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L’eterna disputa sulla modernità dei classici si fa
più che mai attuale con questo volume curato da
Pietro De Leo in occasione del cinquecentesimo
anniversario della nascita del più illustre
pensatore cosentino, Bernardino Telesio
omaggio al primo degli uomini nuovi (Editoriale
Progetto 2000, pp. 120, € 8,00).
Ѐ
un’opera interessante e originale, su quello che, a
ragione, viene considerato l’iniziatore della nuova
filosofia della natura. De Leo, presidente
dell’Istituto di Epistemologia “La Magna Grecia”,
nonché docente presso l’Università degli Studi della
Calabria, traccia un attento profilo non solo del
pensiero ma anche della vita del filosofo.
L’opera è suddivisa in tre parti: in apertura,
quella più “didattica”, presenta un saggio
dell’accademico francese Christian Bartholmess,
tradotto qui per la prima volta; la parte centrale è
dedicata al ritratto di Telesio e di suo zio
Antonio, affidata alla penna di Carlo Antonio De
Rosa, dignitario di Villarosa e curatore dei
Ritratti poetici di alcuni uomini di lettere antichi
e moderni del Regno di Napoli; infine alcune
brevi notazioni dello stesso De Leo sull’importanza
della riscoperta di Telesio e della modernità del
suo messaggio.
Il De Bernardino Telesio di Bartholmess
Per la prima volta viene tradotta in italiano la
monografia di Bartholmess, De Bernardino Telesio,
stampata nel 1849 a Parigi. Si tratta di
un’opera essenziale, importante non solo per le idee
ma soprattutto per la ricchezza di riferimenti
biografici che è possibile trovare in essa.
Il pensiero di Telesio viene esposto da Bartholmess
facendo riferimento a quello che era il bersaglio
naturale della sua critica: Aristotele e le sue
teorie. Il Cosentino contesta principalmente allo
Stagirita (fatto del tutto nuovo e rivoluzionario
per l’epoca) la concezione secondo la quale “ogni
cosa può essere attinta dal solo intelletto”, rifiutando dunque
la conoscenza acquisita attraverso l’esperienza
umana e quella trasmessa da Dio.
La dottrina telesiana viene spiegata facendo
riferimento ai due termini sui quali egli “enunciò
molte cose”, ovvero l’uomo e il mondo. Dal ritratto
di Bartholmess appare con esattezza il Telesio
considerato il primo dei nuovi “filosofi
naturalisti” dell’epoca rinascimentale: molto vicino
alle figure dei grandi pensatori classici e, come
questi, assorto nella meditazione della natura, egli
è convinto che solo mediante l’osservazione dei
fenomeni naturali si possa realmente giungere alla
conoscenza.
Telesio: generazione di fenomeni
La parte centrale del libro è dedicata a un ritratto
dei Telesio. Non solo Bernardino, oggetto specifico
dello studio, ma anche suo zio Antonio passa sotto
la lente del marchese di Villarosa, nobile
dignitario che attorno alla metà del 1800 compilò i
Ritratti poetici di alcuni uomini di lettere
antichi e moderni del Regno di Napoli.
Attraverso la lettura di queste due brevi
“fotografie” si apprende di una famiglia, quella dei
Telesio, quasi geneticamente dotata di un intelletto
e di una statura morale decisamente fuori dalla
norma. Le due figure, soltanto ultime scintille di
un maglio che in passato aveva già dato lustro alla
città di Cosenza, vengono analizzate
approfonditamente. Molto importante, inoltre, è la
redazione di un elenco preciso delle opere scritte
dai due filosofi.
La chiusura del volume, ad opera dello stesso De
Leo, tira un po’ le fila del lavoro precedentemente
svolto. Bernardino Telesio. Omaggio al primo
degli uomini nuovi si inserisce bene nel
contesto delle celebrazioni per l’anniversario del
filosofo della Terra dei Bruzi presentando alcune
note interessanti riguardo la vita di questo
pensatore assurto al titolo di antesignano dell’era
moderna; la figura del filosofo cosentino si
ritaglia una posizione di prim’ordine accanto a
pensatori quali Giordano Bruno, Cartesio e Francis
Bacon, da lui direttamente influenzati.
Questa sorta di instant book dedicato ai
cultori del genere, riesce sicuramente nel suo
intento, quello di porre in rilievo non solo la
statura di prim’ordine di Telesio, ma al tempo
stesso di calarlo prepotentemente all’interno della
realtà meridionale, in particolare calabrese, grazie
ai continui rimandi biografici che arricchiscono il
libro, rendendolo una piccola chicca per i novelli
discepoli dell’illustre Cosentino.
Non va poi sottovalutato il messaggio che De Leo
lancia nelle ultime pagine del libro: si necessita
di una nuova fase di alfabetizzazione contro la
dilagante scomparsa dei valori del sapere classico,
spesso bollato come retaggio di un passato ormai
privo di concreta applicazione nella
contemporaneità.
Bernardino Telesio,
in definitiva, appare come un’opera dedicata non
solo a mantenere salda la memoria di un grande
pensatore, ma anche ad alimentare la scintilla del
sapere in una civiltà, quella meridionale, troppe
volte dimentica delle proprie origini.
Valerio Villano Barbato
(www.excursus.org,
anno IV, n. 31, febbraio 2012)
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