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È stato presentato a
Messina, venerdì 16 dicembre presso l’Aula
“Cannizzaro” del Rettorato, il libro Favolando
tra mari e monti (Armenio Editore, pp. 76, €
8,00) di Sebastiano Plutino.
L’evento è iniziato
con la lettura, da parte di Melania Plutino, di un
brano tratto dalla fiaba Biagio e il gatto Birba,
a cui è seguita l’introduzione di Linda Liotta,
promoter editoriale, la quale ha descritto come sono
nate queste favole. Ovvero, in maniera del tutto
casuale: «Il mio amico Sebastiano spesso discuteva
con me di certi valori, come il rispetto della
natura, l’amore per gli animali, l’ubbidienza ai
genitori, e qualche volta mi raccontava delle
storie, in particolare quella che si era inventato
su un piccolo pesce spada, dal nome Spadino, che
raccontava a sua figlia quando aveva 3-4 anni. Ad un
certo punto gli chiesi: ma perché non le scrivi,
queste storie?». Così nacque il libro. Non si tratta
di semplici favole, ha voluto precisare la Liotta:
esse portano con sé un agglomerato di valori che
fanno sì che siano apprezzate anche dagli adulti.
Melania Plutino ha
quindi poi letto una parte di Spadino, il monello
dello Stretto, e durante la sua lettura è stato
proiettato un bellissimo filmato che ha portato i
presenti sui magnifici fondali dello Stretto di
Messina.
Ha quindi preso la
parola Nancy Spanò, docente di Ecologia Marina
presso l’ateneo peloritano, che ha sottolineato e
soprattutto illustrato, tramite delle immagini, come
lo Stretto sia “il paradiso degli zoologi”, in
quanto ricco di specie. Infatti, l’incontro tra i
due mari (lo Ionio e il Tirreno), nonché l’essere al
centro del Mediterraneo, e perciò via di transito di
molteplici flussi migratori, lo rende il regno della
biodiversità. Essa è favorita anche dalla gran
quantità di risorse nutritive, che risalgono in
particolare dallo Ionio fino alla punta della Sella,
la montagna sottomarina presente tra Ganzirri e
Punta Pezzo. Infine, altro elemento importante, è la
particolare morfologia dei fondali, che è molto
articolata per la continua attività tettonica.
Tra le specie che
possiamo trovare nei fondali la Spanò ha citato l’Errina
Aspera, un idrocorallo che si trova soltanto
nello Stretto, nonché numerose specie vegetali. Ma,
soprattutto, la studiosa ha sottolineato come nei
fondali vivano alcune specie di origine atlantica,
come le Laminariales, e tropicali. Quest’ultime
arrivano nello Stretto tramite il Canale di Suez, e
tra queste abbiamo il Portunus Pelagicus, un
granchio tropicale che, appunto, proviene dal Mar
Rosso e ha trovato in questi fondali un ambiente
adatto.
Dopo la lettura, da
parte sempre di Melania Plutino, di un brano tratto
da Fantastico incontro, dove dei ragazzini si
avventurano in un bosco dei Nebrodi per incontrare
dei folletti, la parola è passata a Rosella Picone,
direttrice dell’Orto Botanico di Messina, la quale
ha evidenziato subito come sia molto bella l’idea di
raccontare i boschi attraverso un folletto, perché
in questo modo viene stimolata la fantasia dei
ragazzi.
L’intervento della
Picone ha fatto conoscere le bellezze naturali e
paesaggistiche presenti sui Peloritani e sui Nebrodi,
anche in questo caso col supporto di opportune
immagini. La provincia di Messina è la più ricca di
boschi di tutta la Sicilia, caratterizzata da
foreste sempreverdi.
Ci sono quercete,
come il bosco di Solimò, nell’Alto Niceto, o quello
presente nella Vallata di Castel di Lucio; leccete,
sui monti di Camaro (appena sopra Messina, quindi) o
nella zona di Grotta Campana (Furci Siculo);
faggete, come il bosco di Malabotta, che si trova
quasi al confine tra Nebrodi e Peloritani, dove sono
presenti anche dei cerri. E troviamo abbastanza
diffuse altre specie come tigli, nel Vallone Lauro
(San Pier Niceto) c’è l’esemplare più grande della
Sicilia, o agrifogli ultracentenari, presenti su
Monte Cavallo (Mandanici), con una trentina di
alberi alti fino a 12 metri.
Non mancano, infine,
platani, che crescono lungo i corsi d’acqua dei
Peloritani e parecchi esemplari sono presenti lungo
il Vallone Pardo (affluente del torrente Vacco, zona
di Fiumedinisi), e ontani, che si trovano sempre
nelle vicinanze dei corsi d’acqua, in particolare
dove l’acqua scende con meno violenza. E senza
dimenticare le specie floreali, come ginestre,
ciclamini, rose canine, orchidee spontanee (oltre
quaranta specie) e addirittura bucaneve che, a
differenza di quanto si pensa, non si trovano solo
nelle Alpi ma, appunto, anche nei boschi del
messinese.
La presentazione è
terminata con l’intervento di Sebastiano Plutino,
che ha ringraziato le due relatrici sottolineando
che «ci hanno fatto vedere le ricchezze che abbiamo
come messinesi, come siciliani, ma soprattutto come
uomini». Profonde di significato sono state le sue
parole: «Spesso noi non consideriamo quello che ci
viene dato dalla natura, e ciò, invece, è una cosa
fondamentale: questi ultimi tempi ci hanno fatto
dimenticare il nostro essere uomini. Le macchine
ormai ci governano e stiamo perdendo il gusto di
vivere le meraviglie della natura, ci sono state
donate e dovremmo godercele. E invece le stiamo
distruggendo».
«Con questo mio
libro – ha proseguito Plutino – ho voluto dare nel
mio piccolo un contributo per stimolare i nostri
ragazzi, ma anche gli adulti a riflettere
sull’importanza di questi valori, sull’importanza di
far venire fuori quei sentimenti forti che ci sono
dentro ognuno di noi». «Insomma – ha concluso –
bisogna fare uscire le proprie potenzialità e
realizzare i propri sogni. Dentro di noi abbiamo
tante cose che teniamo nascoste e che non riusciamo
a “buttare” fuori. Dobbiamo, invece, farlo; diceva,
infatti, Martin Luther King: “salite il primo
gradino con fiducia, non occorre vedere tutta la
scala”».
Luigi Grisolia
(www.excursus.org,
anno IV, n. 30, gennaio 2012)
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