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Sabato 12 novembre,
presso la Camera di Commercio di Messina, si è
svolta la presentazione della silloge poetica
Fiori di carta, scritta da Rita Fleres e
pubblicata da Pungitopo (pp. 136, € 11,00). La
serata si è aperta con l’intervento di Anastasio
Majolino, psicoterapeuta, che ha spiegato la
funzione della poesia, le sue caratteristiche
fondamentali e le sue componenti, rilevando come nei
versi dell’autrice il messaggio sia chiaro e
diretto: «La poesia di Rita Fleres ci mette in
comunicazione profonda con l‘artista, con la sua
vita interiore, evoca sentimenti, emozioni, ha un
effetto catartico e liberatorio, effetto che
probabilmente subiva la stessa Rita mentre scriveva
questa silloge».
Lungo e
interessante è stato l’intervento di Vittoria
Gigante, docente di Lettere presso il Liceo Classico
“La Farina”, intramezzato dalla lettura di alcune
poesie, con grande pathos, da parte di Maria Laganà.
«Mi sono appassionata – ha esordito la Gigante – a
leggere la storia di tutta una vita, la vita di una
persona che ha sofferto, che ha amato, che si è
scontrata con la dura realtà». Cinque i nuclei
fondamentali individuati.
Il primo è senza
dubbio l’amore, caratterizzato dal culto
della famiglia e delle figure care (come la madre e
le zie): «È un patrimonio dell’anima di cui
l’autrice dice e non dice, per il pudore estremo di
confessare la ricchezza e la profondità di questo
patrimonio interiore». Una sorta di ritorno al
passato, che però rappresenta «una risorsa, un modo
di definirsi e di realizzarsi in ciò che si era
prima».
Cercherò /
quella bambola di pezza / con gli occhi azzurri / e
le treccine bionde, / nella soffitta / della mia
memoria. / Si affaccia a volte, / come fosse viva /
tra i miei primi ricordi/ dell’infanzia... // Io le
parlavo piano / senza far rumore, / le confidavo,
con complicità, / le cose di ogni giorno, / senza
temere critiche o castighi. / Ascoltavo felice / le
sue mute risposte / e la stringevo a me / come
sorella...
(Cercherò,
p. 82)
Il secondo nucleo
rilevato dalla Gigante è la natura: «è
guardata sotto un duplice aspetto, la natura ora
nella sua solarità (natura calda, mediterranea,
ricca di sapori e profumi), ora interiorizzata, con
una descrizione del paesaggio che finisce per
perdere dei contenuti definiti e diventa paesaggio
dell’anima. C’è una continua interazione tra i due
piani (realtà e surrealtà) attraverso la quale si
muove tutto il nucleo tematico, creando armonia
mediante delle disarmonie».
La risacca / a
ponente / mormora / con dolcezza / la leggenda / di
terre antiche; / racconta / sospirando / il vento /
storie / non ancora / finite / di fuoco / e di
pianto / nella sera / viva di stelle / quasi amiche,
/ umida di aromi / struggenti / e vicini.
(Stromboli,
p. 43)
Il nucleo fondante
dell’intera silloge è rappresentato, secondo la
Gigante, dalla solitudine, definita come
«motivo struggente». Una solitudine che è
soprattutto paura, con un discorso che si fa più
intimo: si avverte una vera e propria crisi
esistenziale, che ha sconvolto e turbato l’anima
della poetessa. «Scavando nel profondo di se stessa,
l’autrice scopre la precarietà della vita, il
discorso diventa universale, perché sono sentimenti
che tutti noi abbiamo provato e si verifica quel
fenomeno di cui parla Pascoli: “la poesia nasce dal
fanciullino che c’è in ognuno di noi”». Questo senso
di precarietà e caducità della vita viene espresso
in modo forte e immediato.
Piange
dolcemente / la pioggia / nella silente notte. / Le
gocce minute / scivolano / piano, / sul sonno del
mondo, / senza destare / gli affanni del giorno. / E
tu trovi / nuove lacrime / per i tuoi occhi /
stanchi / e tu trovi, / senza lottare, / la tua pace.
(La pioggia,
p. 55)
Il quarto nucleo è
quello della religiosità, ovvero della
scoperta di Dio, della scoperta di non esser soli.
«È un motivo latente – nota la Gigante – che solo
alla fine diventa più esplicito e si traduce
nell’accettazione di tutto ciò che la vita ha
offerto, nel bene e nel male, secondo un’ottica che
non è più quella umana. È il metter da parte l’Io e
accettare la volontà di Dio». La religiosità si
intreccia con la tematica sociale (quinto
nucleo), perché, una volta trovato Dio, Rita Fleres
si apre agli altri e scopre il problema sociale, le
ingiustizie, il male nel mondo.
Signore / ho
chiesto grazie / prima che perdono! / L’ansia delle
domande / mi lacerava il cuore. / Poi d’improvviso,
/ nel buio fitto / dello scoramento, / una scintilla
piccola / di luce / ha dato corpo / a un nuovo
sentimento: / l’umiltà dolce e profonda /
dell’accettazione, / come mezzo supremo /
dell’offerta / e mute lacrime di gioia, / hanno
lavato il cuore, / ridandomi certezza / di Tua
misericordia.
(Una scintilla,
p. 109)
La fame del
mondo / affila i suoi denti / alla lima dell’ora /
degli altri. / Le occhiaie scavate, / imploranti /
le mani tese / a cercare aiuto, / le piccole membra
/ private di tutto / per l’avarizia / dei potenti.
(Fame, p.
62)
Nella silloge sono
presenti, infine, anche alcune poesie in dialetto
siciliano, mediante le quali l’autrice è più
diretta, meno reticente.
Comu na latra /
mi nni vinni ccà / comu na latra / nta ll’occhi / ti
rubbai / lu disideriu / d’essìri cu mmia / e staiju
scuntannu / la latranza mia / cu disideriu / d’essìri
cu tija!
(Comu na latra,
p. 122)
L’incontro si è
concluso con i saluti dell’autrice, visibilmente
commossa, che ha voluto ringraziare tutti per la
calorosa partecipazione.
Luigi Grisolia
(www.excursus.org,
anno III, n. 29, dicembre 2011)
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