Anno IV              n.30                     Gennaio 2012

Non leggete, come fanno i bambini, per divertirvi, o, come gli ambiziosi, per istruirvi. No, leggete per vivere (Gustave Flaubert)                                                     Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

      HOME        CHI SIAMO         IN ARRIVO         COLLABORA          LINK AMICI          ARCHIVIO      

 

 

Culturalmente...

 

I giovani laureati italiani  

 tra speranze e illusioni

 di Sara Bonfili

Uninchiesta della Bbc britannica   

 si concentra sulla fuga culturale

 da un Paese che non offre lavoro

 

 

 

   Leggi l'articolo in PDF

 

Il 4 novembre scorso Bbc Radio 4 ha dato spazio agli young italians ormai naturalizzati londinesi: i fuggitivi, gli studiosi, i sognatori, i lavoratori, i maturi signori che sono emigrati dall’Italia e non vogliono tornare. Una mezz'ora, dalle 11 del mattino, in grado di restituire con pochi sketch la scoraggiante e gerontocratica situazione socio-lavorativa italiana. Anche se la foto relativa al documentario, nel sito web di Bbc Radio 4, è quella dell’appassionato bacio tra Anita Ekberg e Marcello Mastroianni, ben poco resta dell’antico splendore italico.

 

L’intervistatore segue Alessandro Poggi, giornalista a Londra da qualche anno, nei luoghi di tipica frequentazione italiana: nei caffè in cui si è esportato l’uso dell’aperitivo, dove pasta e vino pongono un freno alla nostalgia del paese del sole; oppure a Battersea Park, luogo di picnic e incontri tra connazionali.

 

Ricordando la storia delle migrazioni italiane, dal Sud al Nord e verso l’estero, Stati Uniti soprattutto, il documentario si focalizza sull’emigrazione degli italiani colti, della intellectual migration, l’ormai tristemente nota “fuga dei cervelli”. C’è un giornalista con una buona posizione con la sua fidanzata, ci sono studiosi al post-doc, lavoratori, un gestore di un ristorante, un corrispondente per un media italiano, un’anziana signora sposata dagli anni Cinquanta e trasferita in Inghilterra, tutti con la stessa opinione: che sia chiamata patria o meno, l’Italia non è un posto in cui tornare.

 

Non è adatta ai giovani («Non è un paese per vecchie», direbbe Loredana Lipperini), non offre lavoro né progetti di aiuto commisurati alla formazione culturale, non crede in chi ha studiato le nuove tecnologie, non è in grado di offrire concrete risposte alle aspirazioni lavorative createsi per la moltiplicazione di nuovi corsi di laurea. L’Italia, secondo la Bbc, e anche secondo noi, over produced graduates, ovvero: i giovani sono tutti laureati e posti di lavoro non ce ne sono. Non ha un sistema di welfare efficiente in grado di assorbire la disoccupazione e garantire servizi per i giovani che vogliono lavorare, cercare una casa, avere dei figli. Il ritratto degli italiani è quello di gente formale, ma incapace di tessere relazioni lavorative vere e soprattutto oneste: i neolaureati lavorano gratis o quasi, per ruoli minori, i più fortunati ricoprono ruoli importanti, ma sono “figli di…”, “amici di…” “raccomandati di…”. I giovani italiani, dice lo speaker, si laureano, si sposano, comprano casa e fanno figli sempre più tardi.

 

Il giornalista della Bbc spiega agli ascoltatori inglesi i tre problemi lavorativi che in Italia conosciamo bene: patronage, familism, clientelism. Il primo, cioè la sempre-viva gerontocrazia italiana, impedisce ai giovani di collocarsi nei gradi alti della politica e dell’economia, lasciandoli invecchiare ai piani bassi.

Il secondo, è la prassi a favorire amici e parenti o a consentire che in certi ambiti - accademia, finanza, economia, industria, per esempio - la consanguineità sia il solo criterio di selezione. Un nepotismo papalino e corrotto volto a conservare i privilegi di casta e a dimenticare il merito.

