Anno II              n.15                     Ottobre 2010

Non leggete, come fanno i bambini, per divertirvi, o, come gli ambiziosi, per istruivi. No, leggete per vivere (Gustave Flaubert)                                                     Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Culturalmente...

 

Decomposizione di Dio:

il Male domina il mondo

 di Luigi Grisolia

 La dolorosa presa di coscienza 

 dellillusione divina, in un libro  

 di Rino Tripodi. Da inEdition

 

 

 

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«Friedrich Nietzsche ha proclamato con certezza la morte di Dio... ma è evidente che la putrefazione di quest’ultimo non è ancora terminata. Egli è tuttora in decomposizione e i suoi effetti, in tale condizione, sono ancora più nefasti di prima». In queste poche righe possiamo rintracciare il senso del libro di Rino Tripodi, non a caso intitolato Decomposizione di Dio. Un racconto e cento apologhi gnostici tra Kafka e Cioran (inEdition/Collane di LucidaMente, pp. 88, € 12,00).

 

Parole forti, senza dubbio: ma non si tratta di uno scritto ateista, come si potrebbe pensare a primo acchito. Il lavoro di Tripodi rappresenta invece una sofferta e complicata presa di coscienza non solo della presenza del Male nel mondo, ma anche del suo dominio. La realtà dell’uomo, questo piccolo essere al confronto della grandezza dell’universo (ma ha senso questo universo?), è intrisa di malvagità in quasi ogni suo aspetto. Un Male che deve necessariamente configurarsi come segno tangibile dell’esistenza di un Dio-Malvagio, di un Demiurgo, che sostanzialmente è dentro l’uomo, ne influenza e tormenta l’azione, troppo spesso prendendo il sopravvento sulle «pagliuzze auree» – pur presenti – del Dio-Buono, del Dio cristiano fonte di amore incommensurabile, creatore dell’universo. Anche perché l’assurdo libero arbitrio – concesso, stando alla tradizione cristiana, per poter percorrere la via verso la salvezza – dà all’uomo la possibilità di decidere su questioni immensamente più gradi di lui, e, in ultimo, sulla morte e l’uccisione senza alcuna ragione di suoi simili.

 

Il punto di partenza della riflessione dell’autore non è solo la ricerca di una qualche traccia del divino nel mondo, ma è soprattutto la ricerca della risposta ad una domanda quanto mai problematica nella sua semplicità: se Dio è immensamente buono e onnipotente, perché il Male ci circonda? È il grido di dolore lanciato da Hans Jonas all’indomani di Auschwitz (ovvero del Male Assoluto): ma, mentre il filosofo ebreo trovava soluzione nel negare l’onnipotenza di Dio, Tripodi va oltre, affermando l’esistenza di un Demiurgo Malvagio.

 

E allora, il protagonista del racconto che apre il libro (Il pellegrinaggio ad Atar’sh), nel suo percorso verso il santuario al fine di incontrare finalmente il divino, vedere la bellezza di Dio e godere del suo amore, compirà invece un cammino spirituale che lo porterà a prendere coscienza dell’illusione di Dio – per dirla con Richard Dawkins – e della presenza del Male in ogni angolo. Infatti, avrà esperienza di suicidi, assassini, tradimenti, vendette, stupri (che coinvolgeranno i suoi amici compagni di viaggio), insomma delle più spregevoli azioni e, infine, in punto di morte, troverà contatto col divino, ben diverso da quello che lui credeva. «E vidi. Da quella posizione, come ho detto, all’angolo di due pareti, tutto il meraviglioso firmamento, per un effetto anamorfico, assume un differente aspetto. Stelle, galassie e nebulose si uniscono in una sola immensa immagine, forma figura: un enorme volto malvagio, allo stesso tempo insano, folle, di una crudeltà inimmaginabile, disumana, smisurata. Stavo per svenire. L’ultima visione fu quella delle pupille dei due occhi del dio: due buchi neri che attiravano a sé tutto ciò che stava attorno, inghiottendolo in un’oscurità terribile ed eterna».

 

Chiaro è lo gnosticismo che pervade tutto il volume. Ciascun apologo – espediente narrativo che ben si presta alla riflessione dell’autore – porta con sé un moralismo gnostico, ed è strettamente collegato al racconto che apre il libro. Non casualmente l’ultimo apologo s’intitola Consapevolezza, e narra del suicidio di Dio dopo aver visto lo «smisurato dolore» generatosi in migliaia di anni dalla sua opera creativa. Come scrive Raffaele Riccio nell’Introduzione (Tra gnosi e libero arbitrio: la sosta sull’abisso negli apologhi di Rino Tripodi), «il senso degli apologhi porta ad una valutazione disillusa del mondo, della ricerca di Dio e del pellegrinaggio, quasi che la metafora della conoscenza implicasse di necessità la sofferenza e la morte senza la conseguente appagante e personale illuminazione della gnosi».

 

È un rovesciamento del mondo consolatorio della religiosità tradizionale, che si aggancia a Cioran, così come a Leopardi e Sgalambro (costantemente richiamati), e che, scrive condivisibilmente sempre Riccio, rappresenta il punto di forza di tutta l’opera.

 

Nella Postfazione, la parte più colorita e combattiva dello scritto, l’autore si lancia in un’invettiva contro il monoteismo, i preti pedofili, la repressione sessuale, contro gli imam (in quanto grazie a quest’ultimi possiamo pienamente comprendere come la parola “Dio” possa essere sinonimo di violenza). Ma anche i toni aspramente polemici, gli ironici grazie, ben si accordano con gli obiettivi del libro. In chiusura, «per un viaggio oltre ogni limite estremo», ecco una Biblio-icono-disco-filmografia sragionata e arrischiata, dove trovare diversi autorevoli riscontri sulle tesi sostenute, e per approfondirle.

 

Naturalmente, ognuno potrà interpretare la riflessione proposta secondo le proprie convinzioni etiche e religiose, condividendo tutto, oppure parti di essa, o criticandola aspramente. In fin dei conti, un altro scopo di Rino Tripodi è quello di smuovere il pensiero. E ci riesce.

 

Luigi Grisolia


(www.excursus.org, anno II, n. 15, ottobre 2010)

 

                 

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

Linda Basile, Massimiliano Borelli, Silvia Caristi, Maria Ficarra, Annalice Furfari,

Marco Gatto, Serena Intelisano, Roberto La Fauci, Giuseppe Licandro

 

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