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Difficile se non impossibile descrivere, analizzare e
commentare l’opera omnia di De Andrè, vero e proprio
pilastro della musica e della cultura italiana e
non. Ci prova (e ci riesce anche bene) Silvia Sanna
con il suo volumetto Fabrizio De Andrè. Storie,
memorie ed echi letterari (Effepi Libri, pp.
110, € 10,00). In effetti la scommessa è ardua, ed è
senza dubbio faticosa qualunque operazione di
sintesi dell’opera di un cantautore così prolifico e
così “letterario”, quale De Andrè è, tanto che i
suoi testi possono essere facilmente avulsi da
qualunque accompagnamento musicale, e non perdere la
loro carica emotiva, arrivando talvolta a svelare
aspetti e caratteristiche che non si notavano
sentendole semplicemente “cantate”.
La soluzione, il pretesto, il filo conduttore che sbrogli una
matassa così ampia l’autrice lo trova proprio negli
echi letterari, nell’indagare approfonditamente di
verso in verso le sue canzoni più importanti (ma
invero anche le più particolari e magari meno
conosciute) tracciando una sorta di “mappa dei
contatti letterari” che hanno influenzato il
cantautore genovese: dalle conoscenze, dagli
incontri personali alle letture, alle traduzioni e
agli adattamenti di canzoni francesi o di poesie.
Ne viene fuori un illuminante quadro di rimandi, di
assonanze, di rielaborazioni; si potrebbe parlare
anzi, in certi casi, di vere e proprie citazioni
disseminate qua e là da Faber nelle sue canzoni. C’è
dentro davvero di tutto: Baudelaire, lo
chansonnier Brassens, il poeta e scrittore del
Quattrocento Villon, Cecco Angiolieri e tanti altri.
Ma questo sistema di “citazioni” non si risolve
certo in un vano sfoggio di una competenza
letteraria e culturale invidiabile: De Andrè infatti
assorbe come una spugna le tematiche e gli spunti
degli autori sopra citati e (come solo i grandi
riescono a fare) le fa sue, le metabolizza fino a
rielaborarle e riproporle nelle sue canzoni con la
più assoluta naturalezza e disinvoltura, proprio
perché appartengono ormai al suo essere e al suo
sentire.
L’impianto portante di questo volume deriva dalla tesi di
laurea della Sanna (che ormai possiamo definire fan
ed estimatrice estrema di Faber) che l’ha poi
ampliata, spaziando su più fronti ed alleggerendo
per certi versi l’impostazione di indagine
scientifica tipica di una tesi, che senza dubbio
rappresentava il nucleo principale della prima
stesura; la arricchisce con molti aneddoti, diverse
curiosità, tantissimi riferimenti alla vita privata
e pubblica di De Andrè, gli incontri con personaggi
che gli hanno cambiato la vita (pensiamo per esempio
alla profonda amicizia con Paolo Villaggio, o alla
fruttuosa collaborazione con Fernanda Pivano, ma
anche alle frequentazioni nei bassifondi e nei
carruggi della sua amata Genova, tra papponi,
reietti e prostitute).
Da qui deriva anche l’analisi dei rapporti parentali e
interpersonali vissuti da Fabrizio durante la sua
vita (e più precisamente nel passaggio dall’infanzia
all’adolescenza e quindi all’età adulta), i
contrasti con il padre, con la famiglia in genere,
con quella società borghese e talvolta bigotta di
cui egli stesso era figlio… tutto questo si riversa
inevitabilmente nei suoi testi e la Sanna coglie a
pieno ogni riferimento, come quando analizza la
figura femminile nella poetica di Faber, dando
scorci interessanti attraverso l’analisi testuale di
molte canzoni che trattano l’argomento.
«Se qualcuno comincerà ad amare De Andrè dopo aver letto
questo libro, non sarà stato scritto invano» scrive
nelle note di copertina l’autrice, e questo suo
proposito viene ampiamente sostenuto dal suo
operato. L’impegno con cui sviscera verso per verso,
strato per strato i brani più significativi di
Fabrizio, apre un squarcio sull’universo poetico di
quest’uomo che a ragione è ritenuto un caposaldo
della cultura del nostro Paese.
Ottima prova dunque per Silvia Sanna, che col suo modo di
indagare sul processo creativo, sulla genesi, sulla
gestazione che stanno dietro a ogni grande canzone
del suo “Maestro” De Andrè, complice anche una
comodissima discografia posta nelle ultime pagine
del libro, fa venir voglia di prendersi un momento
di tregua dalla vita di tutti i giorni e fermarsi ad
ascoltare (o a riascoltare) un buon disco (anche più
di uno) dell’indimenticato e indimenticabile
cantautore genovese.
Roberto La Fauci
(www.excursus.org,
anno II, n. 16, novembre 2010)
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