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Leggendo le pagine
del volume L’odore dei libri (Culture, pp.
148, € 18,00) traspare dopo poche righe un aspetto
che, fondamentalmente, sarà il leit-motiv di tutta
l’opera: un intenso, profondo, viscerale amore per i
libri. Non potrebbe essere altrimenti, ci verrebbe
da dire, se consideriamo chi è l’autore: Vincenzo
Caccamo, storico libraio di Reggio Calabria (è
titolare della libreria “Culture”). Purtroppo, ai
tempi d’oggi, la passione per i libri e il mestiere
di libraio non formano più un’equazione scontata.
Tutt’altro. In un’epoca di continua e totale
mercificazione della cultura, la figura, anzi, l’istituzione
del libraio che legge tanto, che conosce i classici,
capace di consigliarti, in grado di suggerirti testi
magari poco noti, ma che si rivelano piacevoli
sorprese, va sempre di più a scomparire.
Elio, alter ego di
Caccamo nonché protagonista principale dello
scritto, è un libraio vero: la sua libreria è ancora
un’oasi culturale, nonostante la circondi un mondo
dominato dal capitale e dalle sue logiche. Elio non
mette i best-seller in vetrina (il fatto che un
testo venda non significa che sia un buon volume),
Elio è colui che se gli chiedi un libro te ne sa
parlare, o te ne consiglia un altro di maggior
valore. Elio è una persona che parla, che vuole
comunicare con i clienti. Elio odora i libri,
sempre: mentre discute di letteratura o filosofia
con altre persone, mentre sistema un ripiano, mentre
li porge alla gente. Una volta arriva addirittura ad
odorare l’intero scaffale delle opere di
Seneca. Nella sua libreria si alternano, richiamando
il titolo di una vecchia opera di Montanelli,
“figure e figuri”. Ci sono i clienti, certo, ma
anche e soprattutto i suoi amici, in primis:
Gianni, il Sognatore, il Professor Z., il Segretario
Comunale Riccardo Meis, il Magistrato Santini
Giustizia, il Maestro-Scultore.
Le cose non vanno
bene secondo il libraio, il quale, tramite la sua
attività, si rende conto della decadenza culturale
che attanaglia la società. Ne sono un esempio
lampante le due signore che, all’atto di acquistare
due volumi, la prima cosa che chiedono è se ci sono
o meno sconti; saputo che si può fare una tessera
annuale da cinque euro che permette di avere il
dieci per cento di sconto su ogni libro, le due
signore concludono che non conviene, in quanto, per
rientrare dalla spesa della tessera, dovrebbero
comprare almeno tre libri all’anno. «Vede – dicono
al povero Elio – abbiamo poco tempo; noi siamo delle
insegnanti» (!). Ma c’è anche il ragazzo che,
“tramortito” dai troppi consigli di lettura (era
entrato solo per comprare un libro e andarsene, come
si fa al supermercato con un pacco di patatine),
acquista poco convinto una copia di Cuore di cane
e, letteralmente, scappa via.
L’insofferenza di
Elio cresce. La goccia che fa traboccare il vaso è
una conferenza organizzata presso la sua libreria da
Gianni su Dostoevskij e Tolstoj: un incontro
culturale che anziché uno scambio sereno e
dialettico di idee finisce per rivelarsi una gara a
chi termina per prima alzando la voce e facendo
prevalere quello che pensa. Così, dopo quell’evento,
Elio scompare. All’amico Riccardo Meis aveva
confessato che «poteva avere solamente relazioni
superficiali e che si poteva permettere coi suoi
simili solamente un breve scambio di parole aliene.
[...] perché ogni giorno perdeva clienti; perché
aveva quel vizio maledetto di spiegare alcuni
classici. Allora i clienti si offendevano e non
tornavano». Per questo motivo, «faceva finta di
essere ignorante e chiedeva ai clienti se era bello
l’ultimo libro che avevano letto e se avrebbe potuto
capirlo anche lui, e loro, sentendosi così
importanti, si sentivano felici.[...] si sentiva
sprofondare di vergogna».
