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Enzo Caccamo,
titolare della Libreria “Culture” di Reggio
Calabria, torna con nuovi esperimenti,
riprendendo e approfondendo le tematiche a lui care,
e riagganciandosi al suo precedente romanzo. Viene
confermata, infatti, la netta e condivisibile
critica verso la società attuale, dominata dal
capitale e soprattutto che mette in secondo piano la
lettura, attività invece assolutamente fondamentale
per la maturazione spirituale, oltre che
intellettuale, dell’uomo.
Ma se ne L’odore
dei libri l’autore indaga in particolare gli
aspetti esteriori della questione (l’organizzazione
della libreria, chi frequenta la libreria, il
libraio che rifiuta questa nuova società, un gruppo
di persone che cercano di salvare le anime corrotte
delle persone), ne L’ombra perduta (Culture,
pp. 186, € 15,00) l’attenzione è puntata totalmente
sull’interiorità del protagonista, che subirà un
vero e proprio percorso spirituale di crescita e
consapevolezza.
Prima di entrare in
coma, infatti, il ragioniere Borlino è un uomo come
tanti. Ma nel periodo in cui rimane in ospedale,
vive un’esperienza trascendentale e, nel Primo Cielo
(luogo dove rimangono le anime delle persone che
ancora non sono morte), incontra Psiche e Ofelia.
Potremmo definirli una sorta di spiriti-guida, che
sostanzialmente indirizzano Borlino verso la
lettura. Del resto, come impiegare i mesi di attesa?
Leggendo. Basta un titolo o un autore, e i libri si
presentano e materializzano.
Il protagonista,
davanti all’alternativa del non fare niente, cede.
Ma fin dalle prime pagine, la sua “vita” comincia a
cambiare: «Borlino iniziava man mano a prendere
coscienza di sé. Ad alcune domande, ora, era in
grado di rispondersi da solo. Iniziava, inoltre, a
capire l’importanza di ogni parola udita e quindi
faceva propria la fragilità degli esseri umani in
quanto privi dello strumento principe che è la
parola. Egli non poteva ricordare chi era; però
iniziò a maledire il tempo rubato alla vita».
Attenzione: non che gli uomini non parlino; tutt’altro!
Il problema, in pratica, è che parlano “a vanvera”,
che “sprecano” parole in quanto «la maggior parte
della gente, durante la sua vita, offende le parole
perché non le pondera, usandole in malafede e
deviandole da quella che è la loro vera funzione».
È chiaro il
messaggio: in una società che corre contro il tempo,
dove “il tempo è denaro”, si parla troppo, senza
riflettere, senza confrontarsi, senza comprendere,
perché non si hanno le basi per farlo. Non si pensa
più perché non si legge più. E infatti, dopo circa
un anno nel Primo Cielo e oltre duemila letture, una
mattina il ragioniere Borlino comunica: «Lo sa,
mister Soffio [Psiche, Ndr], che oggi sono
una cosa che pensa!». È pronto per tornare e
recuperare il tempo perso.
Risvegliatosi dal
coma, va a vivere con l’amico Filippo scoprendo, con
sua enorme sorpresa, che nella sua casa ci sono ben
otto stanze piene di libri, in cui l’amico si
rifugia «quando vuole essere illuminato». Comincia
così un lungo periodo di letture e soprattutto di
conversazioni che, in fin dei conti, girano intorno
ad una rivelazione: il ragioniere Borlino, a
differenza di Filippo e della sua domestica Lucia,
ma così come la maggior parte degli uomini, non ha
l’ombra. Non ci aveva mai fatto caso. Il fatto,
anche se ignorato, è in realtà molto grave: mancanza
dell’ombra significa mancanza di consapevolezza, in
un certo senso di valori puri, e indica perciò che
l’anima è corrotta.
Moltissimi sono in
questa condizione, per effetto della corsa al
progresso e del decadimento della società: «Col
passare dei secoli la specializzazione predicata da
certe culture materialiste, definite, da loro
stesse, illuminate, ha gettato via tutto ciò che non
serviva al corpo, compresa l’ombra, che era
diventata un oggetto sconosciuto [...]. Le
conseguenze, viste da oggi, furono disastrose perché
l’umano tecnologico perse tutto il suo
essere, dimezzandosi. L’egoismo corporeo lo ha
invaso. Senza più impulsi del divino è come se
questo individuo non esistesse. Perfetto, nel suo
non essere».
Ma questa scoperta
segna un’ulteriore tappa del percorso intrapreso dal
ragioniere Borlino fin da quando era in coma, e non
fa altro che aumentare la sua voglia di conoscere,
di capire, avvicinarsi alla piena consapevolezza. E
così inizierà ad aiutare Filippo e Lucia nei loro
particolari esperimenti: essi infatti pesano gli
animali poco prima di morire e subito dopo,
attraverso una bilancia che misura i grammi. La
differenza di peso tra prima e dopo indica il peso
dell’anima (che, dopo la morte, lascia il corpo): se
l’anima supera i cento grammi, significa che è
impura, e più aumenta l’eccesso più cresce il
livello di impurità.
Il ragioniere
Borlino decide allora di fare questi esperimenti
sugli uomini, facendo costruire in gran segreto una
bilancia apposita, e andando in giro per l’Europa.
Con tristezza, scoprirà però che tutti gli uomini
hanno un’anima che pesa circa centocinquanta grammi.
Così va prima in America Latina e poi in Africa. E
lì, in effetti, la situazione è diversa: l’anima
pesa di più, nel Continente Povero addirittura si
arriva a quattrocento grammi. Può sembrare una
contraddizione, a primo acchito: nella società più
evoluta, quindi più tecnologica, quindi più
materialista, l’anima è meno impura rispetto a
continenti in cui si vive a più stretto contatto con
la natura?
In realtà, non è
così: nella società più evoluta è aperta la strada
alla conoscenza, attraverso la lettura e i libri,
ragionando di letteratura e filosofia (godibilissimo
il dibattito tra gli scaffali per sancire la
superiorità dell’una sull’altra), se si abbandonano
però gli aspetti materialistici del progresso e se
ci si ferma a pensare. Quando il ragioniere Borlino
cerca di spiegare qualcosa ad un capo tribale
africano, gli viene dato del moralista corrotto.
Il romanzo troverà
la sua naturale conclusione e il protagonista avrà
anche modo di parlare con Pudore, Vergogna, Onestà,
Decoro, Saggezza, Nobiltà, Gioia che, irretiti dalla
società attuale, dopo l’ennesimo scempio consumatosi
in una libreria (come non riconoscere quella di
Elio, il protagonista de L’odore dei libri?),
con un Casanova qualsiasi che, per fare colpo sul
gentil sesso, preferisce Come aver cura del tuo
corpo a D’Annunzio, Leopardi e Montale, erano
state richiamate in Cielo, convincendoli a ritornare
giù. Perché la speranza di una società migliore non
deve morire mai.
Luigi Grisolia
(www.excursus.org,
anno III, n. 29, dicembre 2011)
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