Anno III              n.21                     Aprile 2011

Non leggete, come fanno i bambini, per divertirvi, o, come gli ambiziosi, per istruivi. No, leggete per vivere (Gustave Flaubert)                                                     Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Culturalmente...

 

La tratta delle donne:

 prigioniere di un sogno

 di Jessica Ingrami

Un testo edito da Città del Sole

 narra la storia vera di Samantha,

 dalla prostituzione alla rinascita

 

 

 

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Avere sedici anni durante gli anni Ottanta in un Paese dell’ex Jugoslavia. Avere sedici anni e non scorgere un futuro. Samantha si sentiva così quando, dopo la morte della madre, si trovò a dover badare a se stessa. Il libro di Maria Eleonora Rotella Kurve nel labirinto. Storia di una donna vittima della tratta (Città del Sole Edizioni, pp. 104, € 12,00) ripercorre le tappe di una storia comune a molte ragazze dell’Est che giungono in Italia col sogno di una vita serena. Una vita che molti di noi chiamerebbero monotona: una casa, un marito, un figlio, un lavoro e i pranzi della domenica.

 

Samantha sognava l’Italia per sfuggire a una vita di povertà e umiliazioni: una madre alcolizzata, patrigni violenti, un padre che l’ha rinnegata. Non le è sembrato vero di poter partire con un pullman e venire a lavorare in un negozio d’abbigliamento. In fondo, si fidava di quell’amica che gliel’aveva proposto e le aveva pagato anche il viaggio. Ma così non è stato, non lo è mai. Nessuna delle ragazze che incontriamo quotidianamente sui cigli delle strade sapeva cosa l’aspettava in Italia: gli era stato promesso il lavoro di commessa, domestica, badante. Sono state portate con l’inganno e costrette a prostituirsi con la violenza, l’umiliazione e il sequestro dei documenti dai propri “protettori”: «La maggior parte di loro trova solo tanta miseria ed è costretta a vivere senza identità e in condizioni di sfruttamento».

 

L’autrice accende i riflettori su una realtà sommersa raccontando nei dettagli il crudele passaggio dalla purezza dell’adolescenza alla brutalità di una “kurva”: «Lungo le strade italiane [durante il viaggio in pullman che avrebbe portato Samantha al “negozio d’abbigliamento”, Ndr] c’erano tanti cartelli stradali ma, uno in particolare, mi incuriosì molto perché c’era scritto CURVA. Chiesi spiegazioni sul perché scrivessero quella parola indicandola con quel disegno. Tutti risero e mi fu spiegato che la parola CURVA in Italia non ha lo stesso significato che la parola kurva ha nel mio Paese. In Italia quel cartello con la scritta CURVA è solo un’indicazione stradale, nella ex Jugoslavia la parola kurva indica la prostituta. Ed io, vedendo quei cartelli lungo le strade, avevo pensato che in Italia i posti frequentati dalle prostitute venissero indicati con quei cartelli. Risi tanto per l’equivoco e risero anche tutti gli altri».

 

Uno stile asciutto e un fiume di parole che fanno percepire quanto gli eventi trascinassero la protagonista in un circolo di violenza senza fine: brutalità fisiche e psicologiche che arriveranno a strapparle l’unica gioia della sua vita, sua figlia. Samantha rimane sola fino alla fine, passando di sfruttatore in sfruttatore, portando nel corpo e nell’anima i segni di violenze diverse. E, senza accorgersene, inizia a percorrere gli stessi passi di sua madre e di suo nonno: l’alcool che anestetizza il cuore, che fa passare il freddo e la solitudine, l’alcool che distrugge. Samantha viene ricoverata per tetraplegia, causata da una polineurite alcolica. In queste strutture, nonostante la preoccupazione per la sua condizione, scopre una sensazione nuova: quella di essere amata e curata.

 

Samantha oggi è una donna libera: libera di imparare ad amarsi per quello che è, anche col proprio fardello sulle spalle forse più pesante di quello di altri. Certamente non dimenticherà le angherie subite, le lunghe ore al freddo a “cercare” clienti, la solita frase “devi guadagnare molto se vuoi andartene” ma le tasche che si gonfiavano erano sempre e solo quelle dei suoi “protettori”, la delusione e il pianto in gola nel rendersi conto che il bel negozio altro non era che una strada e i clienti solo disperati in cerca di sesso facile.

Altre come lei avrebbero voluto e potuto liberarsi di queste catene, ma troppo spesso il timore di ripercussioni e l’incertezza del futuro le tengono inchiodate a questa realtà: «”Il nostro è un destino crudele, è già tutto scritto e non lo possiamo cambiare”. Alexia aveva trent’anni e aveva vissuto troppe esperienze negative. Nei suoi occhi si leggeva un’enorme tristezza. Quella tristezza di chi è rassegnato che, per davvero, la vita che viviamo non si possa cambiare».

 

Sono tante le vittime che rimangono quotidianamente invischiate nella fitta rete della tratta umana: «Tantissimi – scrive la Rotella – sia uomini che donne, si trovano a vivere in queste condizioni! È come se fossero trasparenti. Poi, quando succede qualcosa, come nel caso del ricovero per Samantha, si scoprono situazioni di estrema marginalità. Il problema della clandestinità, nell’era della globalizzazione, è andato aumentando. Con la possibilità di muoversi meglio nei vari territori, succede che molte persone si spostano dalla loro terra per trovare, come racconta Samantha, “l’America”. Ma, come dice lei stessa, quale America?».

 

Il dovere morale di chi ce l’ha fatta, di chi ne è uscito come Samantha, è quello di raccontare e spiegare come avviene uno degli inganni meglio costruiti dei nostri tempi: una capillare organizzazione di aguzzini che si scambiano ragazze come fossero figurine, le mettono letteralmente in strada e alla fine di ogni giorno gli rubano i soldi e l’amor proprio. Il libro della Rotella serve per prendere coscienza di un mondo parallelo che preferiamo non vedere, ma che allo stesso tempo giudichiamo: non pensiamo mai che quelle lunghe gambe nude che passeggiano sull’asfalto, dondolavano sull’altalena forse nemmeno troppo tempo fa. Ma soprattutto questo libro serve a Samantha, che non deve vergognarsi del proprio passato anzi, deve usarlo per evitare che altre come lei vi cadano e mettano a rischio la cosa più bella che possiedono: la vita.

 

Jessica Ingrami

 

(www.excursus.org, anno III, n. 21, aprile 2011)

 

 

                 

 

 

 

 

Redazione:

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Marta Altieri, Linda Basile, Massimiliano Borelli, Silvia Caristi, Maria Ficarra, Annalice Furfari,

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