Anno III              n.19                     Febbraio 2011

Non leggete, come fanno i bambini, per divertirvi, o, come gli ambiziosi, per istruivi. No, leggete per vivere (Gustave Flaubert)                                                     Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Culturalmente...

 

Gli "Auguri nel tempo":

storia dei biglietti natalizi

 di Annalice Furfari

A Reggio Calabria una mostra

 inedita e unica nel suo genere,

 organizzata da Lucia Federico

 

 

 

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«Gli storici devono ai collezionisti molto più di quanto ammettiamo». Sono proprio loro a salvare «testimonianze che altrimenti andrebbero perse nel baratro della memoria». L’opinione espressa da Arthur M. Schlesinger Jr., insigne conoscitore del Novecento, contiene una grande verità: senza la caparbia e l’abnegazione degli appassionati di oggetti antichi, la conoscenza del passato sarebbe molto meno profonda e tanti piccoli tesori regalatici da epoche lontane sprofonderebbero irrimediabilmente nell’oblio. Non è, quindi, un caso se l’affermazione dell’illustre storico statunitense è stata impressa sul cartellone di benvenuto che ha introdotto i visitatori alla scoperta di una mostra curiosa, unica nel suo genere in Italia, allestita a Reggio Calabria nelle festività natalizie e fino al 16 gennaio scorso. Emblematico il titolo dell’esposizione, predisposta nella suggestiva cornice di Villa “Genoese Zerbi”: “Auguri nel tempo”. Protagonisti sono stati, infatti, oltre 3.000 biglietti natalizi e carte augurali d’epoca. Tutti raccolti negli anni dalla giornalista reggina Lucia Federico, che ci ha spiegato il senso di una mostra così particolare.

 

Come le è venuto in mente di realizzare “Auguri nel tempo”?  

L’idea è nata quasi per caso. Quando ho iniziato a collezionare questi biglietti non sapevo con esattezza cosa ne avrei fatto. È sempre stata una mia passione, una di quelle che sorgono spontaneamente, senza un vero motivo, forse perché, a livello inconscio, ci ricordano episodi legati all’infanzia. Tutto è iniziato 25 anni fa: ero a passeggio tra le bancarelle di un mercatino bolognese, quando la mia attenzione fu colpita da una cartolina natalizia degli anni Trenta. Vi era disegnata una bambina accanto a un albero di Natale. Mi sentii subito attratta, forse perché ricordava me da piccola. In fondo, questa immagine del Natale era sepolta in un angolo del mio cuore e la vista di quel biglietto ha fatto riaffiorare sentimenti, emozioni, sensazioni che avevo messo da parte. Fu così che cominciai a collezionare carte augurali, acquistandole nei mercatini sparsi per il mondo.

 

Quale fu il momento in cui questo hobby si trasformò in qualcosa di più serio?

Il passo immediatamente successivo fu documentarmi sulla storia e sul significato dei biglietti raccolti. Ecco come scoprii l’affascinante mondo vittoriano. Infatti, il primo biglietto di Natale fu realizzato a Londra nel 1843, quando Sir Henry Cole, scrittore, giornalista ed editore, escogitò un modo nuovo per inviare gli auguri ad amici e parenti, anziché usare, come da consuetudine, la carta da lettera già decorata o i biglietti da visita su cui applicare motivi natalizi. Sir Cole si affidò al disegnatore John Calcott Horsley, membro della Royal Academy. Quest’ultimo realizzò un cartoncino colorato a mano, con un trittico come soggetto: su uno sfondo dal colore seppia scuro, tre immagini affiancate, raffiguranti una famiglia intorno a una tavola imbandita e ai lati le opere di carità. L’illustrazione era accompagnata dall’augurio, diventato ormai un classico: “Buon Natale e felice anno nuovo”. Il biglietto venne poi stampato in 1.000 copie, messe in vendita al costo di uno scellino ciascuna. Si trattava di un prezzo molto alto per l’epoca, che fa pensare al tentativo, da parte di Sir Cole, di creare una nuova opportunità commerciale e non soltanto un modo per risparmiare tempo nell’inviare gli auguri per le festività natalizie. L’idea piacque molto alla Regina Vittoria, che governò l’Inghilterra dal 1837 al 1901. La sovrana iniziò a spedire quei biglietti a parenti e amici: fu proprio grazie a lei che quest’usanza divenne popolare.

 

Come si evolse la storia delle carte augurali?

