Anno III             

n.27                   Ottobre 2011

Quanti libri tiene il mondo / non saziar l'appetito mio profondo / quanto ho mangiato! e del digiun pur moro (Tommaso Campanella)                                                     Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Eventi

 

 
 

Il dibattito tra Napolitano e Pasquino

alla conferenza della Sisp a Palermo

di Linda Basile

 

 

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«È necessario un esame di coscienza collettivo che tocchi anche i comportamenti individuali degli italiani […]. Non siamo più nel 1980 e dobbiamo cambiare noi, nelle nostre aspettative e nei nostri comportamenti e dobbiamo farlo alla maniera europea». Con questo monito, che appare come un invito ad una sobrietà moderna, appunto europea, come antidoto alla crisi economica ma anche politica e sociale dei nostri tempi, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha concluso il suo intervento alla conferenza della Società Italiana di Scienza Politica (Sisp), giunta alla sua venticinquesima edizione.

 

Il convegno, ospitato quest’anno dall’Università di Palermo, ha voluto celebrare il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia con un dialogo tra il presidente dell’associazione, il politologo Gianfranco Pasquino, e la massima carica dello Stato. L’incontro, dal titolo Rifare gli Italiani per stare in Europa, richiama la celebre frase attribuita a Massimo D’Azeglio: «fatta l’Italia, adesso occorre fare gli italiani»: un secolo e mezzo dopo, occorre chiedersi se questi italiani siano mai stati fatti davvero e che tipo di italiani occorrerebbe eventualmente “rifare” per diventare un Paese finalmente europeo.

 

Chi si aspettava un’ingessata lectio magistralis del Presidente o un formale incontro con la più importante carica istituzionale del Paese, tuttavia, è rimasto piacevolmente sorpreso dalla cordialità dell’incontro, resa possibile dai due protagonisti del dialogo, che hanno animato un interessante botta e risposta, evitando formalismi e dandosi del tu.

Le domande di Pasquino, nonostante partissero da riferimenti all’Italia Risorgimentale e alle sfide dell’Unità, contenevano espliciti richiami all’attualità e ai problemi dell’Italia di oggi. Si è iniziato così con una disamina dell’ ipotesi federalista di Carlo Cattaneo, che inevitabilmente ha rinviato al dibattito in corso sulla devoluzione dei poteri e sui percorsi possibili del federalismo fiscale.  

 

La discussione sull’antiparlamentarismo elitario di fine Ottocento diventa invece l’occasione per mettere in guardia da striscianti sentimenti “antipolitici” che rischiano di minare la credibilità delle nostre istituzioni. Pasquino poi si è rivolto a Napolitano, definito come «il più britannico dei nostri politici», per ripresentare le qualità del sistema elettorale maggioritario che, si ricorda nel dibattito, era già in vigore nelle prime legislature, tra il 1861 e il 1911.

 

Di fronte ad una platea di studiosi delle istituzioni politiche, si è discusso quindi della necessità di superare i limiti evidenti della legge elettorale attuale, richiamando l’attenzione sulla necessità di una veloce revisione del tanto biasimato (non a torto) “Porcellum”. Gli applausi del pubblico, però, si scatenano quando il Presidente viene chiamato in causa da Pasquino sulla necessità di ritrovare il ruolo “educativo” e di tutela della Costituzione del Parlamento. Inevitabile pensare al decadimento dell’organo legislativo, la cui autorevolezza è costantemente messa a rischio dai comportamenti di certi suoi esponenti che suscitano l’indignazione crescente dell’opinione pubblica.

 

Infine si è parlato di Europa, della lungimiranza di Altiero Spinelli e dell’importanza di ritrovare la spinta europeista che ha animato i primi decenni della sfida dell’integrazione. L’Italia, che ha raccolto la sfida dell’unificazione in un periodo in cui l’Europa era divisa in Stati e Staterelli, non può sottrarsi da un ruolo di primo piano nel processo ancora incompiuto di unificazione europea. Oggi come 150 anni fa, unire, integrare, significa superare le divisioni e le lacerazioni, portatrici di guerra e devastazione. Come ha ricordato Napolitano, forse, dopo l’entusiasmo del Trattato di Maastricht e l’introduzione dell’euro, i governanti europei hanno rinunciato all’ambizione dei padri fondatori, dei vari Spaak, De Gasperi, Delors e Kohl, per citarne solo alcuni. Occorre ritrovare l’entusiasmo europeista per affrontare la crisi del nostro tempo. E per questo è necessario ripensare anche al modo di essere cittadini italiani in Europa.

 

Linda Basile

 

Ps: Una registrazione integrale dell’incontro è disponibile al seguente link: www.sisp.it/in-evidenza/rifare-gli-italiani-per-stare-in-europa-dialogo-fra-il-presidente-della-repubblica-giorgio-napolitano-e-gianfranco-pasquino.

 

(www.excursus.org, anno III, n. 27, ottobre 2011)

 

 

 

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

Alessia Abrami, Marta Altieri, Linda Basile, Silvia Caristi, Maria Ficarra, Annalice Furfari, Marco Gatto,

Serena Intelisano, Roberto La Fauci, Giuseppe Licandro, Carmine Zaccaro, Ivana Vaccaroni

 

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