Anno I              n.5                     Dicembre 2009

Non leggete, come fanno i bambini, per divertirvi, o, come gli ambiziosi, per istruivi. No, leggete per vivere (Gustave Flaubert)                                                     Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Culturalmente...

 

Riflessi del tempo, ovvero

 il riproporsi della Storia

 di Luigi Grisolia

I riverberi del passato scuotono

 il presente: l'idea focale nei saggi 

 raccolti in un volume inEdition

 

 

 

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La prima cosa che colpisce, prendendo tra le mani il libro che ci apprestiamo a presentare, è, assolvendo appieno alla sua funzione paratestuale, il titolo: Riflessi del tempo. Affascinante, quasi enigmatico: quali riflessi? Che tipo di riflessi?

Si tratta certamente di riflessi storici e filosofici: Giuseppe Licandro, docente di Filosofia e Storia nei licei, e nostro collaboratore, in questo volume dato alle stampe da inEdition/Collane di LucidaMente (Introduzione di Fulvio Mazza, pp. 156, € 12,50), ci offre, attraverso la “sua” produzione, una carrellata di riflessioni (altri riflessi?) su alcuni personaggi e su degli avvenimenti che sono stati fondamentali nello scorrere del tempo, nonché su una serie di tematiche, alcune delle quali fortemente attuali (come il maltrattamento degli animali, l’eutanasia, la bioetica e l’abolizione della pena capitale), caratterizzanti quindi il tempo presente.

 

L’autore ci ha confessato che ha meditato lungamente a come “battezzare” la sua raccolta di saggi: «Ho pensato a un titolo che esprimesse l’idea che i riverberi del passato influenzano sempre il presente e ne orientano le scelte culturali e politiche, secondo una visione della Storia in qualche misura circolare, nella quale il procedere dei fatti non avviene in senso strettamente lineare, ma tortuosamente, con continue riprese di questioni e problemi lasciati in eredità dai nostri antenati, che noi, a nostra volta, trasmettiamo ai posteri, senza soluzioni definitive e con interpretazioni sempre rinnovate».

 

E infatti, sebbene spesso le parole di Licandro prendano spunto dalla recensione di un particolare volume, il merito di ogni saggio-articolo è quello di non fermarsi, semplicemente, alla descrizione di quel determinato libro, ma di inserirne il contenuto all’interno di un contesto concettuale, sia esso storico o filosofico. Il tutto con la volontà di far comprendere, da una parte, l’importanza di quell’argomento (come il pensiero di Gioacchino da Fiore oppure di Ludwig Wittgenstein) o tematica (quale il dibattito sulla Guerra Fredda o sulle negatività del neoliberismo) nel tempo in cui quel personaggio è vissuto o quell’avvenimento si è verificato – nonché, più in generale, nel tempo storico – e, dall’altra, in molti casi, di porre in evidenza sorprendenti motivi di attualità (come nel caso della filosofia cosmopolitica di Kant) nel tempo presente.

 

Il senso del libro, come rileva Mazza nella sua Introduzione, è metaforicamente comprensibile tramite il famoso quadro Angelus Novus di Paul Klee, che rappresenta un angelo stilizzato che procede in avanti, ma con lo sguardo rivolto indietro: a sottolineare proprio la non linearità della Storia, ma l’idea di circolarità che Licandro vuole esprimere, nella consapevolezza che non si può comprendere il presente senza guardare al passato e viceversa. Un quadro, tra l’altro, che aveva già colpito fortemente l’attenzione del filosofo Walter Benjamin, il quale rifiutava nettamente una visione della storia quale processo continuativo, uniforme e accrescitivo, nel quale bisognava necessariamente collocarsi “davanti”: occorreva invece avere visione e consapevolezza del passato (anche se poi Benjamin inseriva questa sua teoria all’interno di una concezione pessimistica della Storia).

 

Inoltre, altro merito del volume è senza dubbio il fatto che alcuni saggi pongono l’attenzione su aspetti poco noti della cultura occidentale, sebbene abbiano avuto una valenza non trascurabile nel corso della storia o all’interno del dibattito filosofico. 

 

Tra i tanti, vogliamo porre l’attenzione sullo scritto Il mondo animale nel pensiero filosofico occidentale, che fornisce i punti essenziali di come, a partire dai Greci, gli animali siano stati considerati dagli uomini, in particolare se essere viventi di pari dignità. E così, se Aristotele li disprezzava fortemente, Tommaso d’Aquino e San Francesco ritenevano che dovevano essere rispettati, in quanto creature di Dio. Se per secoli la domanda – la cui risposta ai più è sembrata abbastanza scontata – era: gli animali ragionano?, e sulla base di tale risposta si dovesse dare o meno connotazione morale al trattamento riservato ad essi, nel Settecento Jeremy Bentham ribatteva che, piuttosto, bisognava chiedersi: gli animali soffrono? Ma si tratta di eccezioni (tra le quali si annoverano anche Leopardi e Schopenhauer): fino alla Metà del Novecento ha sempre prevalso largamente l’idea di una indiscutibile superiorità degli uomini sugli animali. Il c.d. “animalismo”, movimento filosofico nato negli anni Settanta, che comprende pensatori quali Paola Cavalieri, Tom Regan e Peter Singer, ha iniziato a contestare duramente quest’idea, sostenendo, con convincenti motivazioni, l’estensione dei diritti naturali a tutti gli animali. Regan, infatti, ritiene che i diritti naturali, in quanto tali, non possono essere prerogativa solo degli uomini, mentre la Cavalieri propone di rendere effettiva la Dichiarazione universale dei diritti dell’animale approvata dall’Unesco nel 1978 e di riconoscere gli animali come “soggetti di diritto”; il che significa, in primis, che non possono subire pratiche di asservimento e di manipolazione da parte degli uomini.

 

Come si può intuire da queste poche righe (e ben comprendere dalla lettura del saggio di Licandro), la problematica dei diritti (reali o presunti) degli animali si è riproposta continuamente nella storia dell’uomo, assumendo significati diversi a seconda dell’epoca: ma se negli ultimi decenni si sta facendo strada un movimento che, spezzando una negativa tradizione, cerca di affermare i loro diritti, allo stesso tempo in alcuni esseri umani (umani?) prevale ancora il disprezzo di aristotelica memoria, visto che hanno il coraggio meschino di abbandonare gli animali. Espresso perspicacemente dalle crude parole di Mauro Corona in un suo bel racconto (Il cane e la vipera): «Vi è sempre stata, e purtroppo resiste, la vergognosa abitudine di buttar via gli animali come fossero pietre o pezzi di legno. Gli uomini sono fatti così, gettano via ciò che non serve più o che diventa fastidioso al loro viver quotidiano». Angelus Novus.

 

Luigi Grisolia

 

(www.excursus.org, anno I, n. 5, dicembre 2009)

 

           

                 

 

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

Linda Basile, Maria Ficarra, Annalice Furfari, Marco Gatto, Serena Intelisano,

Roberto La Fauci, Giuseppe Licandro, Giuseppe Martino, Antonella Rosanova

 

 

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