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Si è svolta sabato
14 maggio, presso l’Aula Magna dell’Università di
Messina, la presentazione di Romanzo messinese
(Pungitopo, pp. 126, € 14,00), il nuovo libro di
Giuseppe Loteta, già autore di Messina 1908.
Si tratta di una raccolta di racconti, prefati da
Vanni Ronsisvalle, che ci riportano indietro nel
tempo, ad una Messina che non c’è più.
L’incontro si è
aperto con l’introduzione da parte di Maurizio
Ballistreri, che ha portato i saluti del rettore, il
quale non ha esitato a definire Loteta come uno dei
«custodi della cultura italiana»: nei suoi scritti
recupera la dimensione della memoria storica e la
migliore tradizione della cultura messinese con una
narrativa agile, ed emerge un vero e proprio pathos
della ricerca del filo della memoria, dei ricordi,
di sapore proustiano.
Molto articolato e
interessante l’intervento di Sergio Palumbo, critico
letterario e tra i responsabili delle pagine
culturali della Gazzetta del Sud, che ha
ricordato la suggestiva ipotesi formulata da
Ronsisvalle nella Prefazione, ovvero che
ognuno dei diciassette racconti poteva diventare un
romanzo, sottolineando come spesso si pensi che il
racconto sia propedeutico al romanzo, come se fosse
un’opera minore. In realtà non è affatto così, e
anche chi scrive solo racconti ha tutte le carte in
regola per essere definito scrittore, in quanto
riuscire a concentrare in poche parole un pezzo di
vita richiede grandi qualità di osservatore e
profonda ispirazione.
Palumbo ha
evidenziato che il libro si inserisce perfettamente
in un filone novellistico di tutto rispetto nella
tradizione culturale messinese, incentrato sul
recupero di personaggi, eventi, usanze, costumi
della Città dello Stretto, che annovera tra gli
altri intellettuali del calibro di Eduardo Giacomo
Boner, Turi Vasile e Giacomo Longo. Uno spazio
importante all’interno dell’opera è occupato dal
fascismo, con innumerevoli spunti autobiografici e
punte di tenerezza (non di nostalgia), ricordando,
per esempio, il balilla Loteta.
Infine, il critico
letterario ha sottolineato che i racconti di Loteta
hanno il pregio raro di essere asciutti e mai
ripetitivi, con un linguaggio raffinato ma non
eccessivamente ricercato, alla luce di una scrittura
chiara e scorrevole.
A seguire la
relazione di Patrizia Danzè, insegnante e
giornalista, che ha interpretato i vari racconti
come «una discesa nella memoria-coscienza che ha
aperto i cassetti e tirato fuori quello che c’era»;
dopodichè, l’autore ha sentito la necessita di
indagarlo e di “spargerlo” in parole sottoforma di
racconti. Accattivante il titolo (Romanzo
messinese), e la Danzè, chiedendosi il perché di
“romanzo”, ha risposto evidenziando che tutti i
racconti, messi insieme, potrebbero rappresentare
appunto un romanzo, con molteplici personaggi, e con
Mandanici – piccolo comune della provincia – quale
luogo attorno al quale raccordare le varie storie.
Emblematico è lo scritto di apertura, Aristide,
appena abbozzato, in quanto è lo stigma iniziale
dell’ideologia che sta dietro a tutta l’opera:
recuperare il non vissuto. I racconti sono infatti
sfumati, racchiusi in una bolla di tempo, “acronici”,
e sta in questo la loro bellezza: «sono brevi e
inesorabili, perché laddove non concludono conclude
la vita e si viene intrappolati nella ragnatela
della memoria».
Ha chiuso l’incontro
proprio Giuseppe Loteta, giornalista, già inviato de
Il Messaggero, che ha voluto ricordare che
gli anni Cinquanta sono stati l’unico decennio
(insieme agli anni Trenta) in cui Messina ha avuto
qualcosa da dire al mondo e l’ha detta. Sono stati
anni caratterizzati da una volontà di vivere e da
molteplici interessi culturali: gli anni delle
librerie (Ospe, Principato, D’Anna), della rassegna
cinematografica, dell’architettura, e del mitico
Caffè “Irrera”, che all’epoca era tutto, da luogo
d’affari a luogo d’appuntamento per un gelato, a
vero e proprio cenacolo culturale.
«Un periodo – ha
affermato Loteta – che ha condizionato tutta la mia
vita e quindi anche i miei scritti».
Una Messina che,
purtroppo, non c’è più.
Luigi Grisolia
(www.excursus.org,
anno III, n. 23, giugno 2011)
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