Anno III              n.29                     Dicembre 2011

Non leggete, come fanno i bambini, per divertirvi, o, come gli ambiziosi, per istruirvi. No, leggete per vivere (Gustave Flaubert)                                                     Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Culturalmente...

 

Un percorso di crescita

 spirituale, grazie ai libri

 di Luigi Grisolia

Torna Enzo Caccamo: unopera

 che conferma le tematiche care,

 ma con sguardo allinteriorità

 

 

 

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Enzo Caccamo, titolare della Libreria “Culture” di Reggio Calabria, torna con nuovi esperimenti, riprendendo e approfondendo le tematiche a lui care, e riagganciandosi al suo precedente romanzo. Viene confermata, infatti, la netta e condivisibile critica verso la società attuale, dominata dal capitale e soprattutto che mette in secondo piano la lettura, attività invece assolutamente fondamentale per la maturazione spirituale, oltre che intellettuale, dell’uomo.

 

Ma se ne L’odore dei libri l’autore indaga in particolare gli aspetti esteriori della questione (l’organizzazione della libreria, chi frequenta la libreria, il libraio che rifiuta questa nuova società, un gruppo di persone che cercano di salvare le anime corrotte delle persone), ne L’ombra perduta (Culture, pp. 186, € 15,00) l’attenzione è puntata totalmente sull’interiorità del protagonista, che subirà un vero e proprio percorso spirituale di crescita e consapevolezza.

 

Prima di entrare in coma, infatti, il ragioniere Borlino è un uomo come tanti. Ma nel periodo in cui rimane in ospedale, vive un’esperienza trascendentale e, nel Primo Cielo (luogo dove rimangono le anime delle persone che ancora non sono morte), incontra Psiche e Ofelia. Potremmo definirli una sorta di spiriti-guida, che sostanzialmente indirizzano Borlino verso la lettura. Del resto, come impiegare i mesi di attesa? Leggendo. Basta un titolo o un autore, e i libri si presentano e materializzano.

 

Il protagonista, davanti all’alternativa del non fare niente, cede. Ma fin dalle prime pagine, la sua “vita” comincia a cambiare: «Borlino iniziava man mano a prendere coscienza di sé. Ad alcune domande, ora, era in grado di rispondersi da solo. Iniziava, inoltre, a capire l’importanza di ogni parola udita e quindi faceva propria la fragilità degli esseri umani in quanto privi dello strumento principe che è la parola. Egli non poteva ricordare chi era; però iniziò a maledire il tempo rubato alla vita». Attenzione: non che gli uomini non parlino; tutt’altro! Il problema, in pratica, è che parlano “a vanvera”, che “sprecano” parole in quanto «la maggior parte della gente, durante la sua vita, offende le parole perché non le pondera, usandole in malafede e deviandole da quella che è la loro vera funzione».

 

È chiaro il messaggio: in una società che corre contro il tempo, dove “il tempo è denaro”, si parla troppo, senza riflettere, senza confrontarsi, senza comprendere, perché non si hanno le basi per farlo. Non si pensa più perché non si legge più. E infatti, dopo circa un anno nel Primo Cielo e oltre duemila letture, una mattina il ragioniere Borlino comunica: «Lo sa, mister Soffio [Psiche, Ndr], che oggi sono una cosa che pensa!». È pronto per tornare e recuperare il tempo perso.

 

Risvegliatosi dal coma, va a vivere con l’amico Filippo scoprendo, con sua enorme sorpresa, che nella sua casa ci sono ben otto stanze piene di libri, in cui l’amico si rifugia «quando vuole essere illuminato». Comincia così un lungo periodo di letture e soprattutto di conversazioni che, in fin dei conti, girano intorno ad una rivelazione: il ragioniere Borlino, a differenza di Filippo e della sua domestica Lucia, ma così come la maggior parte degli uomini, non ha l’ombra. Non ci aveva mai fatto caso. Il fatto, anche se ignorato, è in realtà molto grave: mancanza dell’ombra significa mancanza di consapevolezza, in un certo senso di valori puri, e indica perciò che l’anima è corrotta.

 

Moltissimi sono in questa condizione, per effetto della corsa al progresso e del decadimento della società: «Col passare dei secoli la specializzazione predicata da certe culture materialiste, definite, da loro stesse, illuminate, ha gettato via tutto ciò che non serviva al corpo, compresa l’ombra, che era diventata un oggetto sconosciuto [...]. Le conseguenze, viste da oggi, furono disastrose perché l’umano tecnologico perse tutto il suo essere, dimezzandosi. L’egoismo corporeo lo ha invaso. Senza più impulsi del divino è come se questo individuo non esistesse. Perfetto, nel suo non essere».

 

Ma questa scoperta segna un’ulteriore tappa del percorso intrapreso dal ragioniere Borlino fin da quando era in coma, e non fa altro che aumentare la sua voglia di conoscere, di capire, avvicinarsi alla piena consapevolezza. E così inizierà ad aiutare Filippo e Lucia nei loro particolari esperimenti: essi infatti pesano gli animali poco prima di morire e subito dopo, attraverso una bilancia che misura i grammi. La differenza di peso tra prima e dopo indica il peso dell’anima (che, dopo la morte, lascia il corpo): se l’anima supera i cento grammi, significa che è impura, e più aumenta l’eccesso più cresce il livello di impurità.

 

Il ragioniere Borlino decide allora di fare questi esperimenti sugli uomini, facendo costruire in gran segreto una bilancia apposita, e andando in giro per l’Europa. Con tristezza, scoprirà però che tutti gli uomini hanno un’anima che pesa circa centocinquanta grammi. Così va prima in America Latina e poi in Africa. E lì, in effetti, la situazione è diversa: l’anima pesa di più, nel Continente Povero addirittura si arriva a quattrocento grammi. Può sembrare una contraddizione, a primo acchito: nella società più evoluta, quindi più tecnologica, quindi più materialista, l’anima è meno impura rispetto a continenti in cui si vive a più stretto contatto con la natura?

 

In realtà, non è così: nella società più evoluta è aperta la strada alla conoscenza, attraverso la lettura e i libri, ragionando di letteratura e filosofia (godibilissimo il dibattito tra gli scaffali per sancire la superiorità dell’una sull’altra), se si abbandonano però gli aspetti materialistici del progresso e se ci si ferma a pensare. Quando il ragioniere Borlino cerca di spiegare qualcosa ad un capo tribale africano, gli viene dato del moralista corrotto.

 

Il romanzo troverà la sua naturale conclusione e il protagonista avrà anche modo di parlare con Pudore, Vergogna, Onestà, Decoro, Saggezza, Nobiltà, Gioia che, irretiti dalla società attuale, dopo l’ennesimo scempio consumatosi in una libreria (come non riconoscere quella di Elio, il protagonista de L’odore dei libri?), con un Casanova qualsiasi che, per fare colpo sul gentil sesso, preferisce Come aver cura del tuo corpo a D’Annunzio, Leopardi e Montale, erano state richiamate in Cielo, convincendoli a ritornare giù. Perché la speranza di una società migliore non deve morire mai.

 

Luigi Grisolia


(www.excursus.org, anno III, n. 29, dicembre 2011)

 

 

                 

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

Alessia Abrami, Marta Altieri, Linda Basile, Silvia Caristi, Maria Ficarra,

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