Da quel 1843 passarono oltre 20 anni perché i biglietti cominciassero a diffondersi, prima in Inghilterra ed Europa, poi negli Stati Uniti. Fu fondamentalmente uno il motivo di questo ritardo nell’evoluzione: fino all’introduzione del processo di cromolitografia, nel 1860, la produzione delle carte augurali fu molto costosa, così come erano alte le tariffe postali. In secondo luogo, furono la nascita del francobollo, il famoso “Penny Black”, e l’utilizzo della busta che rivoluzionarono, a partire dal 1840, il sistema della corrispondenza e contribuirono alla diffusione dei biglietti. Tra il 1850 e il 1860, però, il numero dei biglietti di Natale inviati per posta era irrilevante. Solo dal 1870 cominciò ad aumentare, anno dopo anno, fino a raggiungere, intorno al 1880, i milioni di invii, tanto che le Poste furono costrette, per ragioni pratiche, a stampare sulle buste l’avvertenza: “Spedire  presto per Natale”.

 

Quali sono state le caratteristiche della mostra allestita a Reggio Calabria?

Al centro dell’esposizione c’era l’universo vittoriano. La mia collezione è, infatti, ricchissima di biglietti stampati in Inghilterra tra il 1860 e il 1890. Proprio in questo periodo, le famiglie usavano raccoglierli e collezionarli. Era un autentico hobby. Nei salotti delle case facevano bella mostra gli album, i cosiddetti scrapbooks, in cui venivano conservati biglietti, ritagli di giornale, poesie, decorazioni di carta. Nell’Inghilterra vittoriana trionfano la raffinatezza e l’eleganza delle carte augurali: biglietti con inserti di seta, velluto, nastri, frange, merletti di carta dorata o argentata, intagli, cordoncini. La mostra curata a Villa “Genoese Zerbi”, però, presentava anche diversi biglietti stampati in Germania e negli Stati Uniti, soprattutto nel XIX secolo.

La struttura dell’esposizione seguiva un percorso temporale e tematico, sviluppato per sezioni: le prime carte augurali (la più antica è del 1833), donne e ventagli, bambini e giochi, il primo Novenceto, le Grandi Guerre, la Natività, il Natale negli Stati Uniti. Una sala era poi dedicata ai calendari: oltre 200, in cromolitografia, di tutte le forme e dimensioni e appartenenti a svariati periodo storici. Non mancavano neppure le curiosità, come i biglietti augurali di presidenti degli Stati Uniti, da John Kennedy a Lyndon B. Johnson, da Richard Nixon a Bush padre e figlio, da Bill Clinton a Barack Obama. Vi erano, infine, le carte pubblicitarie con cui i commercianti accompagnavano la vendita dei loro prodotti in occasione delle festività, biglietti da visita, calendarietti, telegrammi, letterine, presepi di carta, stampe ed edizioni natalizie dei più importanti  giornali inglesi e americani del 1800.

 

Che ci dice dell’allestimento?

Puntava a ricreare l’ambientazione inglese del periodo vittoriano, grazie al mobilio concesso dall’antiquaria Daniela Ziino Colanino. La scenografia era completata da antichi giocattoli, raffinati ventagli, accessori, album di fotografie, libri, piccoli oggetti d’arredamento. Un vero e proprio vezzo il grammofono del 1920, messo a disposizione dal collezionista Giuseppe Nicolò, che consentiva al visitatore di ascoltare i dischi originali più in voga all’epoca. Vi era poi una curiosissima collezione di spille americane degli anni ’40, a forma di albero di Natale, concessa dal collezionista Ninni De Salvo, e, per finire, i presepi artistici del maestro reggino Ninì Sapone e la Natività allestita, con statuine del XIX secolo, da Luciano Schepis. Un percorso a ritroso nel tempo, che spingeva il visitatore a riscoprire la genuinità e il fascino delle festività del 25 dicembre e di fine anno, assaporando il gusto di riti e tradizioni dimenticati e rivivendo, attraverso le immagini e le grafie un po’ sbiadite, i sentimenti e le emozioni che ancora oggi rendono magiche queste ricorrenze.

 

Propositi per il futuro?

Era giusto esporre i biglietti raccolti nella mia città, Reggio Calabria. Però non nego che mi piacerebbe tantissimo riuscire a portare la mostra in giro per l’Italia, anche perché si tratta di una collezione unica nel suo genere. Spero davvero di riuscire a realizzare anche quest’altro piccolo sogno nel cassetto…

 

Annalice Furfari

 

(www.excursus.org, anno II, n. 19, febbraio 2011)

 

 

                 

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

Marta Altieri, Linda Basile, Massimiliano Borelli, Silvia Caristi, Maria Ficarra, Annalice Furfari,

Marco Gatto, Serena Intelisano, Roberto La Fauci, Giuseppe Licandro, Carmine Zaccaro

 

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