Il terzo, la politica della raccomandazione sporca, non quella pulita di stampo britannico della lettera di presentazione o reference: questa tradizione ha rovinato le classi dirigenti italiane degli ultimi trent’anni.

 

Tutto ciò non è solo lamentela. Le voci degli italiani naturalizzati inglesi, gruppo tanto consistente da essere chiamato Britalians, raccontano l’esperienza all’estero, nelle nazioni più aperte ed accoglienti, la voglia di non accontentarsi delle briciole italiane.

 

Il giornalista Alessandro Poggi, convinto che in Italia non gli sarebbe consentito ricoprire un ruolo di responsabilità in poco tempo. Racconta di esser stato annoiato dalle polemiche sulla cronaca politica ormai rosa, eppure di non poter negare l’impoverimento generale della scena pubblica e professionale.

 

Sara, detentrice di un post-doc allo University College of London, narra i suoi trascorsi in Italia, tra lavori sottopagati e scoraggiamenti. Gianfilippo Parenti, laureato in Comunicazione e corrispondente in Inghilterra, racconta a ragione di come i laureati in comunicazione siano destinati nella maggior parte dei casi a “comunicare” nei call-center. Simone, ventinovenne copywriter, che sentenzia: « Se sei un giovane in Italia sei un problema; in altri paesi una risorsa». Un gestore di un ristorante sente ormai Londra la sua casa, nonostante non possa riconoscersi inglese.  Una signora che vive in Inghilterra da qualche decennio racconta, in un inglese basico ma fiero, la sua simpatia per la terra britannica, senza nostalgie né ripensamenti.

 

C’è qualcuno che sogna il bel clima e il buon cibo italiano, la sua patria; altri che si sentono integrati e, in fondo, inglesi d’adozione. Tutti vanno negli UK per supportare con l’esperienza la propria carriera. Chi torna dimostra di essersi arricchito di conoscenza ed armi professionali, chi non torna, la maggioranza tra i giovani, si concentra sulla praticità ed efficienza della english way of life.

 

Bbc Radio 4, da sempre attenta alle problematiche sociali e civili, ha riscontrato la profonda scontentezza giovanile italiana e ne ha documentato la faccia veritiera. Ricordiamo che la questione è annosa: a livello comunicativo, l’averla liquidata come problema dei “bamboccioni” limita la sua portata e serietà, annacquandola nel mare delle polemiche a breve scadenza. A livello politico, il fatto di aver lasciato trascorrere gli anni senza proporre soluzioni vere, rende ancor più ridicole le pubblicità, i proclami, le statistiche, i “noi abbiamo fatto, loro non hanno fatto”, le corse ai ripari – disperate e a costo zero – a cui siamo costretti ad assistere. Dall’Italia o dall’Inghilterra.

 

Sara Bonfili

 

(www.excursus.org, anno IV, n. 30, gennaio 2012)

 

 

                 

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

Alessia Abrami, Marta Altieri, Silvia Caristi, Maria Ficarra, Annalice Furfari,

Marco Gatto, Maria Gerace, Serena Intelisano, Pamela La Camera, Roberto La Fauci,

Giuseppe Licandro, Marco Mazzi, Domenica Riggio, Carmine Zaccaro, Ivana Vaccaroni

 

 

Se vuoi ricevere la newsletter di Excursus, manda un'email a newsletter@excursus.org

 

Sito ottimizzato per la visione con Internet Explorer

 

Registrazione presso il Tribunale di Messina

n. 10 del 13 luglio 2009

 

 

2009-2012 Excursus.org - Rivista di attualità e cultura

Eccetto dove specificatamente indicato, i contenuti di questo sito

sono rilasciati sotto licenza Creative Commons 3.0

Leggi l'AVVISO LEGALE

 

 

 

Progetto grafico: Luigi Grisolia