Anno I              n.5                   

Dicembre 2009

Alcuni libri sono immeritatamente dimenticati; nessuno è ricordato immeritatamente (Wystan Hugh Auden)                                                     Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Attualità

 

Talent-show: se sei

davvero un artista,

senza dubbio li eviti!

di Roberto La Fauci

Nel tempo di Amici e X-Factor,

una critica all'effimera realtà

creata dalla Tv, che impedisce

una vera crescita "sul campo"

 

 

 

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Oggi ero sul tram e alle mie spalle una signora chiacchierando con un’amica parlava della figlia, che voleva fare la cantante e la ballerina e che sperava che Maria la prendesse a cuore, per farle fare la stessa strada di quel ragazzo mingherlino, tanto carino, quello dall’accento sardo che ha recentemente vinto il Festival di Sanremo.

È così che va il mondo, cari lettori, ormai la musica passa dal tubo catodico allargando il suo campo d’azione a nuove fasce d’ascolto. Sembra infatti che sia questo il nuovo trend per veicolarla in Tv.

 

Ma non c’entrano gli illustri esempi di programmi televisivi che trattavano di musica (Studio Uno, Senza Rete, Doc o altri…), che fungevano da vetrina per talenti formatisi al di fuori dei circuiti televisivi e che venivano “mostrati” al grande pubblico come il prodotto di una lunga gavetta passata tra palchi, balere e locali di ogni genere. Oggi è imperante l’idea di un programma televisivo (spesso format stranieri) che possa formare giovani artisti, seguendo istante per istante (con un’accennata inclinazione al voyeurismo) la loro evoluzione (ammesso che ci sia).

 

Ben inteso, questi nuovi talent show hanno senza dubbio un merito: quello di riportare in televisione la musica suonata e cantata, soprattutto di far riscoprire brani cult della musica Pop, italiana o internazionale, grazie alle reinterpretazioni con le quali i concorrenti si cimentano. Dall’altra parte, però, vi è una visione distorta della grande macchina dell’intrattenimento musicale (perché di questo, in fondo, si tratta): si rischia, infatti, di identificare troppo la realtà con quella che viene proposta dalle telecamere che stanno lì a (far finta di) spiare i backstage, le prove, le decisioni artistiche su questo o quell’altro artista, riprese che in verità sono già ampiamente pianificate precedentemente dagli autori del programma, nelle quali alla spontaneità viene dato uno spazio ben calcolato.

Tutto questo come influisce sull’uomo della strada, sul ragazzino tutto Ipod e telefonino o più in generale sull’immaginario collettivo dei “non addetti ai lavori”.

 

Influisce, come abbiamo scritto qualche rigo più su, convincendo la maggior parte dei giovani che hanno un’attitudine alla musica e i loro genitori che, nel 2009, l’unica strada per arrivare al successo è quella di partecipare (e possibilmente vincere) a un format di questo genere. Così non importa se si è sempre cantato col karaoke o fra amici e magari si ha anche una bella voce, non conta tutto il complesso di esperienze che porta un principiante a diventare un professionista, e ancora oltre che conduce un professionista a capire i propri limiti e magari a superarli: le porte in faccia, le delusioni, ma anche le soddisfazioni di un arte impegnativa e complessa (in una parola la “gavetta”). Tutto questo viene spazzato via e sostituito nell’immaginario collettivo da pillole pomeridiane ben sceneggiate, zeppe di lacrime, sbuffi, contrasti con i “giudici/vocal coach”, applausi scroscianti del pubblico a qualsiasi esibizione o affermazione; in poche parole da una pantomima televisivamente stigmatizzata delle difficoltà che un artista incontra lungo il suo cammino.

 

Un altro aspetto negativo di questi programmi è che vanno a saturare con le loro produzioni il già instabile mercato discografico italiano; e questi prodotti, che dovrebbero essere il meglio del meglio delle espressioni artistiche selezionate in questo o quell’altro programma, si rivelano il più delle volte come fenomeni effimeri, passeggeri, strutturati su piedi d’argilla, che scompaiono dal mercato discografico in pochi mesi, bruciando per altro anche “l’artista” (spesso per sempre). Come non ricordare il caso delle Lollipop, band nata da un programma televisivo (Pop Stars) nel 2001? Dopo l’effimero successo del primo album, che vendette 100 mila copie, i successivi due – prima dello scioglimento – raccolsero, insieme, appena 10mila copie!

 

Certo, da un punto di vista promozionale e squisitamente economico, per i discografici che cavalcano questo fenomeno, è un succulento modo di proporre i giovani artisti “risparmiandosi” (se così possiamo dire) le ingenti spese di una promozione televisiva, radiofonica e sulla carta stampata, di cui necessita un nuovo progetto musicale per raggiungere la tanto agognata “visibilità nazionale”.

Ma quale costo ha per l’artista stesso tutto ciò? Se, spenti i riflettori del programma televisivo, il pubblico di riferimento di quello show tende a dimenticarsi i volti, le storie e le canzoni, sostituendole con altri programmi, altre storie, altri volti… non sarà forse che questa meravigliosa macchina promozionale rischi di trasformarsi in una pericolosa trappola promozionale.

In un mondo dello spettacolo che si nutre sempre più di effimeri fulmini a ciel sereno, si corre il rischio di bruciare promettenti talenti, dati in pasto con così tanta fretta a un pubblico notoriamente disattento e superficiale come quello televisivo: solo uno vince il programma, e non è detto che sia il più bravo tra le decine di partecipanti.

 

Lontani sono i tempi in cui un artista consolidava la propria fama presso gli spettatori facendo molti concerti, seguito da una promozione “spartana” ma efficace, e potendo dare saggio del proprio talento in un tempo che copriva almeno 2-3 Lp, che lo portavano a raggiungere una sua “maturità artistica” concetto che oggi risulta quanto mai vuoto e inattuabile.

 

Quanti e quali benefici avranno gli artisti proposti da queste trasmissioni televisive lo sapremo con certezza nel giro di qualche anno ma… chiudete gli occhi e provate a immaginare Battisti, Cocciante, De Andrè, De Gregori, Guccini, Mia Martini, Mina, Zero e tanti altri grandi della nostra musica recente, partecipare a vent’anni come concorrenti a uno di questi programmi, giudicati spesso e volentieri da visioni miopi e appiattenti…

Non vi suona strano?

 

Roberto La Fauci

 

Ps: Nell'immagine, la copertina del videogame di Amici per Nintendo DS.

 

(www.excursus.org, anno I, n. 5, dicembre 2009)

 

 

 

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

Linda Basile, Maria Ficarra, Annalice Furfari, Marco Gatto, Serena Intelisano,

Roberto La Fauci, Giuseppe Licandro, Giuseppe Martino, Antonella Rosanova

 

 

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