Anno II              n.13                     Agosto 2010

Non leggete, come fanno i bambini, per divertirvi, o, come gli ambiziosi, per istruivi. No, leggete per vivere (Gustave Flaubert)                                                     Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Culturalmente...

 

"Promemoria": Travaglio

 racconta la storia italiana

 di Linda Basile

 In scena al Teatro di Taormina,

 il giornalista ripercorre i fatti  

 al centro della politica dal 1992

 

 

 

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In un Paese troppo abituato a dimenticare, Marco Travaglio porta in scena il suo decennale impegno giornalistico con un monologo teatrale dal significativo titolo “Promemoria”, per la regia di Ruggero Cara.

Per la sua tappa siciliana, il giornalista torinese ha scelto il suggestivo scenario del Teatro Greco di Taormina, tra le rovine cariche di storia e cultura che incorniciano l’incantevole paesaggio aspro e roccioso della nota località turistica messinese.

Il palcoscenico è semplice ed essenziale, con tre parallelepipedi bianchi che fungeranno da sgabelli, allineati davanti a due postazioni, dello stesso colore, da cui Valentino Corvino e Fabrizio Puglisi gestiscono il contributo musicale allo spettacolo, con violino, tastiere e sintetizzatori.

 

Una musica stridula, acida, interrotta da riconoscibili spezzoni audio del celebre discorso I have a dream di Martin Luther King introducono Marco Travaglio, in camicia bianca e pantaloni neri, con gli immancabili appunti in mano, che consulta di tanto in tanto a conforto della sua memoria narrativa. Si siede nel primo sgabello di destra e comincia la chiacchierata teatrale, dall’arresto di Mario Chiesa nel 1992 che diede l’avvio alla stagione di Tangentopoli. È l’inizio di tre ore e mezza di pura narrazione giornalistica, divisa in sette blocchi, intervallati da musica e riproduzioni audio delle voci dei protagonisti, nel bene o nel male, dell’Italia negli ultimi 18 anni. Lo spettacolo sono i fatti, la cronaca, il resoconto impietoso di un Paese che si è consegnato ad un inesorabile destino di declino morale, culturale e sociale.

 

Nel corso del monologo diventa chiaro il significato del titolo: occorre redigere un “promemoria” di tutti gli scandali, le menzogne, le immoralità della nostra classe dirigente, per evitare che l’oblio della memoria collettiva mantenga in vita un sistema corrotto e opaco. Bisogna ricordare chi erano i Craxi, gli Andreotti, i Forlani che nella Prima Repubblica hanno generato un meccanismo in cui la tangente era la norma e i pochi appalti concessi secondo il rispetto delle regole venivano visti come spiacevoli errori cui porre rimedio con l’immancabile bustarella.

 

L’inevitabile trait d’union dei diversi blocchi in cui è diviso lo spettacolo, comunque, è lui, “Silvio”, che da due decenni domina la scena politica, con la complicità di un sistema viscido, fatto di torbidi legami con personaggi dalle dubbie frequentazioni, provate o ipotizzate (anche mafiose), e dell’inettitudine spesso dimostrata dalla classe dirigente della sinistra. Travaglio non fa sconti a nessuno. Con la sua implacabile ironia, l’allievo dell’indimenticato Montanelli racconta dell’insolita permanenza ad Arcore dello stalliere (in una villa senza cavalli, come spesso precisa, tagliente, il giornalista) Vittorio Mangano e della “carriera” decisamente carica di ombre del senatore Dell’Utri, colui che, come è noto, attribuisce qualità di “eroe” al pluricondannato Mangano. Ma ce n’è anche per la sinistra, dall’inciucio tra D’Alema e Berlusconi ai tempi della Bicamerale, all’incapacità sovente dimostrata dai politici del Pds/Ds e dell’attuale Partito Democratico di opporsi seriamente al sistema berlusconiano delle leggi ad personam e dell’attacco infamante alle istituzioni. Infatti, come ricorda Travaglio, “Silvio” è riuscito a rinascere per ben due volte dalle ceneri delle sue fallimentari esperienze governative, spesso grazie anche all’inconsistenza e ad una certa propensione all’autolesionismo politico dei vari Bertinotti, Fassino, Veltroni, per citarne solo alcuni.

 

Se la realtà è tragica, tuttavia, Travaglio è abile a vestirla con la sua amara ironia con cui cattura sapientemente l’attenzione del pubblico. È difficile trattenere le risate di fronte a certi episodi come quello della visita guidata di Berlusconi a Montanelli presso il suo pacchiano mausoleo funebre nella villa di Arcore. Sembra quasi di vederlo, Montanelli alto, ieratico, accanto al “piccolo” premier, orgoglioso del suo monumento dove sogna di riposare in pace insieme agli amici Dell’Utri, Fede, Previti. Finché, quando Berlusconi offrì al fondatore de il Giornale un posto d’onore nel monumento egizio, all’acuto giornalista toscano non restò che rispondere con rassegnato umorismo: «Domine, non sum dignus».

 

Il tono da denuncia dello spettacolo, sebbene rischi talvolta di sconfinare nel giustizialismo, non trascende mai nella mera propaganda politica. Travaglio non vuole fare proseliti: vuole solo raccontare i fatti, documentati dalle testimonianze dei tribunali e da quelle intercettazioni che una legge illiberale vuole bloccare. Il giornalista, che il pubblico ha imparato ad apprezzare come ospite fisso di Anno Zero, ma anche come editorialista in numerose riviste (tra cui L’espresso e A), ci ricorda così qual è il senso profondo della sua professione: informare e raccontare. Oggi, infatti, nell’Italia dei Tg minzoliniani e delle Tv controllate quasi per intero dal Cavaliere, fare informazione appare quasi un atto sovversivo. La logica della disinformazione perpetrata dal berlusconismo ha alimentato un clima di rimozione collettiva della memoria che consente a opachi protagonisti della scena politica italiana di continuare a tessere le loro torbide trame, a scapito del bene comune.

 

In un contesto oscuro e drammatico, tuttavia, c’è ancora il tempo e la ragione per continuare a sperare. A fine spettacolo, infatti, il palcoscenico si illumina mentre Travaglio, stavolta non più seduto sugli sgabelli, ma in piedi, quasi in segno di doveroso rispetto verso le personalità di cui si appresta a parlare, ricorda gli esempi luminosi di personaggi come Giorgio Ambrosoli, leale servitore della Repubblica, la cui  lettera alla moglie, scritta prima di essere assassinato, sembra un manifesto all’onestà e al senso dello Stato; di Enrico Berlinguer, indimenticato segretario del Pci, che denunciava già nei primi anni Ottanta la corruzione dilagante della politica, invocando un ritorno alla moralità, rimanendo purtroppo inascoltato. E ancora, Indro Montanelli e il suo giornalismo coraggioso e intransigente, Paolo Borsellino  e Giovanni Falcone con la loro lotta alla mafia, pagata a prezzo della vita. Come ci ricorda Travaglio, loro sì che meritano l’aggettivo di “eroe”.

 

Linda Basile

 

Ps: La foto di Marco Travaglio è tratta dalla copertina del libro-intervista di Claudio Sabelli Fioretti Il rompiballe, pubblicato da Aliberti nel 2008.


(www.excursus.org, anno II, n. 13, agosto 2010)

 

 

                 

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

Linda Basile, Massimiliano Borelli, Silvia Caristi, Maria Ficarra, Annalice Furfari,

Marco Gatto, Serena Intelisano, Roberto La Fauci, Giuseppe Licandro

 

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