Il nuovo direttore
– un tipo tutto ingessato, a causa di un incidente,
che è difficilissimo incontrare e che parla poco e
niente – ha portato novità in libreria. Se ne
accorge subito proprio Riccardo Meis, il primo
giorno: «Nell’aria sentiva che qualcosa era
cambiato: non si spiegava, innanzitutto, quella
musica ad altissimo volume. E poi che tipo di
musica! Essendo lui un intenditore di classica e
jazz, a volte andava in libreria per sentire qualche
brano a lui caro. Oggi, invece, sentiva più rumore
che musica». Anche Santini Giustizia, nella sezione
dedicata alle novità, «notò subito la diversa
disposizione dei libri sui tavoli: pochi libri
nuovi, ma tante copie dei titoli reclamizzati del
momento; addirittura un libro, per condizionare il
cliente nella scelta, occupava un intero tavolo. Al
posto della panchina e delle sedie c’erano ora dei
carrelli». Sei mesi dopo, presentazione ufficiale
alla cittadinanza della nuova gestione della
libreria. Ospite della serata il Comico, che
ovviamente parlerà del suo libro e che, altrettanto
ovviamente, farà una dedica a chi comprerà il
volume. Il tutto, condito da una gara di barzellette
e buffet.
Naturalmente, agli
occhi degli amici di Elio questo nuovo corso è
assolutamente negativo. A tutti, tranne che al
Maestro-Scultore. Infatti, se gli altri, in un modo
o nell’altro, cercano di reagire al dominio
imperante della logica capitalistica, ricercando una
qualche difesa della cultura allo stato puro (come
Elio), il Maestro-Scultore invece rappresenta
l’individuo che si piega completamente al potere del
«vile denaro» e dell’apparenza. Esponeva da sempre
le sue opere (o presunte tali, «dei mobili» a detta
delle insegnanti di cui abbiamo parlato poco fa)
nella libreria di Elio, non voleva che nessun altro
esponesse e cercava sempre, sfacciatamente e
narcisisticamente, di venderle. Capace di dire
tranquillamente alla fine della conferenza, come se
fosse la cosa più normale del mondo, che lui non ha
capito niente di ciò che si è detto, perché lui non
legge «queste cose» (ovvero i due scrittori
russi...). E che, naturalmente, è felicissimo della
nuova gestione.
Riccardo Meis,
Gianni, il professor Z. e Santini Giustizia, nel
corso della ricerca dell’amico scomparso, si
imbattono nello Psichiatra Savio Gentile, il quale
li informerà che il Maestro-Scultore ha subìto
un’ischemia celebrale ed è stato salvato per
miracolo. Si trova ricoverato nella sua clinica,
sebbene in condizioni particolari: sostanzialmente,
è un nuovo Gregor Samsa (protagonista della
Metamorfosi kafkiana). Lo Psichiatra, infatti,
con una sua equipe tenta degli esperimenti per
trasformare le persone che altrimenti morirebbero in
animali. Perché tornando animali, l’anima esce dal
selvaggio stato umano e ritrova la sua naturalezza.
Così si rende conto di come la società capitalistica
e consumistica l’abbia corrotta, e si vergogna. Ed
infatti, l’Insetto-Scultore si nasconde, in quanto
la sua anima – ovvero la parte più profonda di
ciascun essere vivente – si è resa pienamente conto
della miseria della sua esistenza fino a quel
momento. Allo stesso tempo, come spiegherà lo
Psichiatra, si cerca di salvarli: davanti al Giudice
Supremo, quando moriranno, si presenteranno come
animali (e non uomini dall’anima corrotta), e ciò li
favorirà nel ciclo di metamorfosi successive.
L’intuizione che farà capire ai protagonisti dov’è
finito Elio, nonché la “scoperta” di una sorta di
testamento intellettuale e spirituale del libraio,
chiuderanno quest’opera di Vincenzo Caccamo, la cui
lettura è accompagnata dai simpatici disegni della
figlia Alice.
Un romanzo che
possiamo senza dubbio definire filosofico (un
Esperimento di un libraio, come recita il
sottotitolo del volume), e che espone una chiara
idea della cultura: essa è fine a se stessa, deve
cioè elevare l’individuo, permettendogli di prendere
coscienza del suo essere. La lettura, i libri,
perciò, svolgono nella società una funzione
fondamentale. In un mondo dominato da una logica
capitalistica, dove bisogna pensare solo ed
esclusivamente al profitto, dove non c’è tempo di
leggere e neanche di fermarsi a scambiare due
chiacchiere con una persona (“il tempo è
denaro”...), questa funzione si sta perdendo. La
libreria non è un supermercato: è prima di tutto un
luogo di cultura e riflessione. Il libraio non è un
commerciante: è prima di tutto un amante dei libri.
E il libro non è un pacco di patatine: è un mezzo
per crescere spiritualmente ed intellettualmente,
per affermare compiutamente la propria identità.
Luigi Grisolia
(www.excursus.org,
anno II, n. 14, settembre 2010)
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