Anno III              n.28                     Novembre 2011

Non leggete, come fanno i bambini, per divertirvi, o, come gli ambiziosi, per istruirvi. No, leggete per vivere (Gustave Flaubert)                                                     Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Culturalmente...

 

Vecchie e nuove forme

 per mettere in scena l'arte

 di Gaetanina Sicari Ruffo

Levoluzione del teleteatro

 in una puntuale analisi

 Mef-Firenze Athenauem

 

 

 

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Possiamo affermare che il saggio Il teatro in televisione. Da Eduardo De Filippo a Dario Fo. Il teleteatro: sviluppo, tecniche, esperienze (Mef-Firenze Athenaeum, pp. 96, € 10,20), scritto dalla giornalista Damiana Spadaro, appartenga, in un certo senso, alla storia della comunicazione. Esso si presta sia alla didattica di questa scienza oggi molto diffusa sia ad ampliare e razionalizzare le conoscenze dei non addetti ai lavori, dei simpatizzanti di un genere che si è andato sviluppando con l’incremento della radio e della televisione fino a raggiungere le forme più sofisticate del nostro presente, dal teledramma alle varie altre metodologie tecnologiche.

 

Come in tutte le forme artistiche che si rispettano il teleteatro ha annoverato maestri che hanno avuto a cuore il gusto del pubblico ed interpretato le attese, sperimentando scene, dialoghi, tempi, luoghi e soprattutto fornendo tecniche di recitazione e di trasmissione vincenti, fino a costituire oggi un unicum a sé stante con proprie leggi ed una sua drammaturgia, frutto della sensibilità combinatoria di autori, registi, sceneggiatori, interpreti che, insieme, concorrono a rappresentare un’opera scenica.

 

Il passaggio dalla radio alla televisione

Nel saggio si incontrano due fondamentali tendenze: una volta a ricostruire il percorso del teleteatro fino ad oggi, l’altra ad illustrare i segreti della sua affermazione. C’è da restare stupiti dall’accelerazione che questo genere rappresentativo ha assunto, fino a presentarsi quasi come assolutamente originale, tanto da oscurare la cinematografia stessa, che è confinata nell’ambito di scelte più selettive e complesse.

 

Al tempo dei primi radiodrammi il controllo del regime fascista aveva vincolato i programmi prediligendo quelli informativi ed educativi rispetto a quelli di intrattenimento. Solo nel 1931 Enzo Ferrieri, fondatore della rivista Il Convegno, nel suo Manifesto della Radio, come forza creativa condusse un dibattito su questo esperimento a cui avevano offerto la propria opera Marinetti, Montale, Svevo. Non sorprende che il primo abbia avuto la lucidissima idea, prevedendo veramente il futuro, di rappresentare la nuova arte recitativa, trasmessa nell’etere, attraverso tre elementi: voce, rumore e silenzio.

«La radio contiene in sé tutte le potenzialità futuriste per la creazione d’una nuova arte. Il teatro in radio dev’essere veloce, dinamico, a sorpresa, senza alcuna introspezione psicologica, né lungaggine stilistica».

 

Così, dopo molte sperimentazioni, venne aperta la strada a rappresentazioni che non sono state soltanto rifacimenti di classici, ma autentiche storie di realtà attuali con un proprio linguaggio servendosi inoltre di apparati di registrazione su nastro, studio della stereofonia, eccetera. Alcuni autori si legarono a questo salto di qualità della radio, come per esempio, Andrea Camilleri con il suo radiodramma Il sindaco di Manzari, recitato in un vero paese del Sud con le voci, i rumori, i silenzi autentici, e Carmelo Bene con il suo In un luogo imprecisato.

 

Il regista Franco Quadri inaugurò poi la fortunata serie di Interviste impossibili cui diedero il loro contributo intellettuali del calibro di Calvino, Eco, Malerba, Sanguineti e Sciascia.

Prima dell’avvento della Tv che cambierà programmi e linguaggi  va ricordato, nel 1951, il primo festival della canzone italiana, presentato da Nunzio Filogamo, che aprì un itinerario ancor oggi di successo.

 

La Tv dapprima riprese opere teatrali in diretta e solo successivamente si cimentò nella rappresentazione con mezzi propri. Le figure del regista e dello scenografo divennero allora fondamentali e dalle inquadrature alla rappresentazione dello spazio, alla recitazione, tutto subì una profonda trasformazione. L’interprete più suggestivo di tale tipo di drammatizzazione fu Eduardo De Filippo che, si può dire giustamente, ha incarnato la tipologia del nuovo teatro, il cosiddetto teatro umoristico, ma di un umorismo amaro che rappresenta storie intrise di umanità e di antieroicità. Successivamente a dargli man forte con programmi diversamente articolati ed espressioni linguistiche innovative intervennero gli autori e registi quali Ronconi, Squarzina, Bertolucci, Strehler, Fo, a cui va il merito di aver reso il mezzo televisivo strumento di esplorazione culturale di alta qualità.

 

La fiction dell’ultima generazione

Una forma televisiva attualmente in voga è la fiction, che segue i modelli teatrali o della cinematografia attraverso sceneggiati, novelle, biografie sulla traccia di temi storici anche di attualità come I giorni della storia o Processi a porte aperte o temi vari di carattere sociale, morale, giuridico. Tutti programmi di grande successo. Anche il talk show inaugurato da Maurizio Costanzo sembra richiamare modelli del palcoscenico, ma con la figura del conduttore che sostituisce l’autore o il direttore e offre grande attenzione all’audience. Ecco la parola magica del presente, sovrana e libera di decidere la continuazione o meno di determinati programmi, una sorta di deus ex machina dell’antico teatro greco cui è affidato l’apprezzamento finale!

 

Il teleteatro contemporaneo è in funzione dei gusti del pubblico, ma contano molto anche lo spazio scenico, l’adattamento dell’azione ad un luogo ristretto, l’invenzione di parole e di dialoghi: tutti elementi che richiedono la complicità dei telespettatori, con musiche pure che s’intonino con i testi e luci efficaci che potenzino gli effetti scenici.

Chiude il saggio ben architettato e complesso un’ampia panoramica di varie esperienze di teleteatro in Europa, che serve per cogliere le linee di sviluppo fino ad oggi.

 

Gaetanina Sicari Ruffo

 

(www.excursus.org, anno III, n. 28, novembre 2011)

 

 

                 

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

Alessia Abrami, Marta Altieri, Linda Basile, Silvia Caristi, Maria Ficarra, Annalice Furfari, Marco Gatto,

Serena Intelisano, Roberto La Fauci, Giuseppe Licandro, Marco Mazzi, Carmine Zaccaro, Ivana Vaccaroni

 

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