenti dal marcato sapore retrò, ma sempre freschi e coinvolgenti, totalmente asserviti (come in questo caso deve essere) alla voce narrante del cantautore. Sonorità blues, country, charleston o folk fino ad arrivare al grintoso rock de L’agnello di Dio (applauditissimo bis); ma anche tanta melodia italiana, cantata con trasporto e comunicazione. Ed è proprio la comunicazione che ha lasciato il segno, pochi discorsi tra una canzone e l’altra, poche sillabe, solo i suoi testi a testimoniare (nella disposizione in scaletta e nell’intenzione con cui erano cantati) lo stato delle cose in questa «Italia derubata e colpita al cuore» tanto per citare alcuni celebri versi del nostro.

 

Tanti i classici riproposti insomma: Titanic, Pezzi di vetro, La leva calcistica della classe '68, Viva l’Italia, La donna cannone; e presenti anche i brani delle produzioni più recenti come: Pezzi e la tristemente attuale Finestre Rotte; commuovente a metà dello spettacolo l’esecuzione da dietro il pianoforte de La storia, canzone “simbolo” con la quale ha emozionato il pubblico con un brivido alla schiena.

 

Ma non c’è stato solo questo… Francesco De Gregori si è anche mostrato in una veste ironica, scherzando col suo pubblico e rendendo ancora più godibile il suo spettacolo. Un audio pulito e senza intoppi, e una regia luci efficiente e valorizzante hanno fatto il resto, coronando questo paio d’ore passate in compagnia di quello che sembra sempre di più un “vecchio amico”, che ci viene a trovare di tanto in tanto e ci canta di momenti vissuti ed emozioni mai spente, ci canta di come eravamo, di come siamo e chissà… di come saremo; e canta tutto ciò ad un pubblico di amici sempre più multigenerazionale, infatti in sala c’erano padri e figli insieme, uniti dalle stesse canzoni e dalle stesse emozioni… Forse sta proprio qui il metro della levatura di un cantautore come De Gregori, perché la buona musica è buona sempre…senza date di scadenza o controindicazioni.

 

Roberto La Fauci

 

(www.excursus.org, anno I, n. 3, ottobre 2009)

 

 

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

Linda Basile, Maria Ficarra, Annalice Furfari, Marco Gatto, Serena Intelisano,

Roberto La Fauci, Giuseppe Licandro, Giuseppe Martino, Antonella Rosanova

 

 

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