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È stata inaugurata
il 28 novembre, a Messina, in via Consolare Pompea
429/431, Villaggio Contemplazione, la Libreria “Doralice”.
Due luminosi e accoglienti locali costituiscono
questo nuovo spazio culturale, gestito dalle giovani
Viviana Montalto e Maria Riganello, che si affaccia
davanti al meraviglioso scenario dello Stretto.
Abbiamo avuto il
piacere di scambiare due parole con Viviana.
Aprire una
libreria in Sicilia, dove meno di una persona su tre
legge un libro nel corso di un anno e in un momento
in cui le librerie indipendenti sono in grosse
difficoltà. Com’è nata l’idea?
È stato da sempre
il mio sogno. Le statistiche purtroppo sono vere, ma
io e Maria abbiamo deciso di scommettere. Certo, non
aveva senso una libreria in centro città: non
saremmo sopravvissuti un solo giorno davanti alla
concorrenza. Ma qui siamo in periferia, in una zona
molto abitata ma priva di centri culturali. Vogliamo
essere anche un punto d’incontro per i residenti, un
luogo dove scambiare quattro chiacchiere sfogliando
qualche pagina. Messina è una città con gravi
difficoltà, ha bisogno di giovani che scommettano,
sono troppi quelli che, al contrario, scelgono di
andare via sicuri di non aver futuro nel luogo dove
sono nati. È una cosa bruttissima. Aggiungo, infine:
è esatto, si legge poco. Ma quelle poche persone che
leggono, leggono tanto e di tutto. Lo abbiamo potuto
appurare in queste prime settimane.
Da dove nasce
il nome “Doralice”?
Una simpatica
casualità. Io e Maria siamo state a lungo indecise,
non riuscivamo a trovare un nome che soddisfacesse
entrambe, considerato anche il fatto che volevamo
evitare nomi banali o scontati (tipo “Peter Pan” o
“Amici del Libro”). Allora ho fatto una ricerca su
Internet. E ho trovato il nome “Doralice”, che
significa “dono del mare”. Mi è piaciuto subito, una
parola dolcissima. E poi noi siamo davanti al mare,
“guardiamo” lo Stretto. Ho chiamato subito Maria, è
piaciuto immediatamente anche a lei.
Qual è la tua
idea di libraio?
Partiamo da un
presupposto: la libreria è il libraio. E viceversa.
Un libraio deve saper consigliare, aiutare, capire i
clienti. Ma deve anche saper “lasciarli stare”, che
non è così facile come potrebbe sembrare. Un buon
libraio, inoltre, deve essere pronto a scommettere
sulle piccole case editrici o su qualche autore
sconosciuto e tentare di promuoverli. Questo perché,
com’è noto, in Italia abbiamo tanti piccoli editori
che pubblicano opere pregevoli ma che hanno grosse
difficoltà di visibilità, oltre che di
distribuzione.
Quindi fare
il librario non significa «vendere l’anima», come ha
scritto Romano Montroni?
Non per forza.
Sicuramente significa mettere a disposizione
l’anima. Bisogna essere molto aperti, pronti a
sentire le parole dei clienti, ma, appunto, senza
essere invadenti.
Sono previste
attività culturali (presentazioni di libri, mostre,
reading poetici, corsi) all’interno della libreria?
Certamente. Ne
abbiamo già svolte diverse. Al momento, è in corso
una bella mostra fotografica, intitolata “Re Frame”,
delle opere di Davide De Domenico, Davide Patania,
Barbara Lanza e Gianmarco Vetrano. Abbiamo ospitato
anche i Time Trio, in una serata molto affascinante
all’insegna del jazz. E il pomeriggio del 28
dicembre Luca Stella ha intrattenuto i bambini con
la recitazione della fiaba di Pollicino. Per il
futuro, tra l’altro, stiamo organizzando un
laboratorio di scrittura creativa e un laboratorio
di origami.
Darete spazio
anche ai piccoli editori, soprattutto locali?
Senza dubbio. Lo
accennavo già prima, del resto. A disposizione dei
clienti ci sono già, tra gli altri, Pungitopo di
Marina di Patti (Me) e la messinese Mesogea (Gruppo
Gem). Ma vorrei ricordare anche i volumi di Gaffi
Editore e della Prospettiva Editrice (entrambe di
Roma, che utilizzano carta riciclata), Keller
(Trento), Marcos y Marcos (Milano). E per i bambini
la Carthusia di Milano e la Sinnos di Roma, che
pubblicano splendide fiabe in edizione bilingue.
Qual è stato,
finora, il riscontro da parte dei residenti?
Devo dire ottimo.
Molta gente è venuta addirittura a ringraziarci per
l’idea di aprire una libreria in questa zona. Adesso
non devono andare più in centro città con la
macchina, in mezzo al traffico, per acquistare un
libro, ma possono farsi una passeggiata sul
lungomare e venire da noi. È piaciuto anche l’arredo
dei locali, ci hanno detto che l’atmosfera è molto
accogliente.
Di più i
clienti che arrivano con idee chiare sui volumi da
acquistare o quelli che, al contrario, chiedono un
consiglio?
Di solito la gente
sa già cosa vuole comprare: quel libro segnalato
sull’inserto culturale de la Repubblica o
quel volume presentato in Tv. Ma spesso queste
stesse persone chiedono anche un consiglio.
I tre libri
più venduti in questo primo mese di attività?
La caduta dei
giganti
di Ken Follett, Il sorriso di Angelica di
Andrea Camilleri e Una ragazza da Tiffany di
Susan Vreeland. Oltre ovviamente, soprattutto dato
il periodo natalizio, ai libri di cucina di
Benedetta Parodi (Benvenuti nella mia cucina)
e Antonella Clerici (Le ricette di casa Clerici).
Ma vorrei segnalare anche un altro testo
vendutissimo: Sciroccu, malanova e piscistoccu.
Sulla cultura del pescestocco a Messina,
pubblicato dalla citata Pungitopo.
Tre libri che
consigli assolutamente: un classico, un
contemporaneo e una novità delle ultime settimane.
Tra i classici,
senza dubbio la Divina Commedia, un’opera
immortale. Tra i contemporanei, Neve di
Maxence Fermine: una storia bellissima. Infine, tra
le novità vorrei consigliare il testo di Antonio
Tabucchi, Viaggi e altri viaggi.
Un’ultima
domanda. Cosa pensi degli
e-book?
Sono comodi. In
viaggio, un conto è portarti dieci volumi, un altro
un piccolo e-book reader. Ma non potranno mai
sostituire il libro cartaceo, il suo fascino. Tanto
per fare un esempio, a letto, la sera, sarà sempre
più bello portarsi un libro, entrare in contatto
fisico con le pagine e sentirne l’odore, che un
freddo tablet elettronico.
Grazie. E,
soprattutto, in bocca al lupo!
Grazie a voi. E
crepi!
Luigi Grisolia
(www.excursus.org,
anno III, n. 18, gennaio 2011)
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