Anno II              n.9                     Aprile 2010

Non leggete, come fanno i bambini, per divertirvi, o, come gli ambiziosi, per istruivi. No, leggete per vivere (Gustave Flaubert)                                                     Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Culturalmente...

 

A Zurigo in libreria:

 presenze e assenze

 di Massimiliano Borelli

 Prosegue l'inchiesta di Excursus:

 dopo Londra e Brisbane, tappa 

 nella Svizzera di lingua tedesca

 

 

 

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Zurigo, marzo 2010. Dalla Bahnhofstrasse si svolta a destra, dopo essersi lasciati sulla sinistra la Rennweg, sulla Füsslistrasse. Ha qui sede la Orell Füssli, libreria omologa alla nostra Feltrinelli. Siamo a Zurigo, la città più “città” della Svizzera. E siamo in un Paese in cui l’italiano è lingua ufficiale, e dove l’emigrazione nostrana ha avuto ampio sbocco, e si manifesta ancor oggi in spazi pubblici di una comunità trasposta: Casa d’Italia, il ristorante dall’antica tradizione socialista Cooperativo; ma anche, in dimensioni meno misurabili, nei capannelli di pensionati che chiacchierano a Schwamendingerplatz.

 

L’italiano, tuttavia, ha una presenza ridotta in questa parte tedesca di Svizzera. Lingua di una regione marginale nell’economia elvetica, Ticino e parte dei Grigioni, è solitamente trascurata a vantaggio dell’egemone tedesco, o del comunque più diffuso francese (solo il romancio, ovviamente, segue il ). Semmai è l’inglese, oggi, la terza lingua svizzera. Non a caso esistono, nel centro di Zurigo, altre due grandi Orell Füssli: una bookshop e una livrarie, con libri solo in inglese e in francese. Per trovare una libreria tutta italiana bisogna spingersi verso Helvetiaplatz, zona di antica immigrazione (e oggi di locali alternativi), dove una gentile signora tiene in vita un piccolo negozio. Esiste poi un’altra libreria dedicata alle lingue romanze, a ridosso dell’Università, così come una libreria antiquaria con un vasto settore di usato, anche di libri italiani.

 

Tuttavia è Orell Füssli, per noi, il campione più rappresentativo: un grande store (con Starbucks annesso), esempio locale del modello dominante a livello globale, dove si può osservare in un rilievo più marcato il borsino del canone, il club delle inclusioni nella società dei consumi, e le esclusioni parlanti d’altro: della difficoltà della traduzione e della diffusione su una scala più larga di una tradizione letteraria, anche recente, un poco più avanzata, un poco più ostica al palato del lettore.

Scegliamo Orell Füssli, allora, fidando nel fatto che il “catalogo” disponibile, in traduzione, in una grande libreria come questa corrisponda alla media delle richieste, al netto delle “rese”. Secondo un circolo vizioso, naturalmente, tra domanda e offerta.

 

Per casuale priorità, scorriamo i dorsi dei classici. Avanza, garantita per ufficio, la trinità delle “corone”: Dante-Boccaccio-Petrarca, con un significativo sbilanciamento, per numero di edizioni, verso i primi due: Commedia e Decameron, tuttavia, niente più (seppure in eleganti, prestigiose vesti). Il Petrarca deve accontentarsi, con la sua Laura, di una riduzione antologica, salvo riscattarsi poi altrove con un bel volumetto giallo Reclam, un Canzoniere supereconomico, bilingue e tutto intero (doppiando poi la soddisfazione con una Ascesa al Monte Ventoso in Edizione Insel, magnifica, compagno di Michelangelo poeta e di Casanova epistolografo). Si saltano poi (a parte l’esplorazione geografico-linguistica di Marco Polo, e l’Ariosto cavalleresco messo in racconto dal probabilmente più celebre Calvino) quattro secoli di silenzio e sparizioni (mentre altrove risuonano le voci, alemannizzate, di Rabelais, Shakespeare, Cervantes, Chaucer, Sterne, e poi dei romanzieri francesi e russi, e di Goethe, e così via per le strade del canone occidentale) fino al Nievo delle Confessioni di un italiano e al “padre” Manzoni dei Promessi. Das ist alles. Qui finisce la lista dei nostri classici. Non ci si aspettava di trovare magari un Folengo, ma che dirà il buon Leopardi di tanto ingrata “rimembranza”?

 

Abbordiamo quindi il campo, maggioritario ed egemone, della narrativa contemporanea. Dei nostri autori novecenteschi di caratura europea si contano sparute copie di Svevo e Pirandello. Il novero prosegue, scavallando la guerra, con i ben più consistenti Bassani, Calvino, Ginzburg, Moravia, Morante (La storia), il Pasolini “corsaro”, uno Sciascia. Una formazione piuttosto carente, in verità, che scarta voci essenziali per un profilo più vivace della storia letteraria novecentesca, come quelle, per fare solo qualche nome sparso, di Tozzi, Landolfi, Savinio, Gadda, Malerba, Celati, Manganelli e così via. Un canone del senso comune, anche, da antologia primaria, che trova il suo corrispettivo omologo quando cerchiamo i nomi dei contemporanei, degli scrittori ancora attivi. Tra di essi Eco, Camilleri, De Carlo, Agus, Magris, lo Scarpa della guida di Venezia, Tabucchi, Tamaro, Volo, Faletti: praticamente un perfetto scaffale di una qualsiasi edicola di riviera un poco fornita di una manciata di best/long-sellers. Anche qui, nessun'ombra delle scritture narrative più interessanti attualmente rinvenibili in Italia: Vasta, Pugno, Trevisan (per dirne solo tre), oppure anche, e sorprendentemente visto il successo di pubblico avuto, Wu Ming. Sorte peggiore capita alla poesia. Unica (strana) occorrenza, il Pasolini “friulano”. Tutti i nostri versi novecenteschi vanno persi; per fare qualche esempio, in ordine sparso: Montale, Ungaretti, Gozzano, Rebora, Rosselli, Sanguineti, Pagliarani... Inutile infierire.

 

La fisiognomica che si ricalca da questa passeggiata è, insomma, piuttosto prevedibilmente, scarna, e soprattutto scontata, senza sbalzi o scarti. Sarebbe da capire se il problema è della libreria, ovvero del tipo di libreria: grande distribuzione, grandi numeri, grandi spazi, poche sorprese; oppure se è delle edizioni, della loro capacità di inserimento in un mercato estero; o ancora, nella peggiore delle ipotesi, del pubblico; si porrebbe qui tutta una questione di educazione, di diffusione di una cultura alternativa e critica: un lavoro lungo, sui tempi lunghi, di rimessa in discussione di una lunga tradizione.

 

Massimiliano Borelli

 

Ps: La prima tappa del nostro viaggio per le librerie del mondo alla ricerca "dell'Italia" è stata la Waterstone's di Londra (per leggere l'articolo, clicca qui), la seconda la Council Library di Brisbane (clicca qui).

 

(www.excursus.org, anno II, n. 9, aprile 2010)

 

 

                 

 

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

Linda Basile, Massimiliano Borelli, Maria Ficarra, Annalice Furfari,

Marco Gatto, Serena Intelisano, Roberto La Fauci, Giuseppe Licandro

 

 

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