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Il
4 novembre scorso Bbc Radio 4 ha dato spazio agli
young italians ormai naturalizzati londinesi: i
fuggitivi, gli studiosi, i sognatori, i lavoratori,
i maturi signori che sono emigrati dall’Italia e non
vogliono tornare. Una mezz'ora, dalle 11 del
mattino, in grado di restituire con pochi sketch la
scoraggiante e gerontocratica situazione
socio-lavorativa italiana. Anche se la foto relativa
al documentario, nel sito web di Bbc Radio 4, è
quella dell’appassionato bacio tra Anita Ekberg e
Marcello Mastroianni, ben poco resta dell’antico
splendore italico.
L’intervistatore
segue Alessandro Poggi, giornalista a Londra da
qualche anno, nei luoghi di tipica frequentazione
italiana: nei caffè in cui si è esportato l’uso
dell’aperitivo, dove pasta e vino pongono un freno
alla nostalgia del paese del sole; oppure a
Battersea Park, luogo di picnic e incontri tra
connazionali.
Ricordando la storia delle migrazioni italiane, dal
Sud al Nord e verso l’estero, Stati Uniti
soprattutto, il documentario si focalizza
sull’emigrazione degli italiani colti, della
intellectual migration, l’ormai tristemente nota
“fuga dei cervelli”. C’è un giornalista con una
buona posizione con la sua fidanzata, ci sono
studiosi al post-doc, lavoratori, un gestore
di un ristorante, un corrispondente per un media
italiano, un’anziana signora sposata dagli anni
Cinquanta e trasferita in Inghilterra, tutti con la
stessa opinione: che sia chiamata patria o meno,
l’Italia non è un posto in cui tornare.
Non
è adatta ai giovani («Non è un paese per vecchie»,
direbbe Loredana Lipperini), non offre lavoro né
progetti di aiuto commisurati alla formazione
culturale, non crede in chi ha studiato le nuove
tecnologie, non è in grado di offrire concrete
risposte alle aspirazioni lavorative createsi per la
moltiplicazione di nuovi corsi di laurea. L’Italia,
secondo la Bbc, e anche secondo noi, over
produced graduates, ovvero: i giovani sono tutti
laureati e posti di lavoro non ce ne sono. Non ha un
sistema di welfare efficiente in grado di assorbire
la disoccupazione e garantire servizi per i giovani
che vogliono lavorare, cercare una casa, avere dei
figli. Il ritratto degli italiani è quello di gente
formale, ma incapace di tessere relazioni lavorative
vere e soprattutto oneste: i neolaureati lavorano
gratis o quasi, per ruoli minori, i più fortunati
ricoprono ruoli importanti, ma sono “figli di…”,
“amici di…” “raccomandati di…”. I giovani italiani,
dice lo speaker, si laureano, si sposano, comprano
casa e fanno figli sempre più tardi.
Il
giornalista della Bbc spiega agli ascoltatori
inglesi i tre problemi lavorativi che in Italia
conosciamo bene: patronage, familism,
clientelism. Il primo, cioè la sempre-viva
gerontocrazia italiana, impedisce ai giovani di
collocarsi nei gradi alti della politica e
dell’economia, lasciandoli invecchiare ai piani
bassi.
Il
secondo, è la prassi a favorire amici e parenti o a
consentire che in certi ambiti - accademia, finanza,
economia, industria, per esempio - la consanguineità
sia il solo criterio di selezione. Un nepotismo
papalino e corrotto volto a conservare i privilegi
di casta e a dimenticare il merito.
Il
terzo, la politica della raccomandazione sporca, non
quella pulita di stampo britannico della lettera di
presentazione o reference: questa tradizione
ha rovinato le classi dirigenti italiane degli
ultimi trent’anni.
Tutto ciò non è solo
lamentela. Le voci degli italiani naturalizzati
inglesi, gruppo tanto consistente da essere chiamato
Britalians, raccontano l’esperienza
all’estero, nelle nazioni più aperte ed accoglienti,
la voglia di non accontentarsi delle briciole
italiane.
Il
giornalista Alessandro Poggi, convinto che in Italia
non gli sarebbe consentito ricoprire un ruolo di
responsabilità in poco tempo. Racconta di esser
stato annoiato dalle polemiche sulla cronaca
politica ormai rosa, eppure di non poter negare
l’impoverimento generale della scena pubblica e
professionale.
Sara, detentrice di un post-doc allo
University College of London, narra i suoi trascorsi
in Italia, tra lavori sottopagati e scoraggiamenti.
Gianfilippo Parenti, laureato in Comunicazione e
corrispondente in Inghilterra, racconta a ragione di
come i laureati in comunicazione siano destinati
nella maggior parte dei casi a “comunicare” nei
call-center. Simone, ventinovenne copywriter,
che sentenzia:
«
Se
sei un giovane in Italia sei un problema; in altri
paesi una risorsa».
Un gestore di un ristorante sente ormai Londra la
sua casa, nonostante non possa riconoscersi inglese.
Una signora che vive in Inghilterra da qualche
decennio racconta, in un inglese basico ma fiero, la
sua simpatia per la terra britannica, senza
nostalgie né ripensamenti.
C’è qualcuno che
sogna il bel clima e il buon cibo italiano, la sua
patria; altri che si sentono integrati e, in fondo,
inglesi d’adozione. Tutti vanno negli UK per
supportare con l’esperienza la propria carriera. Chi
torna dimostra di essersi arricchito di conoscenza
ed armi professionali, chi non torna, la maggioranza
tra i giovani, si concentra sulla praticità ed
efficienza della
english
way of life.
Bbc
Radio 4, da sempre attenta alle problematiche
sociali e civili, ha riscontrato la profonda
scontentezza giovanile italiana e ne ha documentato
la faccia veritiera. Ricordiamo che la questione è
annosa: a livello comunicativo, l’averla liquidata
come problema dei “bamboccioni” limita la sua
portata e serietà, annacquandola nel mare delle
polemiche a breve scadenza. A livello politico, il
fatto di aver lasciato trascorrere gli anni senza
proporre soluzioni vere, rende ancor più ridicole le
pubblicità, i proclami, le statistiche, i “noi
abbiamo fatto, loro non hanno fatto”, le corse ai
ripari – disperate e a costo zero – a cui siamo
costretti ad assistere. Dall’Italia o
dall’Inghilterra.
Sara Bonfili
(www.excursus.org,
anno IV, n. 30, gennaio 2012)
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