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Sarà visitabile
fino al 29 gennaio la mostra sulla pittrice
seicentesca Artemisia Gentileschi, allestita presso
il Palazzo Reale di Milano. Un evento memorabile,
realizzato in collaborazione con 24ore è già
disponibile il catalogo, dal titolo Artemisia
Gentileschi. Storia di una passione, a cura di
Roberto Contini e Francesco Solinas.
La mostra vuole
essere un omaggio alla donna ed all’artista insieme,
nella quale si riconoscono i tratti di un grande
vigore e di una avventurosa trama di vita. Non è la
prima volta che Artemisia si affaccia
all’immaginario collettivo per il connubio tra
passione e pittura. Già nel 1947 Anna Banti, nome
d’arte di Lucia Lopresti, aveva scritto un romanzo,
intitolato appunto Artemisia, stesso titolo
anche per l’opera di Alexandre Lapierra pubblicata
nel 1990 da Mondadori, mentre Susan Vreeland ha
chiamato il suo libro La passione di Artemisia,
recentemente ripubblicato in Italia da Beat. Infine,
la regista francese Agnes Melet ha fatto della
vicenda della pittrice un film, Artemisia.
Passione estrema.
Che cosa attrae
così tanto della sua vicenda umana ed artistica?
Artemisia è nata a
Roma da un padre pittore, Orazio, e ne ha condiviso
l'amore per l’arte. È falsa la notizia che ci fosse
rivalità artistica tra i due. Nella sua bottega,
frequentata anche dal Caravaggio, era cresciuta
manifestando una grande capacità di assimilare forme
e stili pittorici, tanto da potersi misurare con gli
artisti del tempo, nonostante la sua condizione di
donna la tenesse lontana dalla scena pubblica.
Tuttavia si sa che era ricercata anche da
committenti per le opere che sapeva creare.
Il nobile siciliano
don Antonio Ruffo, che aveva una rinomata pinacoteca
a Messina, le commissionò numerose tele, tra le
quali, pare, il Trionfo di Galatea del
1649 e il David e Betsabea e Lot e le sue
figlie, purtroppo andate perdute. Lo
testimoniano alcune lettere pubblicate da Vincenzo
Ruffo della Floresta, nel 1917, in cui si discute
dell'acquisto. Rimase a Roma finché non scoppiò uno
scandalo per il suo stupro ad opera di un pittore
che frequentava la bottega del padre, che lo
denunziò, per cui ci fu un processo in cui lei fu
chiamata a testimoniare. L’accusato, un tale
Agostino Tassi che era già sposato, ebbe una leggera
condanna, ma Artemisia dovette trasferirsi per
sottrarsi ai pettegolezzi.
A Firenze si sposò
con un pittore ed ebbe quattro figli e riscattò così
la sua reputazione. Fu in corrispondenza con Galileo
Galilei e frequentò la famiglia di Buonarroti.
Continuò a dipingere con successo, ma lei sembrò
trasferire nelle tele la vendetta per la
mortificazione subita, raffigurando eroine della
mitologia rapite e tormentate: Corisca e il
satiro, Susanna e i vecchioni ,Danae
o donne della storia intrepide come la famosa
Giuditta che decapita Oloferne che è ora
l'insegna della mostra milanese o Giaele e Sisara.
Trasferì la sua immagine in autoritratti,come
Autoritratto in forma di Pittura, che si
trova a Londra, dove l’artista si recò con il padre,
ospiti entrambi del sovrano Carlo I per realizzare
degli affreschi. Qui rimase per circa tre anni.
Lavorò a Napoli dove conobbe Velasquez e fece degli
affreschi a Pozzuoli per la Chiesa di San Gennaro.
Trattò tanti altri temi religiosi e profani con i
tratti chiaroscurali tipici del Caravaggio, ma pure
assorbendo le novità della scuola bolognese del
Carracci. La figura femminile è sempre preminente
nelle sue tele espressa con vigoria e forte
realismo.
Gaetanina Sicari
Ruffo
Notizie utili
Orari: Lun
14:30-19:30; Mar-Dom 9:30-19:30; Giov e Sab
9:30-22:30.
Biglietti: intero €
9,00; ridotto € 7,50; gruppi € 7,50; ridotto
speciale € 4,50.
(www.excursus.org,
anno IV, n. 30, gennaio 2012)
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