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La prima cosa che
colpisce, prendendo tra le mani il libro che ci
apprestiamo a presentare, è, assolvendo appieno alla
sua funzione paratestuale, il titolo: Riflessi
del tempo. Affascinante, quasi enigmatico: quali
riflessi? Che tipo di riflessi?
Si tratta
certamente di riflessi storici e filosofici:
Giuseppe Licandro, docente di Filosofia e Storia nei
licei, e nostro collaboratore, in questo volume dato
alle stampe da inEdition/Collane di LucidaMente
(Introduzione di Fulvio Mazza, pp. 156, €
12,50), ci offre, attraverso la “sua” produzione,
una carrellata di riflessioni (altri riflessi?) su
alcuni personaggi e su degli avvenimenti che sono
stati fondamentali nello scorrere del tempo,
nonché su una serie di tematiche, alcune delle quali
fortemente attuali (come il maltrattamento degli
animali, l’eutanasia, la bioetica e l’abolizione
della pena capitale), caratterizzanti quindi il
tempo presente.
L’autore ci ha
confessato che ha meditato lungamente
a come “battezzare” la sua raccolta di saggi:
«Ho pensato a un titolo
che esprimesse l’idea che i riverberi del passato
influenzano sempre il presente e ne orientano le
scelte culturali e politiche, secondo una visione
della Storia in qualche misura circolare, nella
quale il procedere dei fatti non avviene in senso
strettamente lineare, ma tortuosamente, con continue
riprese di questioni e problemi lasciati in eredità
dai nostri antenati, che noi, a nostra volta,
trasmettiamo ai posteri, senza soluzioni definitive
e con interpretazioni sempre rinnovate».
E infatti, sebbene
spesso le parole di Licandro prendano spunto dalla
recensione di un particolare volume, il merito di
ogni saggio-articolo è quello di non fermarsi,
semplicemente, alla descrizione di quel determinato
libro, ma di inserirne il contenuto all’interno di
un contesto concettuale, sia esso storico o
filosofico. Il tutto con la volontà di far
comprendere, da una parte, l’importanza di
quell’argomento (come il pensiero di Gioacchino da
Fiore oppure di Ludwig Wittgenstein) o tematica
(quale il dibattito sulla Guerra Fredda o sulle
negatività del neoliberismo) nel tempo in cui
quel personaggio è vissuto o quell’avvenimento si è
verificato – nonché, più in generale, nel tempo
storico – e, dall’altra, in molti casi, di porre
in evidenza sorprendenti motivi di attualità (come
nel caso della filosofia cosmopolitica di Kant)
nel tempo presente.
Il senso del libro,
come rileva Mazza nella sua Introduzione, è
metaforicamente comprensibile tramite il famoso
quadro Angelus Novus di Paul Klee, che
rappresenta un angelo stilizzato che procede in
avanti, ma con lo sguardo rivolto indietro: a
sottolineare proprio la non linearità della Storia,
ma l’idea di circolarità che Licandro vuole
esprimere, nella consapevolezza che non si può
comprendere il presente senza guardare al passato e
viceversa. Un quadro, tra l’altro, che aveva già
colpito fortemente l’attenzione del filosofo Walter
Benjamin, il quale rifiutava nettamente una visione
della storia quale processo continuativo, uniforme e
accrescitivo, nel quale bisognava necessariamente
collocarsi “davanti”: occorreva invece avere visione
e consapevolezza del passato (anche se poi Benjamin
inseriva questa sua teoria all’interno di una
concezione pessimistica della Storia).
Inoltre, altro
merito del volume è senza dubbio il fatto che alcuni
saggi pongono l’attenzione su aspetti poco noti
della cultura occidentale, sebbene abbiano avuto una
valenza non trascurabile nel corso della storia o
all’interno del dibattito filosofico.
Tra i tanti,
vogliamo porre l’attenzione sullo scritto Il
mondo animale nel pensiero filosofico occidentale,
che fornisce i punti essenziali di come, a partire
dai Greci, gli animali siano stati considerati dagli
uomini, in particolare se essere viventi di pari
dignità. E così, se Aristotele li disprezzava
fortemente, Tommaso d’Aquino e San Francesco
ritenevano che dovevano essere rispettati, in quanto
creature di Dio. Se per secoli la domanda – la cui
risposta ai più è sembrata abbastanza scontata –
era: gli animali ragionano?, e sulla base di
tale risposta si dovesse dare o meno connotazione
morale al trattamento riservato ad essi, nel
Settecento Jeremy Bentham ribatteva che, piuttosto,
bisognava chiedersi: gli animali soffrono? Ma
si tratta di eccezioni (tra le quali si annoverano
anche Leopardi e Schopenhauer): fino alla Metà del
Novecento ha sempre prevalso largamente l’idea di
una indiscutibile superiorità degli uomini sugli
animali. Il c.d. “animalismo”, movimento filosofico
nato negli anni Settanta, che comprende pensatori
quali Paola Cavalieri, Tom Regan e Peter Singer, ha
iniziato a contestare duramente quest’idea,
sostenendo, con convincenti motivazioni,
l’estensione dei diritti naturali a tutti gli
animali. Regan, infatti, ritiene che i diritti
naturali, in quanto tali, non possono essere
prerogativa solo degli uomini, mentre la Cavalieri
propone di rendere effettiva la Dichiarazione
universale dei diritti dell’animale approvata
dall’Unesco nel 1978 e di riconoscere gli animali
come “soggetti di diritto”; il che significa, in
primis, che non possono subire pratiche di
asservimento e di manipolazione da parte degli
uomini.
Come si può intuire
da queste poche righe (e ben comprendere dalla
lettura del saggio di Licandro), la problematica dei
diritti (reali o presunti) degli animali si è
riproposta continuamente nella storia dell’uomo,
assumendo significati diversi a seconda dell’epoca:
ma se negli ultimi decenni si sta facendo strada un
movimento che, spezzando una negativa tradizione,
cerca di affermare i loro diritti, allo stesso tempo
in alcuni esseri umani (umani?) prevale ancora il
disprezzo di aristotelica memoria, visto che hanno
il coraggio meschino di abbandonare gli animali.
Espresso perspicacemente dalle crude parole di Mauro
Corona in un suo bel racconto (Il cane e la
vipera): «Vi è sempre stata, e purtroppo
resiste, la vergognosa abitudine di buttar via gli
animali come fossero pietre o pezzi di legno. Gli
uomini sono fatti così, gettano via ciò che non
serve più o che diventa fastidioso al loro viver
quotidiano». Angelus Novus.
Luigi Grisolia
(www.excursus.org,
anno I, n. 5, dicembre 2009)
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